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Kerstin Kummer nella regione del Riederhorn (2.230 m), in Vallese.

La 22enne con il fidato cane da caccia Hera.

La caccia è passione per la natura e richiede buona resistenza fisica.

Il territorio vallesano di Riederalp.

Nessun dubbio prima di sparare, l’animale non deve soffrire.

La cacciatrice con Stefan Imhof, guardiacaccia.

Kerstin nella baita di famiglia.

A caccia con la «Diana» del XXI Secolo

La pratica di questo sport attraverso gli occhi di una giovane vallesana, cresciuta in una famiglia di appassionati della natura e dell’antica della caccia.

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Quali sono i soggetti fotografici più amati in Vallese? Il Cervino, naturalmente, l’Aletsch… e Kerstin Kummer, 22 anni, di Bitsch. A rendere quest’ultima così amata potrebbero essere i suoi capelli biondi, oppure i suoi meravigliosi occhi. La sua popolarità, tuttavia, ha senza dubbio a che fare con il fatto che la giovane Kerstin imbraccia spesso un fucile. Indossa vestiti mimetici e un pesante paio di scarponi. Ma è proprio questo contrasto ad attirare l’attenzione dei turisti. Sovente, quando è impegnata in una battuta di caccia, le chiedono di posare per una foto ricordo, ancora meglio se in compagnia di Hera, il suo Jagdterrier tedesco, uno dei due cani da caccia della famiglia. È ciò che accade anche questa volta.

Un gruppo di turisti desidera fotografarla e lei, gentilmente, si mette in posa. Kerstin Kummer non è una giovane donna qualsiasi: nel 2015 è stata eletta cacciatrice dell’anno e ambasciatrice della caccia dalla rivista specializzata «Schweizer Jäger». Tutto ciò rispecchia il recente trend che vede sempre più donne dedicarsi all’arte venatoria. Sui 30mila cacciatori (circa 2.000 attivi in Ticino) attivi in Svizzera, il 5% è donna, e la tendenza è in ascesa. «L’interesse per la caccia, nelle generazioni più giovani, è in crescita, indipendentemente dai sessi», afferma Hanspeter Egli, presidente della federazione «CacciaSvizzera». Le ragioni, secondo Egli, sono da ricercare da una parte nella riscoperta della natura dall’altra nei cambiamenti sociali e famigliari. Le donne, ad ogni modo, non cacciano in modo diverso dagli uomini. «Per quel che ho potuto constatare personalmente», afferma Egli, «nella caccia le differenze non sono legate a specificità di genere, ma piuttosto alle diverse tradizioni regionali e al carattere del singolo cacciatore». 

Siamo erbivori o predatori?
La scelta di Kerstin Kummer, tuttavia, non ha suscitato solo ammirazione ed entusiasmo. «Ho anche ricevuto lettere estremamente dure dagli oppositori della caccia», ci racconta mentre si inerpica di buon passo su un ripido sentiero. La giovane cacciatrice affronta le critiche a viso aperto: «Non bisogna pensarla tutti allo stesso modo, ma occorre sempre poter discutere con franchezza». Non tutti sostengono la caccia: i più critici considerano l’uomo un erbivoro. Chi caccia, invece, lo considera un predatore, che mangia la carne e caccia come un lupo. Ciò non significa che Kerstin o i suoi familiari – a parte la mamma, tutti cacciatori – tornano a casa con decine di prede nel carniere. Nel suo caso non si tratta di collezionare trofei, bensì di vivere a contatto con la natura e di sperimentare il carattere naturale e primitivo del paesaggio, anche senza prede. Quando all’età di 18 anni cominciò a interessarsi all’arte venatoria e ad andare a caccia con il padre e i tre fratelli, per molto tempo non sparò neppure un colpo. «Prima di tutto bisogna sapere cos’è la caccia», ci spiega. «Pulire la preda e trasportarla è molto più faticoso che la caccia in sé. Sulle spalle abbiamo già  zaino e fucile». La sua forma fisica non è frutto del caso. La preda, quindi, va portata al guardacaccia, che la registra a fini statistici. Ultima tappa, infine, la macelleria. Il primo animale ucciso dalla nostra cacciatrice è stato un cervo, un esemplare con corna a 12 palchi. «Ho avuto fortuna. Cacciamo soprattutto cervi perché mangiamo volentieri la loro carne», ci racconta Kerstin, che oltretutto ha abbracciato una professione piuttosto particolare, quella di soffiatrice di vetro. È una professione che richiede sensibilità e precisione, le stesse doti necessarie nella caccia. Per Kerstin è molto importante esercitare e affinare regolarmente le proprie doti di tiro: «Abbiamo il dovere morale di evitare inutili sofferenze agli animali, e dobbiamo perciò essere in grado di uccidere con un solo colpo».

