Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale Lega dei Ticinesi e Marina Carobbio Consigliera nazionale PS

L’aborto, una questione privata?

Il 9 febbraio alle urne per votare sull’iniziativa popolare «Il finanziamento dell’aborto è una questione privata». Ecco gli argomenti pro e contro.

Le domande & le risposte

L’interruzione della gravidanza è una «questione privata»?

Lorenzo Quadri
PERCHÉ SÌ
Marina Carobbio
PERCHÉ NO

L’interruzione della gravidanza, fatti salvi casi particolari come la violenza carnale o rischi per la salute della madre, che resterebbero comunque a carico dell’assicurazione malattia di base, è una questione privata. Non è corretto che tutti i cittadini, compresi quelli che vi si oppongono per motivi etici, siano costretti a cofinanziare gli aborti. L’aborto non può essere derubricato a sistema di contraccezione «a posteriori», imponendo alla collettività di sopportarne gli elevati costi. È anche un problema culturale: tra le donne straniere residenti in Svizzera il numero degli aborti è più che triplo rispetto a quello tra le donne svizzere. Il cittadino elvetico non deve finanziare le conseguenze dell’ennesimo fallimento della «multiculturalità».

La scelta di interrompere una gravidanza spetta alla donne o alla coppia. Ma l’iniziativa «Il finanziamento dell’aborto è una questione privata» va contro il principio di solidarietà dell’assicurazione malattie di base, secondo il quale l’acceso alle cure deve essere garantito a tutti e tutte. A tutte le donne deve essere garantita la possibilità di poter operare la difficile e sofferta decisione di interrompere la gravidanza senza essere condizionate dal fattore finanziario. Contemporaneamente vanno anche garantite l’informazione e i mezzi di contraccezione adeguati per evitare il più possibile le gravidanze indesiderate.



I costi della gravidanza e del parto sono coperti dall’assicurazione obbligatoria. Perché «privatizzarli», come rivendica l’iniziativa?

Lorenzo Quadri
PERCHÉ SÌ
Marina Carobbio
PERCHÉ NO

Sono due cose molto diverse. L’assicurazione malattia di base giustamente finanzia le misure che servono a tutelare la vita (come la gravidanza e il parto) e non a distruggerla come è il caso dell’aborto. L’aborto comporta l’eliminazione di una vita a cui è riconosciuta piena dignità umana anche dalla Corte di giustizia dell’Unione europea (gli europeisti nostrani in questo caso non sembrano curarsene). Da notare che l’iniziativa non vuole vietare l’aborto, ma chiede che chi intende praticarlo ne finanzi i costi stipulando un’apposita assicurazione complementare. Chi sceglie liberamente di abortire (e non perché la gravidanza metterebbe in pericolo la sua salute o è la conseguenza di una violenza) deve assumersene la responsabilità. Anche finanziaria.

Dietro l’argomento pretestuoso dei soldi, gli iniziativisti vogliono rimettere in discussione la possibilità per la donna di interrompere la gravidanza e, di fatto, capovolgere la soluzione dei termini decisa dal popolo svizzero nel 2002, approvata con oltre il 72% di voti. La soluzione dei termini e il rimborso dei costi dell’interruzione di gravidanza da parte dell’assicurazione malattie di base sono inseparabili. E sono indispensabili per permettere alle donne di usufruire realmente del loro diritto all’autodeterminazione previsto nella soluzione dei termini. Il rimborso dell’interruzione di gravidanza da parte dell’assicurazione malattie garantisce a tutte le donne l’accesso all’interruzione di gravidanza ed elimina gli ostacoli finanziari.



Scopo dell’iniziativa è «sgravare» i bilanci delle casse malati? O invece è frenare, limitare gli aborti?

