Tutti egoisti? I giovani adulti e i loro programmi di vita

Figli e carriera, viaggi intorno al mondo e formazione continua: secondo le ricerche, i giovani adulti non vogliono rinunciare a niente. Identikit della «Generazione Y».

I genitori hanno già concesso loro il diritto di decidere fin da piccoli: sono stati preparati a un mondo che propone loro infinite possibilità di sviluppo. Ora sono diventati adulti e reclamano il diritto all’autorealizzazione che è stato loro promesso. E oggi, la cosiddetta Generazione Y, cioè la fascia di età fra i diciotto e i trent’anni, viene guardata con occhio critico dalla scienza. Karin Schwiter, esperta di geografia sociale all’Università di Zurigo, ha analizzato i loro progetti di vita nell’ambito di uno studio, scoprendo che gli uomini e le donne intorno ai 25 anni vedono la propria vita soprattutto come un progetto nel quale conta solo una cosa: fare quello che è meglio per loro. La ricercatrice ha scoperto che non esistono più percorsi di vita rigorosamente prestabiliti. «Questa generazione parte dal presupposto che tutte le persone siano tutte diverse. Qui entra in gioco anche una grande esigenza di individualità. Per essere felici, ciascuno deve scoprire quello che va bene per lui o per lei».

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Tutto e subito
Nel disegnare il proprio progetto di vita, i giovani adulti non vogliono rinunciare a nulla, dimostra lo studio. Vogliono tutto e, se possibile, subito. La realizzazione professionale deve avere altrettanto spazio quanto la formazione di una famiglia e l’organizzazione del tempo libero. Questa tendenza è arrivata da noi dagli USA, secondo la professoressa di psicologia Pasqualina Perrig-Chiello. «We want it all (vogliamo tutto): è questo il motto. E quando diventa evidente che la realtà è ben diversa, il risveglio è particolarmente duro». Per il momento, però, la Generazione Y è ancora all’inizio della vita adulta. Nel complesso, i loro desideri sembrano ancora realizzabili. Come dimostrato da diversi studi, questi giovani adulti cercano di trovare un senso nella vita più di tutte le generazioni precedenti.

Armonia fra lavoro e privato
Di tale ricerca fa parte in primo luogo il principio secondo il quale realizzarsi nel lavoro non è più importante di gustarsi la vita. La parola d’ordine di questa generazione è work-life-balance, cioè armonia fra lavoro e vita privata. La carriera a qualunque costo non è nemmeno presa in considerazione. Si sbaglia di grosso però chi pensa di avere a che fare con una massa di fannulloni indolenti. La Generazione Y è molto disposta a darsi da fare, commenta Schwiter: «Sanno che il mercato del lavoro non è lì ad aspettarli. Hanno ben chiaro che per avere un posto di lavoro devono lottare e continuare a studiare».

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È una generazione con grande esigenza di individualità »

Karin Schwiter, esperta di geografia sociale

Niente è sicuro
La Generazione Y è diventata grande in un tempo imprevedibile. Guerre e crisi economiche in tutto il mondo hanno imposto sul mondo la loro visione e hanno insegnato a questi giovani che non c’è niente di sicuro. Non è ovvio che questa fascia di età pensi prima di tutto a se stessa, quindi?  Non senza motivo viene spesso chiamata anche Generazione why, la parola inglese per «perché». In effetti, i suoi rappresentanti mettono spesso in discussione norme e valori correnti. Devo davvero essere il primo ad arrivare in ufficio e l’ultimo ad andarmene? Un periodo sabbatico, cioè diversi mesi di distacco dal mondo del lavoro, mi fa progredire sul piano personale? Non sorprende che rifiutino le gerarchie tradizionali del mondo del lavoro. Secondo Schwiter, anche la fedeltà non è più vista come un tempo.

