L’esercitazione nei boschi di Arcegno con Liam in veste di soccorritore, due anni dopo la sua disavventura a lieto fine. (Foto: Sandro Mahler)

Nato due volte

Il piccolo Liam si perde in valle Bavona giocando a nascondino. Scatta l’allarme al Soccorso alpino. Una storia di speranza e gratitudine raccontata due anni dopo l’incidente. - Natalia Ferroni

Mamma Jeannette, papà Benjamin e la primogenita Iva di 10 anni hanno una storia da raccontare. Una storia che parla del figlio e fratellino Liam, dato per disperso in val Bavona, ma che parla anche di speranza e gratitudine, di uomini e donne del Soccorso alpino svizzero, della polizia lacuale, del Gruppo ricerca costatazioni della polizia cantonale e delle unità cinofile che, tutti insieme, nell’aprile del 2015, l’hanno ritrovato. Vivo.

La squadra del Soccorso alpino Locarno alla base Rega di Locarno-Magadino. Al centro Liam, portato in spalla dal capo soccorso Andres Maggini.


L’incontro due anni dopo
Quest’estate, su invito del Soccorso alpino Locarno, Liam, che oggi ha otto anni, ha partecipato a un esercizio nei boschi di Arcegno. La ventina di soccorritori presenti è felice di rivedere il piccolo Liam: non capita spesso di incontrare una persona tratta in salvo. Nell’euforia tutti vogliono aiutare a “vestirlo” perché, come quelli “veri”, Liam si prepara con imbragatura, casco, pila frontale, fischietto e radio. Anzi, ogni alpinista ci tiene a prestargli uno dei suoi moschettoni. Il compito dell’odierna esercitazione? Trovare un bambino disperso.
Mentre il gruppo vestito in rosso e giallo con il Labrador nero, Venus, si avviano verso il bosco, la madre ricorda quella domenica di due anni fa. La famiglia zurighese era in vacanza in valle Maggia dalla sorella di Jeannette, che conduce il Grotto Franci a Cevio. Quel giorno lo stavano trascorrendo in val Bavona. Dopo pranzo, il gruppo di bambini si era messo  a giocare a nascondino sul prato. A un certo punto Liam era introvabile. «Mi vedo ancora a urlare un’ultima volta e da tutto il mio profondo il suo nome… abbiamo perlustrato il luogo per una decina di minuti e poi chiamato soccorso. Da quel momento è partita un’impressionante macchina di ricerca professionale e una toccante partecipazione degli abitanti».


Ogni minuto conta
«Eravamo una cinquantina di persone coinvolte, tra alpinisti, Rega, polizia lacuale, Gruppo ricerca costatazioni della polizia cantonale, unità cinofile e cellula di sostegno – spiega Andres Maggini, capo del Soccorso alpino Locarno –. Per fortuna era una domenica: i soccorritori, tutti volontari, arrivarono più veloci sul posto. In questi momenti ogni minuto conta, anche perché pensavamo alla morfologia della val Bavona, scoscesa e con il fiume impetuoso, e alla notte che si avvicinava».
Ai bambini, Jeannette spiegava che non era affatto colpa loro. Ne è ancora convinta. Una fatalità. Lo pensa anche il papà che quel giorno era a Zurigo. E oggi, cosa si sente di dire ai bambini? «A ogni persona che si smarrisce direi: fermatevi subito appena capite di esservi persi» consiglia Jeannette.
Torniamo all’esercitazione di oggi: nel frattempo, i soccorritori hanno trovato fuori dal sentiero battuto il bambino nel ruolo di disperso. Liam si cala nella funzione di soccorritore: messa in sicurezza, primo esame, comunicazione alla centrale Rega… e, per gioco, si fa sistemare nella barella e trasportare alla strada. «Che caldo sotto la coperta! Ma camminare tutto accessoriato con i soccorritori sentendo i moschettoni tintinnare nel bosco mi è piaciuto tanto» commenta Liam.


