Il primo contatto con l’acqua avviene in modo ludico, con l’aiuto di attrezzi. (foto: Mahler)

Tutti pazzi per la piscina: a lezione di nuoto

La Svizzera italiana è piena di fiumi e di laghi: imparare a nuotare è anche una questione di prevenzione. In piscina, dietro le quinte di un corso. — PATRICK MANCINI

Quando si capisce se il bambino sta imparando a nuotare? «Quando ride!». È il credo di Isabella Franzi, monitrice della Società nuoto Lugano. Ed è il concetto chiave su cui è centrato oggi l’insegnamento del nuoto. Niente più acqua fredda. Niente più urla da parte dei monitori. L’inversione, rispetto a un passato non troppo lontano, è netta. «Perché per familiarizzare più facilmente con il nuovo elemento, il bimbo si deve soprattutto divertire» sottolinea Franzi.

Un approccio ludico
Piscina coperta di Lugano. È un mercoledì pomeriggio. A bordo vasca incontriamo Anna di 3 anni: «mi piace venire qui perché si gioca tanto». E infatti, accanto alla piccola, c’è un tripudio di tavolette, anelli, tubi di gomma, palline di plastica. «Sono gli attrezzi che ci permettono di fare avere ai bambini un primo contatto con l’acqua. I ragazzini si trasformano in pesciolini che devono cercare di recuperare un oggetto caduto sul fondale» racconta Isabella Franzi. Un approccio ludico, dunque, in una piscina la cui altezza varia tra i 50 centimetri e il metro.
Stando alle statistiche di Gioventù e Sport, sono 3.527 i ragazzini tra i 5 e i 16 anni che nuotano in una delle 15 società affiliate alla Federazione ticinese di nuoto. Calcolando i bimbi più piccoli e i classici corsi di nuoto d’inizio estate, gestiti direttamente dai comuni, il numero raddoppia. «La Svizzera italiana  è piena di corsi d’acqua. Imparare a nuotare è importante anche per prevenire incidenti e infortuni» prosegue Franzi. Mamme e papà sono invitati a restare al di fuori delle piscine durante le lezioni. «Per il bambino piccolo staccarsi dal genitore per addentrarsi in un elemento sconosciuto come l’acqua è impegnativo. Psicologicamente questo distacco rappresenta un grande momento di crescita».  

Non mettere fretta ai bambini
Ma quali sono i primi concetti chiave che vengono trasmessi al bambino? La nostra interlocutrice è chiara: «Si parte dagli aspetti semplici. Si impara subito a mettere la faccia sott’acqua, se possibile senza occhialini. È utile anche per evitare possibili situazioni di panico future. Poi si inizia con una semplice freccia, a pancia e sulla schiena. In seguito si lavora sulla respirazione e si prova ad aggiungere elementi più tecnici, fino ad arrivare allo stile a rana».
A un certo punto, l’allievo è pronto per il «salto». Si va nella piscina alta, quella che arriva a 180 centimetri di altezza. «Quando ho capito che potevo provare a nuotare lì ero contentissimo» dice Gerardo, 7 anni. «Ogni bambino ha i suoi tempi. C’è chi impara in poche lezioni e chi ci mette di più. Noi lo diciamo sempre ai genitori: non mettete fretta ai ragazzi» conclude Isabella Franzi.


«È una disciplina fondamentale»


Che peso viene dato al nuoto nella scuola ticinese?
Impararne le basi serve anche per la vita pratica, visto che viviamo in una regione con tanti laghi e fiumi. È una disciplina fondamentale per lo sviluppo motorio dei giovani e per la loro crescita affettiva e sociale.  

Ovvero?
Tra la prima e la quinta elementare ogni bambino dovrebbe affrontare un ciclo di almeno 6 unità didattiche all’anno. Nelle scuole comunali dotate di piscina, le ore annuali sono spesso di più. Le scuole periferiche o senza piscina, che rappresentano una maggioranza, sono più svantaggiate. Lì occorre investire nello spostamento di allievi e docenti.

Tenere una lezione di nuoto comporta una grande responsabilità per l’insegnante. Le famiglie possono stare tranquille?
In Ticino i requisiti per gestire una lezione di nuoto sono alti. Contrariamente a quanto accade in altri cantoni, chi tiene la lezione deve essere un docente di educazione fisica oppure avere brevetti riconosciuti. La preparazione del piano lezione è cruciale, nulla deve essere lasciato al caso. Il docente deve avere una visione globale della situazione e non deve mai lasciare i bambini da soli.

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