Gianni Bonardi con una statua di Alien, utilizzata sul set del film.

Gianni Bonardi «Ho sempre avuto la passione per i film»

IL PERSONAGGIO — Vive tra le pellicole da venticinque anni. Nelle sue sale non solo film, ma anche tornei di playstation e dirette sportive.

A prima vista sembra un uomo schivo, burbero, tremendamente distaccato. Quando però Gianni Bonardi si toglie la maschera, si spalancano le porte di un mondo fatto di montagne russe, di concerti mozzafiato, di solidarietà. Di film soprattutto. Classe 1968, il responsabile «tuttofare» del cinema Forum di Bellinzona, mastica pellicole da un quarto di secolo, sempre con quello sguardo impenetrabile. Tanto che al primo sorriso, ci viene da gridare al miracolo. «Ma no – scherza –. È che quando io sono immerso nel lavoro  divento serissimo, tengo le distanze e non dò mai del tu a chi non conosco bene».
Questa è la storia di un piccolo pioniere. Alla fine degli anni ʼ80 Gianni, emigrato in Ticino da Winterthur con il papà, si ritrova per la prima volta alle prese con un proiettore. «In quel periodo mi occupavo di una boutique a Locarno che vendeva abiti da paninari. La passione per i film, però, l’ho sempre avuta. Per questo, quando ho visto che il cinema Rialto  cercava un operatore, mi sono lanciato». Da quel momento, Gianni lavorerà in varie sale. «Nel 1992 mi propongono di gestire l’Ideal di Giubiasco. Io mi ci butto, con entusiasmo. E cinque anni più tardi divento il responsabile della struttura. Inizio a ingrandirla, a fare progetti. Poi, nel 2004, mi prendo anche il Forum».

L’importanza di sapersi reinventare
Intanto Gianni, una ne fa e cento ne pensa. Proietta le partite dei mondiali di calcio, crea eventi. Il suo spirito d’iniziativa gli frutta riconoscimenti di livello nazionale. «Oggi l’Ideal non c’è più, mi è rimasto il Forum. Ma sono cambiate tante cose. Prima di tutto il modo di consumare i film da parte del pubblico. C’è internet, c’è la crisi economica». Chi lavora al fronte deve reinventarsi. «Capita che nelle mie sale si svolgano tornei di playstation o che ci sia la diretta live di un concerto. Poi bisogna essere bravi a stringere collaborazioni, con i circoli culturali, ad esempio, che ti portano in sala il film d’autore. Quando il film in programmazione tocca l’anima del pubblico, in ogni caso, il cinema torna a riempirsi. Sempre e comunque». Accanto a Gianni c’è una statua di Alien, alta oltre due metri. «Anche questa è una rarità. L’ho ricevuta da un amico ed è una di quelle usate sul set del film». Si scioglie, Gianni. Adesso ha messo da parte il «lei» e parla a ruota libera. Ride quando gli chiediamo un parere sui cinepanettoni. «Sono trash, ma servono a fare stare bene gli spettatori. E anche a riempire le nostre casse».

«

La mia sala è l'unica in Svizzera a garantire tutti i giorni la proiezione delle 22.30. — Quando sono immerso nel lavoro divento serissimo.»

Gianni Bonardi, cinematografo

Dopo avere puntualizzato che il Forum è l’unica sala in Svizzera a garantire tutti i giorni la proiezione delle 22.30, rivela di dormire 5 ore a notte e di amare profondamente la sua professione. «Sono in ballo 7 giorni su 7, spesso anche per più di 12 ore al giorno, ma ho avuto la fortuna di vedere crescere intere generazioni». Di vacanze, Gianni, ne fa pochissime. «Ma quelle poche che faccio sono fantastiche. Anche perché le passo con i miei tre  figli. L’ultima è stata quest’estate, abbiamo fatto un tour per vari parchi di divertimento. Io vado matto per le giostre, in particolare per le montagne russe. Ho visitato luna park anche a Dubai e a Las Vegas. L’unica attrazione in cui non entro mai è la casa dei fantasmi. Perché non so mai cosa mi aspetta». Gianni si definisce una persona abitudinaria. «Se mi piace una cosa, posso farla anche mille volte. Fino alla noia». E tra le cose che non lo stufano mai c’è sicuramente  la musica. «Vado a vedere dai 30 ai 40 concerti all’anno. Io sono un divoratore di musica, a 360 gradi, passo dagli Art of Noise a Frank Zappa, alla classica. L’unico genere che non mi piace è il reggae. Vado alla ricerca di ogni chicca. A casa ho più di 5.000 vinili e di recente ho ricomprato il giradischi».

Negli ultimi tempi, Gianni ha riscoperto il piacere per lo sport. «Da ragazzo praticavo il ciclismo con discreti risultati. Ora invece faccio podismo e partecipo a qualche gara, anche di quelle nel fango». Chi fa un lavoro come il suo, però, tende a calibrare la vita sociale. «Se mi assento per una cena, creo un costo. Perché qualcuno mi deve sostituire. Quando lo faccio, dunque, è perché davvero stimo le persone che vado a incontrare. Ho 4 o 5 amicizie che coltivo da 30 anni e a cui tengo tanto».

Ed è a questo punto che emerge il lato più umano di Gianni. Il 46enne ci mostra la tessera di donatore d’organi. «E da qualche tempo ho iniziato anche a donare sangue e plasma. Una scelta quasi contro natura per me, visto che ho sempre avuto paura delle siringhe e che non sopporto il dolore. Il blocco l’ho superato vedendo una pubblicità sul camioncino dei donatori. C’era scritto che ogni  giorno in Ticino servivano 40 sacchi di sangue. Io ho tre figli, sono rimasto colpito. Ve l’ho detto. Sotto sotto penso di essere una persona di cuore, anche sensibile, capace di guardarsi dentro. Se mi vedete in un altro modo, forse è perché, in qualche maniera, cerco di proteggere quel poco di vita privata che mi rimane».

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Testo: Patrick Mancini
Foto: Nicola Demaldi
Pubblicazione:
lunedì 29.12.2014, ore 00:10


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