Tre per tre: le più piccole

Motori compatti, comfort sorprendente, sufficiente spazio all’interno della piccola carrozzeria: oggi le «city car» offrono molto più di una semplice mobilità di base. — Andreas Faust

Pare che uno svizzero su cinque dia un nome alla propria auto. Forse perché vogliamo instaurare un rapporto con la nostra quattroruote. Con la nuova city car di casa Opel – a quanto pare già predestinata al rapporto di coppia – il problema del nome non si pone: si chiama infatti Karl. E si aggiudica così un punto in più rispetto a Kia Picanto e Volkswagen Up.



Esterni
In questo segmento, i designer spesso non riescono a inventarsi granché, se non la rotondità delle forme che ispirano simpatia. Ma in qualche modo bisogna creare sufficiente spazio all’interno della piccola carrozzeria e perciò si punta preferibilmente sull’altezza. Almeno la piccola di casa Kia sembra infatti un mini-van. Convince a tale riguardo la parte posteriore della vettura, astutamente configurata con fari posteriori a LED. La Volkswagen ha un pratico aspetto squadrato e appare di proporzioni sorprendentemente allungate, dalle superfici lisce e un po’ spartana – sebbene vanti un centimetro di più in altezza. Con la Karl, Opel realizza una sintesi di entrambi gli stili: il muso tipico del marchio, la linea del tetto alta, ma non così pronunciata come nella Picanto. Le quattro porte sono peraltro di serie su entrambe le vetture; nella Up, rispetto al modello base a due porte, occorre invece sborsare 600 franchi in più.


Interni
Anche dietro a conducenti di grossa statura, sui divani posteriori della Kia e della VW ci si siede in modo obiettivamente abbastanza comodo e senza percepire differenze in termini di spazio libero per le ginocchia. Nella Up, dato che sembra più buia e più stretta, si ha inconsciamente la sensazione di stare con le spalle e la testa ribassate, anche se in realtà non è così. La piccola Karl offre un altro vantaggio in più in termini di spazio libero per la testa e le ginocchia e una posizione di seduta leggermente più eretta e pertanto più comoda sulle lunghe percorrenze. Questo naturalmente incide sulla spaziosità del bagagliaio: la Opel vanta pur sempre una capacità di carico di sei litri in più rispetto al bagagliaio da 200 litri della Picanto, ma nessuna delle due raggiunge gli abbondanti 251 litri della Up. Peccato solo che durante le operazioni di carico sia necessario sollevare manualmente la cappelliera e questa, al momento della partenza, ostruisca la visibilità posteriore se ci si dimentica di riabbassarla. In termini di dotazioni e optional disponibili, sono soprattutto la Opel e la Kia a vantare dettagli come il volante riscaldato; la Up brilla invece per le superfici di alta qualità e l’eccellente lavorazione.


Trazione  
Tre cilindri sono ormai standard nel segmento. Nel complesso non si sente la mancanza del quarto, quando i motori salgono di giri con tale brio e agilità come nel motore a benzina da 1 litro della Up e della Karl. Segue un po’ defilata la trazione leggermente flemmatica della Kia, che ha già qualche anno sulle spalle dalla sua progettazione. Tutti e tre i motori sono in grado di raggiungere elevati regimi per dispiegare la massima potenza, per cui i consumi a livello pratico sono nettamente superiori che su carta. Sistema Start/Stop? Di serie nella Kia, acquistabile solo come pacchetto supplementare con sovrapprezzo di 400 franchi nella VW e disponibile solo a partire dall’autunno nella Opel.

In viaggio
La Up si distingue per quanto riguarda le caratteristiche di guida. Sebbene la Picanto assicuri un’ammortizzazione più soft dei dossi stradali e la Opel presenti un assetto particolarmente equilibrato, la VW è un passo più avanti grazie a uno sterzo più preciso, un assetto più rigido e un cambio più maneggevole.

Musica nell'aria
D’estate mi piace osservare le persone al volante. Semplificando le suddivido in due categorie: c’è chi si chiude ermeticamente in macchina, accende l’aria condizionata al massimo, in un disperato tentativo di lasciare fuori la canicola.
Poi c’è l’altra categoria. Chi l’aria condizionata non c’è l’ha o chi
non l’accende proprio per paura di qualche malanno. Così lascia aperti i finestrini, coglie gli odori e i rumori dell’estate, rendendo partecipe il resto del mondo di momenti di beata spensieratezza rubati all’intimità dell’abitacolo.
Ci pensavo proprio ieri. Ero ferma a un semaforo e mi giungevano forti le note di un evergreen degli ABBA cantato a squarciagola da un papà in canottiera e con i capelli al vento e da un bimbo che cercava di ballare legato al seggiolino posteriore.
Ho abbassato i finestrini per lasciarmi contagiare dal buonumore. Improvvisamente ho avuto nostalgia del profumo di pini marittimi e del rumore delle cicale, della corrente d’aria calda e imbevuta di salsedine. Mi sono sentita l’estate addosso. Su, facciamo presto: abbassiamo i finestrini, assaporiamo le ultime giornate d’estate, prima che le avvisaglie dell’autunno si facciamo sentire!

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