A Chiasso si aggira un marziano

Alberto Marletta è stato recentemente premiato come miglior maestro di Kung Fu in Svizzera. Storia di un uomo che vive staccato dal resto del mondo.

È una specie di marziano. Uno che guarda il mondo dal suo oblò privilegiato. Alberto Marletta, classe 1964, ci apre le porte del suo centro di Chiasso. Varcando quella soglia, sembra di entrare in un’altra dimensione. «Piacere, sono Alberto», ci dice con un ampio sorriso. È questo ometto dal viso simpatico a essere stato premiato come miglior maestro di Kung Fu in Svizzera. E basta dare un’occhiata alla parete per capire che quello ricevuto di recente a Hinwil è solo l’ultimo di una lunga serie di riconoscimenti.

La “malattia”
È cresciuto tra il cemento, nel cuore di Milano. Ma Alberto ha sempre avuto in testa l’Oriente. «A scuola, se c’era da fare una ricerca, portavo come tema la Cina o il confucianesimo. Ero affascinato dai luoghi in cui vivevano questi popoli, e dai loro vestiti. A 12 anni, come logica conseguenza di questa mia strana “malattia”, i miei genitori mi mandarono a fare arti marziali. È lì che è iniziato il mio percorso». Formatosi in Inghilterra e in Cina, in particolare a Foshan, alla corte di grandi maestri, Alberto oggi gode di una pace interiore invidiabile. «Ho lavorato per diverso tempo in banca, nel ramo informatico. So cosa significhi la parola stress. A un certo punto, una quindicina d’anni fa, ho detto basta. E ho deciso di vivere di arti marziali. Adesso c’è un distacco enorme tra me e la società. Ho imparato a relativizzare tutto. Anche perché il Kung Fu non ha né un inizio né una fine. Io sono sempre immerso nel Kung Fu, è una filosofia».


Gestione delle emozioni
Dici Kung Fu e uno pensa subito a Bruce Lee. Ai calci, alla violenza. Alberto scuote la
testa divertito. «Quando uno arriva qui, poi scopre che c’è anche dell’altro. Il Kung Fu è soprattutto gestione dell’energia, delle emozioni. Uno lo pratica per stare bene con se stesso. Ho allievi dagli 8 agli 80 anni. Spesso si tratta di persone che hanno qualcosa da sbloccare nella propria esistenza. A volte i miei allievi si sfogano, in privato, con me. Mi raccontano le loro paure, le loro ansie, alcuni mi dicono che non ce la fanno ad andare avanti. C’è chi piange. Ma non è un problema. Anzi, si vede che è una tappa necessaria, nella società moderna c’è tanto disagio».

Profumo di Cina
Il sacco appeso al soffitto, la scimitarra, i coltelli. E il cosiddetto “uomo di legno”, strumento su cui si testano
le mosse più disparate. C’è profumo d’Oriente nella “casa” di Alberto. «Qui ci si allena a sopportare. Passo dopo passo. Ma anche a gestire la propria forza fisica con la mente. Negli ultimi anni sono tantissime le donne che frequentano i miei corsi. Lo fanno per imparare a difendersi, perché hanno paura di essere aggredite. E così, dopo mesi di esercizio, una donna piccola e minuta può arrivare a sferrare un pugno o un calcio potenti. Lavoro parecchio anche nell’ambito della prevenzione al bullismo. Il mio è un messaggio universale. Mi piacerebbe, in futuro, aprire nuovi centri, anche nel resto della Svizzera». Da un angolo della stanza, sbuca la moglie Francesca. «Siamo sposati da più di 20 anni. Lei mi segue nei miei seminari, in giro per il mondo. Insieme, abbiamo scoperto un approccio alla vita diverso, una dimensione del tempo differente da quella a cui siamo abituati». Alberto è letteralmente innamorato della Cina. E, quando si tratta della sua seconda patria, sorvola anche sulle evidenti lacune legate ai diritti umani con cui è confrontata. «È vero che in Cina c’è repressione e che la gente lavora tanto. Però noi dobbiamo guardare questo fenomeno dall’ottica dei cinesi stessi. Per loro è giusto così. Perché ragionano da un punto di vista collettivo, lavorano per la comunità. È troppo facile criticare una realtà senza conoscerla. I cinesi praticano attività fisica e mentale ogni giorno, perché fa parte della loro cultura. Io in Cina ci vivrei. Mi spiace solo che le nuove generazioni stiano un po’ rovinando quanto i grandi saggi hanno costruito. I ragazzi oggi vogliono omologarsi al mondo occidentale. Peccato».

Una svolta mentale
Scopriamo che Alberto è anche diplomato come insegnante di ginnastica postulare e operatore shiatsu. E che ha anche qualche hobby slegato dall’Oriente. Dal pianoforte al motociclismo. «Penso di essere una persona normale. Semplicemente ho cercato di integrare nella mia quotidianità alcuni punti cardine che mi hanno permesso di svoltare mentalmente. Noi occidentali siamo abituati ad avere tutto sotto controllo. Invece nella vita bisogna imparare ad accettare quello che arriva, non tutto può essere pianificato o previsto. La quotidianità è incertezza. E saperla affrontare con il sorriso non dovrebbe essere un privilegio per pochi»

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Testo: Patrick Mancini
Foto: Sandro Mahler

Pubblicazione:
lunedì 15.01.2018, ore 11:00


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