La cittadinaza ha contribuito con entusiamo alla realizzazione delle bolle blu. (Foto: Sandro Mahler)

A scuola insieme,
diversi ma uguali

Mille bolle blu. La sfida più grande per un autistico è comunicare con il mondo. La testimonianza di una scuola elementare del luganese che ha aperto le porte ad allievi delle scuole speciali, tra cui un bambino autistico. — Keri Gonzato

Nella primavera del 2011, Fabrizio Badiali, l’ispettor Bernasconi e l’ispettor Togni si riuniscono per discutere della futura scolarizzazione di un allievo autistico da tempo inserito in una classe a Pazzallo. Nasce così l’idea di creare una nuova classe, composta da allievi della terza elementare di Pazzallo e da un gruppetto di 3/4 allievi della scuola speciale. Un gruppo operativo seguirà gli sviluppi del progetto. «Insegnamento ed educazione non si improvvisano, ma hanno bisogno di una sana dose di creatività», sottolinea Fabrizio Badiali, direttore della scuola. Attraverso una serie di studi, sopralluoghi ed incontri il progetto si concretizza. «Sono convinto che non occorre tracciare un’unica pista, ma nemmeno pensare a sentieri che corrono paralleli. Bisogna invece creare percorsi che si intreccino per arrivare ad una meta comune: il positivo sviluppo dei bambini che ci vengono affidati», continua il direttore.

Pedagogia e didattica
Tredici allievi della terza elementare di Pazzallo e quattro della scuola speciale, tra cui un bambino autistico, formano così la nuova classe. Il gruppo viene seguito da una docente titolare e da una docente delle scuole speciali che devono lavorare in un’innovativa forma di team teaching, con l’obiettivo di favorire i processi di inclusione scolastica e sociale.
Alle maestre, con il sostegno di un gruppo operativo, è stato richiesto di preparare una programmazione pedagogica e didattica diversificata che consentisse il raggiungimento degli obiettivi disciplinari specifici del sottogruppo di allievi loro affidati, ma anche di pensare delle attività didattiche ed educative da svolgere a favore di tutto il gruppo-classe», spiega il direttore, che non nasconde che il primo anno è stato molto impegnativo. Assieme alle difficoltà sono arrivate anche le soddisfazioni. «A livello dell’apprendimento, nonostante i timori di alcuni genitori, si sono verificati grandi progressi da parte degli allievi in tutte le discipline e, a livello umano, i bambini hanno condiviso attività e momenti speciali imparando a dialogare, a giocare, a litigare così come a costruire delle amicizie».

Imparare insieme
L’anno scolastico seguente, si è deciso di impegnarsi affinché tutti gli allievi, oltre ad accedere alla propria classe, potessero interagire e partecipare ad un numero maggiore di attività in comune. «L’idea di base rimaneva quella di realizzare una classe che riunisse allievi di quarta elementare di Pazzallo e allievi della scuola speciale», spiega Badiali. «Questo percorso più che soddisfacente ha anche provocato delusioni e grattacapi, insegnandoci quanto i progetti di questa portata siano da definire nei dettagli. Personalmente ho maturato la convinzione che solo a certe condizioni la strada dell’inclusione scolastica potrà garantire risultati gratificanti», ma occorrono sforzi finanziari, spazi adeguati, persone formate allo scopo, impegno, passione, comprensione e collaborazione da parte di tutti i genitori».
Nonostante le sfide affrontate, Fabrizio Badiali parla con fierezza ed entusiasmo di questa avventura educativa. «Abbiamo tentato di passare dal concetto di integrazione, che tende a rendere tutti uguali per essere accettati, a quello di inclusione che celebra il valore delle differenze». Oggi, a questa iniziativa, si sono ispirati diversi altri istituti ticinesi.

Sabato 28 marzo tutta la cittadinaza e le autorità del territorio si ritrovano per la terza edizione ticinese della campagna «Accendi il blu Ticino», che precede la giornata mondiale della Consapevolezza sull’autismo dell’Onu (2 aprile).

«L’obiettivo dell’evento è l’apertura della società verso l’inclusione del “diverso”, ma anche la sensibilizzazione alla diagnosi precoce dell’autismo», spiega Marzia Giachello Spinazzé, ideatrice e curatrice del progetto: Le mille bolle blu dell’amicizia.  Inoltre, piazza Riforma accoglierà l’iniziativa «Pedala anche tu per accendere il BLU», mentre al palazzo dei Congressi avranno luogo conferenze e workshop sul tema.

Per informazioni:
www.autismo.ch
Marzia Giachello Spinazzé per asi Autismo della Svizzera Italiana
(per progetto Le mille bolle blu dell’amizia)
www.fondazioneares.com
(per Accendi il blu)

Il pediatra, Gian Paolo Ramelli dell’ospedale S. Giovanni di  Bellinzona sullo «Screening, diagnosi e intervento precoci per favorire il progetto di vita di persone con autismo». Sabato 28 marzo, ore 9, conferenza a tema presso il palazzo dei Congressi.

Come si sviluppa l‘autismo?
A differenza di quanto si è creduto per molto tempo, il comportamento autistico non è dovuto a un disturbo relazionale tra madre e bambino. La sua manifestazione è la conseguenza di una predisposizione genetica che definisce determinate dinamiche cerebrali. Nei primi mesi di vita impariamo in modo naturale, come interagire con l’altro gesticolando, guardando negli occhi,osservando. Man mano impariamo a camminare, comunicare…. Se alcuni di questi schemi vengono costruiti in modo errato e si automatizzano, dopo i due anni di vita diverrà sempre più difficile cambiarli…. I bambini affetti da un disturbo dello spettro autistico sviluppano delle strategie di interazione con il mondo esterno non funzionali, intervenendo il più precocemente possibile si possono migliorare le loro modalità di interazione, rendendo loro il futuro più sereno.

L’autismo può essere individuato fin dai primi mesi di vita di un bambino.  Quali sono i segnali ai quali un genitore deve prestare attenzione?
Principalmente, l’autismo si manifesta come una difficoltà ad interagire con l’altro e rende problemazico acquisire delle competenze sociali come quanto tempo fissare l’altro, a che distanza stare, decifrare dalla mimica facciale le emozioni o interpretare i gesti. Nei primi mesi di vita un bambino autistico tende ad osservare la bocca della mamma piuttosto che gli occhi. Verso l’anno di vita, invece si possono osservare segnali inusuali, il fatto che non risponda quando viene chiamato per nome, che il suo sguardo sia sfuggente, che si dedichi a giochi ripetitivi ed inusuali per lungo tempo, che al parco giochi rimanga sulle sue o che non indichi gli oggetti verso i quali vuole che venga rivolta l’attenzione.

Quali sono i vantaggi di una diagnosi precoce?
Aiutare un bambino a correggere delle risposte a livello terapeutico nei primi anni di vita, quando sta sviluppando le sue risposte agli stimoli esterni creando connessioni neuronali, è molto più facile ed efficace rispetto a un bambino che a 4-5 anni ha già automatizzato un certo tipo di risposta. Il percorso di sostegno sollecita il bambino ad avere comportamenti adeguati. Con l’ergoterapia si lavora a livello della stimolazione sensoriale, con la logopedia si sostiene lo sviluppo verbale e, adagio adagio, l‘inserimento in un pre-asilo permetterà al bambino di esercitare quanto imparato e sviluppare ulteriori competenze osservando i suoi coetanei normali.

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Testo: Keri Gonzato
Foto: Sandro Mahler

Pubblicazione:
lunedì 23.03.2015, ore 00:00


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