La nostalgia della tradizione
I giovani adulti sono quindi assolutamente capaci e intenzionati ad adeguarsi alle esigenze di un mondo che gira sempre più velocemente. A questa serenità si accompagna d’altra parte una grande nostalgia per i valori tradizionali nella sfera privata. Il desiderio di avere una famiglia e figli è in pieno revival. Il 93% dei giovani in Svizzera desidera almeno due figli, come dimostra uno studio condotto dall’Ufficio federale di statistica. In un mondo che esige un’enorme responsabilità personale dai giovani e li trasforma in avventurieri che lottano da soli, vi è evidentemente molta nostalgia dell’appartenenza. Questo desiderio diminuisce con il passare degli anni? Diversamente dal passato, i bambini non «nascono e basta», spiega Schwiter. Secondo la studiosa, per prima cosa occorre farsi strada nel mondo del lavoro e mettere da parte denaro a sufficienza. Le giovani coppie devono anche accordarsi in merito alla suddivisione dei compiti. Per dare vita a una famiglia, però, occorre soprattutto sentire l’ispirazione giusta: «Per i giovani adulti è importantissimo sentirsi pronti per avere figli. Partono dal presupposto di dover rinunciare a molto per essere all’altezza di questo compito». Se le condizioni esterne non sono quelle giuste, la maggior parte dei membri della Generazione Y rimangono senza figli.




I ribelli silenziosi
«Nonostante le crisi in tutto il mondo e le condizioni di vita faticose, essi non manifestano atteggiamenti di rifiuto, come è accaduto per esempio nel movimento del ’68. È inutile cercare in loro una protesta contro le sfide dell’ambiente in cui vivono. Questi ragazzi seguono il sistema» conclude Schwiter. La professoressa di psicologia Pasqualina Perrig-Chiello definisce i giovani della Generazione Y i «ribelli silenziosi». «Modificano la nostra società semplicemente impegnandosi a raggiungere i propri obiettivi. Hanno speranze e idee. Credo che questa generazione sia capace di qualcosa di importante».

Tre storie da raccontare


Nome: Giovanni Allegranza (19 anni)
Professione: agricoltore
Luogo di residenza: Olivone



Il mestiere di Giovanni Allegranza combacia con la sua grande passione per gli animali e la natura. «Fare l’agricoltore è come fare il prete: dev’essere una vocazione! Non mi vedo fare altro. È una scelta di vita non senza sacrifici, ma ricca di soddisfazioni. Un lavoro che richiede un alto senso del dovere perché si preparano derrate alimentari e perché si ha la responsabilità nei confronti degli animali». Il 19enne è anche appassionato di motori e di storia, di «storia, antistoria e occultismo», come ama dire. «Perché occorre ascoltare i vinti, non solo i vincitori, per avere un’informazione completa». E poi aggiunge «mi piacciono anche i piercing e i tatuaggi, ma queste sono frivolezze». Per il giovane agricoltore, la famiglia è fondamentale. «La famiglia è un sostegno, una “piazza” di confronto. Non è sempre tutto rose e fiori, ma siamo cresciuti rispettandoci e discutendo in modo costruttivo».
Un giorno pensa di fare famiglia? «Sì. Spero di arrivare a trovare una compagna di vita che sia conscia del mio mestiere». Giovanni gestisce, assieme al padre, una grande azienda di montagna: 85 mucche da latte, due tori di rimonta, manze e vitelli d’allevamento. «Mi basta e avanza l’informatica che ho per questioni professionali, dall’ufficio all’impianto di mungitura. Nel privato sono un nemico giurato del computer. Preferisco andare all’osteria e giocare a biliardo e incontrare gli amici, mi sembra molto più conviviale» conclude Giovanni.

Clara Liekmeier (24 anni)
Formazione: scuola alberghiera di Losanna
Professione: programma Trainee presso le FFS
Luogo di residenza: Orbe (VD)



