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A testa in giù

Appuntamento in agosto al Ritom con Kevin Delcò, in una disciplina poco conosciuta.

Circa 2mila scalini a testa in giù, costeggiando il percorso della funicolare del Ritom. L’appuntamento con l’ennesima pazzia di Kevin Delcò è fissato per sabato 2 agosto proprio in alta Leventina. Quel giorno il 24enne bellinzonese, asso dell’hanstand, cercherà di sorprendere il giudice del Guinness World Record. «Voglio stabilire un primato mondiale inarrivabile. Quei 2mila scalini rappresentano il tetto che desidero raggiungere».

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Kevin si dà da fare. Lo scorso ottobre a Lugano aveva registrato il record personale di 800 scalini percorsi in 32 minuti, con pause intervallate. «In quel caso sono riuscito a superare il primato personale di un russo, fissato a 787 scalini in 40 minuti».

Adesso Kevin intende fare un salto di qualità e arrivare là dove nessuno è mai arrivato. «E il contesto del Ritom è quello ideale per centrare una simile impresa. Mi esibirò in un luogo da brividi, in cui molti soffrirebbero di vertigini anche solo restando in posizione normale».

Sguardo simpatico e sbarazzino, il 24enne bellinzonese affronta la vita con il piglio dell’avventura. «Sono sempre stato un saltimbanco. A 16 anni però ho conosciuto l’hand-stand, inteso come sport». Le braccia tese, le mani che abbracciano il suolo, le gambe mobili. Kevin è agile, non mostra alcun segno di rigidità corporea durante le sue esibizioni. I suoi movimenti sembrano spontanei, elastici. «Ma devo ammettere che mi sono sempre allenato come un matto, più volte al giorno e un po’ ovunque. Oggi sono in grado di stare a testa in giù nelle situazioni più disparate. Ad esempio su una tavola da skate o su un’auto in movimento. Oppure su una torre o in cima a una montagna, o sulle mura di un castello». E aggiunge ridendo: «Tra qualche tempo arriverò a potere vivere 24 ore su 24 a testa in giù».

Di formazione fotografo, Kevin è pronto a iniziare una scuola di cinema a Lugano. «È un campo che mi affascina parecchio, del resto io sono un tipo dinamico per natura». Di recente Kevin ha aperto una scuola di parkour a Gorduno. «Si tratta di una disciplina nata nelle aree urbane e consiste sostanzialmente nel percorrere un tragitto estremo nel minor tempo possibile e nel modo più efficace. È uno sport completo, da mente a corpo, lo vedo come qualcosa di complementare al­l’handstand. Per me è tutto normale, io sono attratto dalle esperienze particolari, mi fanno sentire realizzato».

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Testo: Patrick Mancini

Foto:
Nicola Demaldi

Pubblicazione:
lunedì 16.06.2014, ore 00:00


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