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Luca Nisi è affascinato dalle nuvole. (Foto: Massimo Pedrazzini)

Tornado notturno nei pressi di La Crosse in Kansas, 25.05.2012 (foto: Luca Nisi e Lionel Peyraud)

Fulmine nuvola-terra sulle pianure del Nebraska (foto: Luca Nisi e Lionel Peyraud)

Wall-cloud al margine inferiore di una supercella nei pressi di El Reno, Oklahoma. (foto: Luca Nisi e Lionel Peyraud)

Tramonto con cumulus mammatus al margine di una forte temporale in Texas. (foto: Luca Nisi e Lionel Peyraud)

Veicolo equipaggiato per la “caccia” ai tornado. (Foto: Luca Nisi e Lionel Peyraud)

«Io, cacciatore di temporali»

Luca Nisi è un esperto di grandine e perturbazioni. Ma il previsore di Faido non si limita a seguire i fenomeni atmosferici sullo schermo. – RAFFAELA BRIGNONI

Sono stato fortunato, non ho mai dovuto scegliere. Ho sempre saputo cosa volevo fare» sorride Luca Nisi, meteorologo previsore a Locarno-Monti. Uomo sicuro di sé che ha sempre saputo di volersi dedicare a fenomeni che sicuri non lo sono per niente, caratterizzati come sono dalla loro mutevolezza. La specializzazione di Luca infatti sono i temporali e la grandine. «I temporali mi affascinano per la loro imprevedibilità: sono fenomeni turbolenti, caotici e, nonostante l’aumento di strumenti e osservazioni che permettono di analizzarli nei dettagli, la previsione del loro sviluppo rimane molto difficile». Luca, che è cresciuto e vive a Faido, si ricorda dell’alluvione che colpì la Leventina nel 1987 come di un evento che forse ha contribuito ad indirizzarlo su questa strada. Già bambino inizia ad annotare su quaderni giorno dopo giorno temperature, eventi meteorologici particolari, il tempo della giornata. «Quando non ero a casa affidavo ai miei genitori il compito di compilare i miei quaderni» ricorda divertito.



I tanti nomi delle nuvole
Dopo gli studi in geografia e fisica dell’atmosfera a Zurigo, Luca approda a Locarno-Monti come ricercatore. Dal 2014 è impiegato come previsore e prosegue parallelamente la vita accademica con un dottorato sulla grandine all’Università di Berna. Meteo Svizzera ha pure inserito nella sua app per dispositivi elettronici la possibilità per gli utenti di segnalare episodi di grandine. Anche questa è una fonte importante di dati per il ricercatore. Infatti, se da un lato le tecnologie forniscono tanti dati, in meteorologia le osservazioni dal vivo sono utili. «In certe situazioni l’osservazione diretta permette ancora di ottenere delle informazioni e dei dettagli che altrimenti non si riuscirebbero a vedere». A Locarno-Monti cinque volte al giorno qualcuno sale sul terrazzo e osserva il cielo, annotando diversi parametri: temperature, visibilità, quantità, altezza e tipo di nuvole... Perché se la leggenda vuole che gli eschimesi abbiano 50 parole per descrivere la neve, non è una leggenda che i meteorologi abbiano diversi termini per designare le nuvole. Cirrus, nimbustratus, cirrocumulus, stratus, cumulonimbus… E non si tratta certo di nefelomanzia, di indovinare cioè il futuro osservando le nubi e attribuendo loro significati in base al loro aspetto.

Un viaggio memorabile
Parlare con Luca Nisi del tempo non è affare di small talk. Il ricercatore racconta con entusiasmo della formazione dei temporali e del suo lavoro in sala previsioni, tra maggio e settembre, quando l’attività temporalesca è più intensa. Quell’entusiasmo che si percepisce nelle persone che hanno fatto della loro passione un mestiere. Oltre alla sua attività professionale e accademica infatti, Luca si dedica ai temporali anche nel tempo libero, andando a caccia di questi fenomeni atmosferici. Insomma, quando le condizioni meteo invitano la maggior parte della gente a tapparsi in casa, lui prende e se ne va in montagna. «Ma sono prudente – precisa sorridente –. Il problema in Ticino è che bisogna andare in altitudine per osservare bene i temporali, ma poi difficilmente si possono seguire, perché passano da una valle all’altra. In certe regioni di pianura, come per esempio il Nord Italia, è più facile andare a caccia di temporali, ma c’è però il problema del traffico. Gli Stati Uniti presentano le condizioni ideali, ma non sono proprio dietro l’angolo!». Eppure la passione per i fenomeni atmosferici ha portato Luca a inseguire tornado, durante due intense settimane tra Colorado, Kansas, Nebraska, Missouri, Oklahoma e Texas. È il 2012 e Luca intraprende il viaggio con un collega ginevrino di MeteoSuisse. Pianificano tutto con mesi d’anticipo e partono da veri esperti, equipaggiati di tutto punto e con una sensibilità che spesso viene meno ai cacciatori di tornado sprovveduti. «Temevo che la popolazione ci vedesse un po’ come degli uccelli del malaugurio. Invece sono stato sorpreso nell’apprendere che i cosiddetti chasers sono visti di buon occhio. Queste persone vanno sì a caccia di tornado, ma in alcuni casi possono anche informare e anticipare allerte di tornado grazie alle loro osservazioni». E Luca è sensibile a questi aspetti. Il giovane infatti fa parte del servizio pompieristico di Locarno e Faido, villaggio a cui è molto legato. E se vi trovate a Faido forse lo scorgerete suonare tra le fila della Filarmonica Faidese in occasione di qualche festa. Perché sì, Luca è pure musicista. E non è una coincidenza che suoni una cassa della marca Thunder*. 
* Tuono in inglese

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