6 luglio: Giornata Internazionale del Bacio

Dal bacio d’affetto a quello romantico: oltre 6 miliardi di persone lo praticano. Le differenze nelle varie culture ma anche tra uomini e donne. Ma perché lo facciamo? La chimica del bacio e il suo mistero da Freud alle neuroscienze. — ROCCO NOTARANGELO

Perché baciamo? Sulla guancia o sulla bocca, come gesto d’affetto, di cortesia o travolti dalla passione erotica? Dove nasce questo impulso? La Giornata internazionale del bacio, il 6 luglio, è l’occasione propizia per riflettere su questa pratica planetaria.
Pochi popoli si oppongono tenacemente al bacio. Come gli inuit canadesi, che invece della bocca si strofinano i nasi (il “kunik”, il bacio eschimese) o gli intransigenti masai che lo giudicano un atto impuro. Oggi, il 90% delle culture del mondo usa baciarsi con le labbra.
La giornalista americana Sheril Kirshenbaum, autrice di La scienza del bacio (ed. Raffaello Cortina), il libro-chiave per capire il fenomeno “osculazione” (termine tecnico per bacio), racconta la storia del bacio, evidenziando come si sia globalizzato solo da circa un secolo. Prima era stigmatizzato, un atto sconveniente, anche se esaltato nella letteratura e nell’arte. Da Isacco che dice a Giacobbe: «Avvicinati e baciami, figlio mio» (Genesi) al poeta romano Catullo che implora alla sua amata Lesbia: «Dammi baci cento baci mille baci»; dalla passione di Paolo e Francesca («la bocca mi baciò tutta tremante») nell’Inferno di Dante a quell’unico, struggente bacio tra Werther e Carlotta in Goethe. Anche la pittura e la scultura, dagli affreschi di Pompei al “Kuss” di Klimt, dai marmi sensuali di Canova o di Rodin, hanno celebrato e immortalato l’apoteosi del bacio erotico.

Baci hollywoodiani
Ad aver esportato nel mondo il bacio occidentale – si stima sia praticato da più di 6 miliardi di persone – è stato soprattutto il cinema. Il primo sul grande schermo risale al 1896 in “Il bacio fra May Irwin e John C. Rice”. Poi, per tutto il Novecento, la “Settima arte” ha regalato una galleria infinita di baci iconici e hollywoodiani: da quelli casti di Clarke Gable e Vivian Leigh in “Via col vento” (1939) al primato di 5 minuti tra Tina Frey e Steve Carell in “Notte folle a Manhattan” (2010). Del resto, ognuno di noi ha un cinebacio memorabile. Per il cabarettista Massimo Rocchi, per esempio, sono quelli «non dati, non visti, sciupati» in “Nuovo Cinema Paradiso”, di Giuseppe Tornatore (leggi intervista a pag. 17). Anche Michelle Hunziker, che nei giorni scorsi ha lanciato sui social una campagna baci, invitando a postare le immagini dei «baci più belli», ha raccontato a Cooperazione che per lei «un bacio “pazzesco” è quello di Brad Pitt nel film “Vento di passioni”». E ha confessato anche di non aver «mai baciato uno svizzero... Mi sono perso qualcosa? Non ho intenzione di scoprirlo, ora che sono felicemente sposato e spero di esserlo fino alla fine della mia vita».



Perché usiamo le labbra?
Ma torniamo al dilemma iniziale. Per quale motivo baciamo? Quale pulsione ci spinge a usare le labbra? Sheril Kirshenbaum, in La scienza del bacio, ha passato in rassegna vari studi, ammettendo però che nessuno offre una risposta risolutiva. Sigmund Freud, il fondatore della psicoanalisi, ha considerato il desiderio di baciare come un ritorno al seno materno, al piacere inconscio dell’allattamento. Lo zoologo britannico Desmond Morris, invece, lo ha associato alla “premasticazione”, che per millenni è stato il modo più pratico delle madri di svezzare i bambini. Ma ha anche suggerito un’altra suggestiva ipotesi: le labbra come una “eco genitale”. Per questo gli uomini ne sono attratti e le donne le mettono in risalto con rossetti (che esistevano già 5mila anni fa nella civiltà sumera), “lip plumpers” e “ritocchi” del chirurgo estetico (leggi: “labbra a canotto” alla Meg Ryan).


E le neuroscienze, che con la tecnologia della risonanza magnetica funzionale permettono di analizzare le aree del cervello, sono in grado di svelare l’enigma dell’origine del bacio? Per ora sembra di no e lo ammette candidamente anche la giornalista Kirshenbaum dopo i risultati irrilevanti di un test da lei commissionato a neuroscienziati cognitivi della New York University (pagg. 111-125 de La scienza del bacio). «Il cervello non è l’organo che custodisce i misteri dell’uomo, come vuole una certa neuromania. Non si può ridurre tutto alle cellule nervose, perché nelle attività del corpo, nelle decisioni che prendiamo entra in gioco anche la nostra realtà psicologica, sociale, etica», mette in guardia il Dr. Riccardo Pignatti, neuropsicologo al Neurocentro della Svizzera italiana di Lugano.