I disegni del bambino
L’incontro di oggi, organizzato dal capo soccorso locarnese Andres Maggini, ha dato alla famiglia la possibilità di rivedere gli uomini e le donne che hanno ritrovato il loro figlio. «Proviamo una profonda gratitudine nei confronti di tutti coloro che si sono impegnati nella ricerca. Per noi è importante poterli ringraziare di persona e in serenità» afferma Jeannette. Un momento anche di scambio di informazioni diverse, come quello sui disegni di Liam fatti nei mesi seguenti all’incidente. «Come ci ha descritto Jeannette, mostravano che il bambino seguiva il fiume pensando di raggiungere il ponte a Sud, mentre invece si allontanava sempre più a Nord. Per noi queste testimonianze sono importanti, perché ci fanno capire cosa ha pensato il giovane ragazzo. Era piccolo ma seguiva una sua logica» afferma Maggini. Oltre ai disegni, anche le conversazioni in famiglia in qualsiasi momento della giornata sono state decisive per rientrare nella quotidianità.


Riconciliarsi con la montagna
In questi due anni dalla fatidica domenica, la famiglia è ritornata sul luogo dell’incidente in val Bavona: un’esperienza dolorosa ma efficace per ricomporre i legami con una meta vacanziera tanto amata per anni dalla famiglia zurighese. Guidati dal soccorritore Tommy che, dopo quattro ore di ricerca, per primo assieme al collega Michele, avevano scorto il bambino intimorito e rannicchiato su una roccia coperta di muschio lungo il fiume, hanno ripercorso il cammino che Liam aveva fatto pensando di ritornare a casa. «Il fatto che il soccorritore parli la nostra lingua (svizzero tedesco, n.d.r) e che con molta empatia e fermezza ci abbia permesso di riscoprire anche la bellezza del paesaggio, che da un’ora all’altra si è mostrata così ostile ai nostri occhi, mi ha notevolmente rinforzata» dichiara la mamma. E poi aggiunge: «Dopo quanto abbiamo vissuto, ho voglia di invitare tutti a sostenere la Rega!». E poi c’è il dettaglio del cioccolato: il soccorritore, in attesa dei compagni di squadra, aveva offerto un Mars al bambino. Ma l’ha mangiato solo una volta accolto tra le braccia della mamma quando le ha detto «mamma, ti ho cercata tutto il tempo. Posso mangiare il Mars?».
Il giorno più bello
L’incontro odierno tra la famiglia di Liam e i soccorritori termina con una cena in compagnia. Liam si gusta una pizza Hawaii. Il soccorritore che parla schwitzerdütsch e si siede accanto gli sussurra qualcosa all’orecchio. «Ora posso festeggiare il compleanno due volte: il 31 ottobre, quando sono nato, e il 19 aprile quando mi hanno salvato» riferisce con un sorriso il bambino dai capelli biondi. Penserà già alla torta al limone che gli prepara sua mamma per queste occasioni? Per Jeannette, in ogni caso, il giorno più brutto della sua vita è diventato il più bello. 

Chiamando il numero d’allarme della Rega, 1414, oppure utilizzando l’apposita applicazione Rega da scaricare gratuitamente sul cellulare. L’app per emergenze consente di localizzare, in Svizzera e all’estero, chi chiama grazie alle coordinate che vengono rilevate dall’operatore al momento dell’allarme. La centrale operativa della Rega mobilita i mezzi e i soccorritori del Soccorso alpino svizzero necessari per la missione. Il Soccorso alpino svizzero è una fondazione di pubblica utilità supportata per metà ciascuno dalla Rega e dal Club alpino svizzero CAS.

L’equipaggiamento? Ogni escursionista, a dipendenza dell’escursione che ha in programma, dovrebbe essere munito di: giacca pile o giacca vento, torcia, bevande, sussistenza, carte geografiche, bussola e una piccola farmacia. L’esperienza insegna: scegliere il percorso adatto alle capacità fisiche e lasciare detto dove s’intende andare.


http://caslocarno.ch

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