Clara Liekmeier vive una relazione a distanza con il suo compagno Mehdi, studente a Bruxelles. «Ci vediamo ogni tre settimane durante il fine settimana, in Belgio o in Svizzera. Fortunatamente i biglietti aerei non sono troppo cari! Quando avrà terminato i suoi studi, Mehdi dovrebbe tornare in Svizzera. Vorremmo sposarci e creare una famiglia numerosa». Per la nostra giovane, con doppia cittadinanza svizzera e tedesca, «la famiglia è superimportante! Posso sempre contare su di essa. Alla base c’è un amore incondizionato». Clara ha appena iniziato un «Graduate Programme» di 18 mesi presso le FFS. «Sono stata selezionata con altre 23 persone dopo aver affrontato una complessa procedura d’assunzione. Sono molto contenta. Siccome si tratta di una grande azienda, si possono scoprire infinite occupazioni nei diversi dipartimenti». Clara, che si è diplomata alla scuola alberghiera di Losanna, viaggia in treno da sempre; in particolare per andare a trovare suo padre in Germania: «Le FFS si impegnano molto per trasportare le persone nelle migliori condizioni possibili. Dietro vi è un’incredibile attività di organizzazione e coordinamento! Si tratta comunque di professioni in cui gli impiegati forniscono una serie di servizi, tra cui l’accoglienza, proprio come nel settore alberghiero. Quel che amo è soprattutto il contatto con la gente!».

Moritz Schläpfer (21 anni)
Formazione: studente presso l’Alta scuola pedagogica di Berna
Luogo di residenza: Berna



«Penso di essere un neo-hippy», dice Moritz Schläpfer e ride. Da studente universitario, vive secondo le proprie regole. «La mia libertà personale è per me di enorme importanza. Non resisto a lungo nello stesso posto, preferiscono muovermi, soprattutto in bicicletta». Moritz riduce i suoi averi a un minimo assoluto. Per esempio, acquista pochissimi capi di abbigliamento. Ha evitato a lungo anche il natel, che ora resta talvolta spento per giorni. «Preferisco parlare di persona con i miei amici, e allora sono capace di ascoltarli per ore con attenzione.» Essere presente per gli altri significa moltissimo per Moritz. Per questo motivo si dedica da anni con impegno al compito di leader nell’associazione giovanile “Jungwacht Blauring”. «I miei ricordi di quando partecipavo io alle attività sono fra i più belli di tutta la mia vita». Ritiene che l’incontro con i bambini sia un grande arricchimento: «I bambini hanno uno sguardo aperto sul mondo; la loro curiosità, sincerità e apertura sono una grande ispirazione». Da circa due settimane studia all’Alta scuola pedagogica di Berna: desidera diventare maestro d’asilo. Alla domanda se voglia prima o poi anche lui avere una famiglia, il 21enne reagisce con sorprendente riservatezza: «Non so se voglio far nascere un figlio in questo mondo. In ogni caso posso immaginarmi prima o poi di adottare un bambino. In tutta onestà, però, è un’ipotesi ancora molto remota».

1. La grande maggioranza dei giovani desiderano dei bambini. Qual'è la percentuale che ne desidera tre o più?

B 19%

O 12%

N 5%

G 28%


2. In quale cantone svizzero l'età media delle donne che diventano mamme è la più elevata ovvero 32,4 anni?

A. Ticino

I. Glarona

O. Zurigo

L. Friborgo


3. Come si chiama il giovane attaccante della nazionale e del Basilea di orgine camerunense?

O. Breel Embolo

J. Xherdan Shaquiri

L. Paul Bonaventure

C. Benjamin Moukandjo


4. Chi è il più giovane parlamentare nel consiglio federale?

D Cédric Wermuth

G Bastien Girod

Q Kathrin Bertschy

V Mathias Reynard


5. I giovani tra i 15 e i 24 anni sono i più toccati dalla disoccupazione. Qual'è il tasso di disoccupazione dei giovani svizzeri?

B 10%

A 6,4%

N 4,5%

R 14,2%


6. Qual'è la preoccupazione principale dei giovani Ticinesi secondo il sondaggio della Confederazione «Ma Suisse et moi?»

T La salute

G L'immigrazione

N La disoccupazione

U La solitudine


7. Come si chiama l'autore dell'album «Too old to die young»?

K Alain Morisod

I Bastian Baker

S Stephan Eicher

T Stress


 

Risposta:         GIOVANI

Testi: MaŠa Diethelm, Natalia Ferroni, Basil Weber
Foto: Heiner H. Schmitt, Christoph Kaminski

Pubblicazione:
lunedì 28.09.2015, ore 00:00