Il ruolo dell’ossitocina
In questa ottica, generano perplessità anche le ricerche neurobiologiche di stampo evoluzionistico, che considerano la funzione del bacio unicamente per selezionare il partner a scopi riproduttivi. Perché l’uomo non è plasmato solo dai geni, dalla natura, ma anche dall’ambiente culturale. «Le neuroscienze hanno comunque scoperto che quando il bacio è appassionato, nel circuito labbra-lingua-cervello, hanno un ruolo fondamentale vari ormoni e neurotrasmettitori. In particolare la dopamina e l’ossitocina» sottolinea il Dr. Pignatti. Nella “chimica del bacio” la prima è una sorta di droga naturale, come l’alcol o la cocaina, che provoca esaltazione e dipendenza. Ma è l’ossitocina, “l’ormone dell’amore”, «a favorire i sentimenti di attaccamento e di affetto; aiuta a risolvere un disaccordo, a fare pace nella coppia» spiega Kirshenbaum. E le donne ne hanno il 30% in più dei maschi. Una curiosità: esisterebbero in commercio spray nasali a base di questo ormone per stimolare il legame affettivo nel partner “fedifrago” o riluttante. «Credo si tratti dell’ennesimo tentativo di trovare un “viagra” dell’amore. Ma, ahinoi, il desiderio sessuale dipende da molti e complessi fattori» afferma il 43enne neuropsicologo luganese.
Nel bacio, molti studi hanno messo in luce le tante differenze tra uomo e donna. Quella più evidente è che la maggioranza degli uomini preferisce baci umidi, a bocca spalancata, spesso da gastroscopia. Le donne, al contrario, vogliono meno lingua e meno saliva. Non certo perché nel bacio passano 287 colonie di batteri, il 95% innocui.
Per Sheril Kirshenbaum, la causa è forse il testosterone, l’ormone sessuale maschile, che stimola il “lavoro di lingua” come preludio al coito. Altre differenze tra i sessi sono emerse da una ricerca della State University of New York ad Albany su 1041 studenti. Per esempio, solo una donna su sette si è dichiarata disposta a fare sesso con una persona mai baciata prima, mentre per la maggioranza dei maschi il bacio è irrilevante. Di più, mentre per le donne il “bocca a bocca” serve a misurare il valore di una possibile e duratura relazione, per i maschi è soprattutto un modo per verificare la disponibilità sessuale della partner. Una conferma che “gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere”? Di sicuro, sono due pianeti distanti ma attratti da un’energia misteriosa, che nessuna teoria scientifica può (per ora?) spiegare.

10 regole per il bacio perfetto


01.    Il gusto e l’olfatto sono molto importanti. Lavatevi bene i denti, evitate i cibi molto speziati e tenete a portata di mano una mentina o un chewing gum.

02.    Per le donne. Gli uomini
vogliono le labbra rosse. Usate un cosmetico con una bella patina lucida e splendente. Il rossetto? Non strafare.

03.    Non siate impazienti. Prima di
arrivare al bacio bisogna conoscersi, per porre le giuste basi ormonali. E rilassarsi: a tensione può rovinare tutto.

04.    Evitate di usare subito la lingua.
Iniziate con carezze sulla schiena o sul viso, coccole. Se, poi, durante il bacio qualcosa non funziona, allora fermatevi.

05.    Il bacio “bavoso” è poco
piacevole, soprattutto alle donne.

06.    Per i maschi. Alle ragazze non
piace sentirsi le mani fra i capelli. Attenzione a non esagerate.

07.    Mai parlare durante il bacio.


08.    Non siate troppo “lunghi”.
Per quanto passionale, il bacio prolungato disturba, soprattutto alle ragazze.

09.    Evitate di baciare con gli occhi
sempre aperti! Guardatevi solo nei primi attimi del bacio

10.    Baciatevi regolarmente e spesso. Favorisce la sopravvivenza di un legame forte e felice.

«Il bacio è un algoritmo»

Da oltre 30 anni, il comico Massimo Rocchi si fa apprezzare per l’arguzia e la verve nello smascherare i luoghi comuni che caratterizzano gli italiani, svizzeri (tedeschi, in particolare), germanici. Per i suoi “primi 60 anni di vita”, il cabarettista e mimo di origine romagnola sta preparando un nuovo spettacolo, “6zig”, con storie esilaranti, che invitano anche a riflettere: di quando si brucia i piedi sulla sabbia di Rimini o si intrufola nell’arca di Noè, fino al dilemma semiserio se Dio sia svizzero… Il debutto è previsto il 31 ottobre al Theater 11 di Zurigo.