Censimento primaverile
Dal canto suo, si esercita volentieri e a volte preferisce rinunciare a sparare, anche quando la legge glielo permetterebbe. Le leggi che stabiliscono cosa si possa cacciare e cosa no sono complesse e servono alla buona gestione della fauna. Si deve prestare attenzione alla forma delle corna, accertarsi che la bestia non sia gravida, stimare il peso della preda. I guardacaccia, d’altra parte, supervisionano l’attività. Stefan Imhof, 43 anni, è responsabile della regione attorno al capanno di caccia dei Kummer, nella zona di Riederalp. «Si va dalla Jungfraujoch, al confine con l’Italia. In tutto fanno 350 kmq». E ridendo aggiunge: «magari prima della pensione riesco a vederla tutta».



In Ticino la caccia al cervo è più importante di quella al capriolo (1.772 catture di cervi contro le 391 di caprioli nel 2014). Fonte: Statistica federale della caccia.

Egli, tuttavia, prende molto sul serio il proprio lavoro. Accanto alle attività amministrative, trascorre molto tempo all’aperto: «In primavera effettuiamo un censimento della selvaggina: quanti animali sono sopravvissuti all’inverno? Ci sono malattie? Quali?» Le volpi rognose, ad esempio, devono essere uccise. Il guardacaccia, inoltre, osserva chi entra ed esce dal bosco e cosa fa. Tuttavia, dopo alcuni casi di bracconaggio – pochi ma eclatanti – il tema caccia è diventato particolarmente caldo. Imhof, infine, ha già fatto conoscenza anche con il lupo, seppure da lontano: «I lupi non mi preoccupano –  afferma il guardiacaccia –, sono animali timidi, è molto difficile incontrarne uno». A tale proposito i pastori la pensano diversamente. Ma questo è un altro tema scottante. Imhof tace diplomaticamente, e si siede alla tavola dei Kummer, oggi non è di servizio. Potrà gustarsi una grigliata di maiale e di manzo… Una giornata fortunata per la selvaggina.

1. Quanti cacciatori sono attivi ogni anno in Ticino?
F    200
S    1.200
C    2.000
R    12.000

2. Quale tra questi è l’animale più cacciato nei nostri boschi?
E    Cervo
I    Cinghiale
O    Stambecco
R    Capriolo

3. A quanto ammontano i risarcimenti all’agricoltura ticinese per danni da ungulati?
F    meno di fr. 6mila / anno
T    circa fr. 120mila / anno
R    oltre fr. 750mila / anno
S    oltre fr. 1 milione / anno

4. Quanti lupi sono sicuramente stati presenti in Ticino negli ultimi 10 anni?
V    10
S    1
G    nessuno
R    5

5. Quale tra queste patenti non esiste?
A    Caccia alta
O    Caccia media
I    Caccia bassa
E    Caccia acquatica

SOLUZIONE: cervo

Testo: Katalin Vereb
Foto: Heiner Schmidt

Pubblicazione:
lunedì 07.09.2015, ore 15:00