Gianni Faranda: «È uno sport aggregativo».

A piedi sulla neve

Da semplice ausilio per spostarsi sulla neve, le ciaspole sono diventate anche strumento per gare e competizioni. Ce ne parla Gianni Faranda.

Nell’ultimo decennio i ticinesi hanno riscoperto il valore di questo sport. C’è stato un vero e proprio boom». Gianni Faranda, 61enne di Dalpe, è un personaggio molto conosciuto dagli appassionati di ciaspole, o racchette da neve. Soprattutto perché organizza raduni e uscite in diverse vallate della Svizzera italiana. È lui, da diverso tempo membro della Società alpinistica ticinese, sezione Ritom, a raccontare le mille sfaccettature di questa singolare disciplina. «Che ha pure un lato agonistico. Anche in Ticino ci sono alcune gare. Una delle prossime, il Sentiero del Montanaro, è prevista per il 15 marzo a Carì».

È il dialetto della Valle di Non, in Trentino, dove l’attività sulle racchette è molto diffusa, a dare i natali al termine ciaspola. «Proprio in Provincia di Trento, a Fondo, ogni anno si svolge la Ciaspolada dell’Epifania, nota a livello internazionale». Le origini delle racchette da neve, tuttavia, risalirebbero addirittura al 6.000 avanti Cristo e sarebbero legate ai movimenti dei popoli delle zone fredde in Asia, in Canada e in America settentrionale. «Oggi le ciaspole rappresentano uno svago a tutti gli effetti – sottolinea Faranda –. Si tratta di uno sport che può essere praticato da chiunque, perché non richiede tecniche o abilità particolari. Certo, ci vuole testa: i pericoli della montagna non si possono sempre prevedere. Sonda e pala non devono mai mancare nello zaino e, soprattutto, bisogna sempre indossare correttamente l’Arva (apparecchio di ricerca valanga)».

Proprio per avvicinare nuovi potenziali interessati alla disciplina, nella Svizzera italiana sono stati creati diversi percorsi per principianti. «Ad esempio nelle zone di Brugnasco-Altanca, Cioss Prato e Dalpe, dove io e altri appassionati abbiamo creato quattro tracciati. Ogni atleta sceglie il suo percorso, a seconda delle sue capacità». I più «navigati» invece, già sanno che le uscite con le racchette da neve nascondono anche un lato romantico. «A volte si esce in comitiva, al chiaro di luna. E si conclude la gita davanti a una fondue di formaggio fumante». A piacere, di questo sport, è soprattutto il lato aggregativo. «Ma non va dimenticata la possibilità di stare immersi nella natura, di gustarne i rumori e i silenzi. Molta gente di città, che magari fa un lavoro stressante, trova nelle racchette da neve una valida valvola di sfogo».


www.satritom.ch

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Testo: Patrick Mancini

Foto: Massimo Pedrazzini

Pubblicazione:
lunedì 17.02.2014, ore 14:11


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