Lei è un tipo “sbaciucchione” o riservato?
Ricordo che da bambino non volevo essere baciato né baciare. Forse il motivo era che i miei nonni, con cui sono cresciuto, avevano entrambi la barba. E pizzicava. Con le mie figlie, invece, quando erano piccole, ero una ventosa, le sbaciucchiavo come se fossero ghiaccioli e leccalecca. Oggi, con la mia “tribù” di amici e amiche siamo sono molto affettuosi. Pubblicamente, verso gli altri, sono “inglese”, riservato.

Quali sono per lei le differenze nei modi e nelle forme del bacio tra italiani, svizzeri, francesi…?
Ricordo che in Francia c’era il rito dei quattro baci, che diventano tre in Svizzera romanda e due in Ticino, distanti dal viso, per non rovinare il trucco… In Svizzera tedesca, invece, si esita, poi se ne danno tre, e se uno insiste ci si abbraccia. In Germania ci si saluta con un abbraccio e due baci. E alcune settimane fa, amiche di Monaco, parlando di figlie, sottolineavano che “Ich will dich küssen” lo dicono più le ragazze tedesche dei ragazzi.

Ci sono altre variabili, curiosità sulla parola bacio nelle varie lingue?
La parola per dire bacio che prediligo è il Berndeutsch müntschi. Basta pronunciarlo e ti fa venir voglia.
Kuss, per esempio, è simile al giapponese kisu, mentre in arabo è kibola. In inglese finisce col silenzio: Kissssssss. In francese si usa bec, che richiama l’animale. Infine, in italiano mi fa impazzire l’espressione slinguazzata, o anche limone, e in romagnolo muligone diventa una pietanza, cibo.

I baci italiani sono associati alla passione e alla “carnalità”…
Pare di sì, anche se è anche uno stereotipo. La cultura italiana ha una oralità spesso drammatica. Sarà per la ricchezza di vocali? Non esiste un’altra lingua con tante vocali. In Italia le emozioni sono cannonate, mentre i sentimenti sospiri profondi. Con il tedesco nasce la psicologia. L’italiano con l’opera lirica fa cantare il mondo, fino alla fine del 1800.

Oggi ci si bacia senza inibizioni, è una pratica di massa…
Forse oggi il bacio non si fa più carne ma è algoritmo, quello delle faccine con i cuori su WhatsApp. Mi pare che il bacio sia in via di estinzione. A parte i calciatori: penso alle strette dopo un goal o alle lacrime e ai baci senza fine a Totti dopo l’ultima partita. Nelle stazioni, santuari dei saluti, non si vedono più lunghi e commossi baci incuranti degli sguardi dell’altro. Penso a quelli delle reclute. Noi svizzeri baciamo di più gli animali domestici che i bambini. Sarebbe bello se nelle città si creassero dei punti dove baciarsi, come oggi ci sono gli spazi Wlan. Perché per me il bacio produce silenzio, una risorsa, oggi sempre più scarsa. Col bacio il corpo si ferma, le braccia si aprono, le mani si posano, gli occhi si chiudono e lo smartphne vibra invano…

Alla fine dei suoi spettacoli, lei ha un gesto di abbraccio e dà un bacio al pubblico. Perché?
Per me il palcoscenico è un “Seitensprung”, una scappatella. Per due ore io e il mio pubblico siamo amanti complici, con una fine. Così prima di sparire nel buio della notte, e tornare a casa, ci diamo un ultimo bacio. Un addio, quasi da innamorati.

Il bacio di un neo-sessantenne come lei è diverso?
Dai 60 anni in poi il problema è odontotecnico. La dentiera, l’impianto, l’otturazione… (sorride). Ciononostante vedo molti più anziani, anche ottuagenari con il bastone, che si baciano. Meraviglioso.

Quali sono le sue icone del bacio erotico?
In letteratura, Biancaneve e Giuda. Mi suggerivano che un bacio può dare vita e morte: Biancaneve si sveglia, mentre Giuda condanna Gesù. Nel cinema sicuramente “Nuovo Cinema Paradiso”, di Giuseppe Tornatore, per i baci non dati, non visti, sciupati. Infine, nell’arte, il quadro “Cleopatra lussuriosa” di Giuseppe Amisani, in cui una Cleopatra nuda e in piedi si accosta, di sua iniziativa, all’uomo arreso, e lei pare dirgli: “Baciami, stupido!”. Che Cleopatra fosse una tedesca?

www.massimorocchi.ch

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