Iria Togni consiglia di presentarsi con anticipo per trovare un posto in sala.

Dietro le quinte

L’essere umano è al centro della programmazione della 71ma edizione del Festival. E per quest’occasione noi mettiamo al centro quattro persone che non vedrete nelle pellicole proiettate nelle sale, ma senza le quali la kermesse locarnese non potrebbe funzionare.

TESTO: RAFFAELA BRIGNONI FOTO: MASSIMO PEDRAZZINI

Sono migliaia gli spettatori che vivono la magia del cinema sotto le stelle in Piazza Grande e trascorrono ore nelle grandi sale alla scoperta di chicche cinematografiche. E affinché tutto si svolga al meglio, centinaia di addetti lavorano dietro le quinte. «Durante l’anno siamo un team di una ventina di persone. In primavera, quando l’organizzazione inizia a concretizzarsi, siamo una sessantina e, per le due settimane del Festival, siamo in 800» afferma Giada Peter, coordinatrice della comunicazione. In occasione di quella che sarà l’ultima edizione curata da Carlo Chatrian, che ha scelto di mettere l’uomo al centro della programmazione, abbiamo pensato di raccontarvi il Festival di 4 persone che lavorano nella sua organizzazione, che probabilmente, pur frequentando il Festival da anni, non avete mai notato, ma il cui lavoro è fondamentale per la riuscita dell’evento locarnese. Ve li presentiamo nelle prossime pagine. ○

IRIA TOGNI

Responsabile del personale di sala
Iria Togni ha iniziato facendo la mascherina al Kursaal nel 2002. «Avevo smesso di lavorare quando sono diventata mamma, ma mi ero detta che impegnarmi per le due settimane del Festival sarebbe stato stimolante». E nel frattempo, l’energica locarnese è diventata responsabile del personale di sala. Il Festival è diventato una grande macchina: «l’anno scorso abbiamo avuto un aumento di pubblico dell’11% nelle sale» sottolinea Iria Togni. E questo implica più lavoro per lei e il suo team. È a lei che fanno capo i responsabili delle sale in caso di problemi, dal piccolo malore di uno spettatore, all’impazienza di un altro… ma questi episodi non scalfiscono l’entusiasmo di Iria Togni. «Il Festival dà una botta di vita alla città». E una botta di umanità. «Mi ricordo di una volta in cui la sala era al completo. Avevamo chiesto al regista se sarebbe stato disposto per un bis e avevamo invitato gli spettatori che non avevano potuto entrare in sala a tornare più tardi. Pure la seconda proiezione era sold out e come la prima venne omaggiata con una standing ovation. Nel pubblico c’era anche Dimitri, che si era alzato per applaudire. Con le lacrime agli occhi, il regista disse: “Solo a Locarno è possibile una cosa del genere”. È stato uno dei momenti più emozionanti di tutte queste edizioni del Festival» ricorda.


NICOLA BUFFI

Capogruppo costruzioni

Inizia un po’ per caso il percorso del Festival per Nicola Buffi, quattro anni fa, quando ancora era studente in architettura. «Mi avevano chiamato perché avevano bisogno di qualcuno in fase di smontaggio». E da allora, l’avventura è continuata per il giovane locarnese che oggi è responsabile delle costruzioni.
«È bello perché è un’attività variata. Mi piace il contatto con la gente che partecipa alla realizzazione di questo evento e mi piace pensare che il nostro lavoro
sia come il lubrificante che permette di far funzionare la grande macchina del Festival». Già, perché finché tutto fila liscio nessuno ci pensa, ma dietro allo spettacolo, c’è il lavoro di un team di una ventina di persone, che deve sistemare schermi, sedie, ventilatori, aria condizionata, pensare a ripari in caso di pioggia... Insomma non solo preparare tutte le sale, ma anche essere subito pronti per reagire in caso di imprevisti, come l’anno in cui il magazzino con tutto il materiale si era allagato, racconta Nicola Buffi, con il sorriso, ora che l’episodio è solo un ricordo. E il modo in cui racconta la sua esperienza fa trasparire quell’ambiente di famigliarità che regna tra i collaboratori del Festival: saranno in tanti a dirvi di lavorare con il sorriso nonostante lo stress, e di vivere con l’équipe come se fosse una famiglia allargata, che si separa durante l’anno e si ritrova regolarmente in estate. Ma per l’architetto, la fine delle proiezioni non significa la fine del lavoro. «Ci vorranno due o tre settimane per smontare tutto alla fine del Festival» ci dice Nicola Buffi, ripartendo al lavoro.

NADIA AGOSTINO

Coordinatrice ufficio ospitalità

«Il mio compito principale durante il Festival? Risolvere problemi!» sorride Nadia Agostino, alla sua quarta edizione del Festival nell’ufficio ospitalità, di cui è coordinatrice. «Ci occupiamo degli imprevisti dell’ultimo minuto. Ma diciamo che il 99,8% del lavoro lo svolgiamo già prima. Ci occupiamo di accogliere gli ospiti invitati: prenotazione dei viaggi, degli alberghi, organizzazione dei trasporti». Quest’anno, la giovane luganese, assieme al team di 9 persone, si è occupata di organizzare un centinaio di viaggi per gli invitati. «Mi piace immaginare che si tessano dei legami tra tutte queste persone. Magari qualcuno che viene da un Paese emergente ha la possibilità di incontrare un distributore, di far conoscere il proprio lavoro. Per noi queste due settimane sono intense, il tempo vola. E dopo questi quindici giorni ci salutiamo, sapendo che ci rivedremo tra un anno»…

LORENZO MORETTINI

Tecnico video e digital cinema

Ha iniziato a lavorare al Festival 20 anni fa, quando era impiegato della Sony. Un’occasione unica per un appassionato di tecnologia. E da allora i cambiamenti non sono certo mancati, primo tra tutti, il passaggio dalle bobine ai file digitali, anche se il Festival proietta film in tutti i formati. «Dobbiamo saper gestire sia bobine di film muti in bianco e nero di oltre cinquant’anni fa che file digitali in 3D con 40 altoparlanti in sala» spiega il tecnico. E se la vecchia bobina nei peggiori incubi prende fuoco e svanisce nel nulla, i file digitali non risparmiano momenti di panico: «Ora raccontandolo rido, ma qualche anno fa un tecnico, volendo liberare spazio nel server, per sbaglio ha cancellato il film che dovevamo proiettare. Il pubblico ha dovuto aspettare mezz’ora, il tempo di recuperare il file altrove» racconta Morettini. Anche senza imprevisti, il lavoro non manca: durante il Festival verranno proiettati quasi 300 film e dietro le quinte ci saranno diversi proiezionisti. «A differenza della Svizzera e dell’Italia, in Francia il proiezionista è una vera e propria professione.
A Locarno vengono professionisti che lavorano a Cannes e ad altri festival» ci spiega. Avrà modo di divertirsi a risolvere mille piccoli problemi legati ad attrezzature varie e di maneggiare film sui supporti più variegati, ma di vederli, proprio non è questione: «Non riuscirei a godermeli. E poi devo tenere il telefono sempre acceso» sorride il tecnico.

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