Lorenzo Quadri
PERCHÉ SÌ
Marina Carobbio
PERCHÉ NO

L’iniziativa si fonda sul riconoscimento e sulla valorizzazione della responsabilità individuale, che è un valore tipicamente elvetico. Si tratta di sgravare non tanto le casse malati ma i cittadini che pagano i premi – peraltro sempre più elevati ed oltretutto in maniera ingiustificata – che non devono essere chiamati a farsi carico di costi provocati da comportamenti discutibili; comportamenti adottati spesso, come si è visto, da persone straniere. Chi, per legittimi motivi etici, è contrario all’aborto non deve essere obbligato a cofinanziarlo. Il dover finanziare l’aborto con un’apposita copertura assicurativa farà diminuire anche il numero degli aborti, ciò che giudico positivo.

In Svizzera i costi per l’interruzione di gravidanza rappresentano lo 0,03 % dei costi sanitari e nel confronto europeo il numero di interruzioni di gravidanza è tra i più bassi con una tendenza alla diminuzione, grazie a un buon accesso alla prevenzione e ai servizi di consulenza. Quello dei costi è quindi un argomento pretestuoso. Camuffata da argomenti finanziari, la proposta si oppone di fatto al diritto all’interruzione di gravidanza, riconosciuto dalla legge: se dovesse passare quest’iniziativa non cambierebbe niente per quanto riguarda i costi dell’assicurazione malattia, mentre avrebbe delle gravi conseguenze per molte donne.



Quali sarebbero i vantaggi per le donne coinvolte e la collettività se gli aborti venissero pagati di tasca propria?

Lorenzo Quadri
PERCHÉ SÌ
Marina Carobbio
PERCHÉ NO

Gli aborti non verrebbero in ogni caso pagati di tasca propria, ma tramite un’assicurazione complementare. La responsabilità individuale ne uscirebbe rafforzata. Le convinzioni di coscienza di chi è contrario all’aborto per motivi etici verrebbero maggiormente rispettate. I costi dell’assicurazione malattia di base diminuirebbero, ciò che è nell’interesse di tutta la collettività. Va infatti considerato che l’aborto non comporta solo i costi dell’intervento in sé: un apposito studio inglese del 2011 dimostra che esso può portare, nella madre che abortisce, a disturbi anche importanti di tipo psichico, i quali, oltre a devastare la qualità di vita della persona colpita, provocano costi sanitari ben più elevati di quelli causati direttamente dagli aborti.

Di vantaggi non ce ne sarebbe nessuno. Semmai si tratterebbe di un pericoloso passo in dietro: penalizzerebbe le donne socialmente e finanziariamente sfavorite, facendo aumentare il numero degli aborti effettuati in situazioni difficili e rischiose, con un conseguente aumento dei costi sanitari e sociali per le complicazioni. Le donne che beneficiano di una buona situazione economica per contro continuerebbero ad accedere all’intervento, eseguito in condizioni adeguate. Per diminuire il numero di gravidanze indesiderate si deve ulteriormente potenziare l’informazione e l’accesso alla contraccezione, misure alle quali più volte si sono opposti proprio coloro che hanno lanciato l’iniziativa e che quindi va chiaramente respinta.

110mila firme contro tutti

L’iniziativa «Il finanziamento dell’aborto è una questione privata» è stata firmata da quasi 110mila cittadini. Contrari il Consiglio federale e la maggioranza del Parlamento (155 voti contro 33 e 7 astenuti al Consiglio nazionale; 37 contro 5 al Consiglio agli Stati). I costi dell’interruzione della gravidanza ammontano a circa 8 milioni di franchi l’anno. In caso di interventi successivi a un aborto salgono a 10-12 milioni, pari allo 0,03% dei costi dell’assicurazione obbligatoria delle cure. Il tasso di aborti in Svizzera nel 2011 è stato del 7,1% ogni 1000 donne dai 15 ai 44 anni. In Italia il 10%, in Francia il 17,4% e negli Usa il 19,6%.

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Foto: MAD

Pubblicazione:
giovedì 23.01.2014, ore 08:49


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