Adrienne Barman con la sua gatta Lili.

Il magico mondo di Adrienne: «Benvenuti nel mio microcosmo»

In un piccolo paese vodese, l’autrice con radici ticinesi ha trovato il luogo ideale per dare vita alle sue opere. Incontro nel suo atelier. — RAFFAELA BRIGNONI

Nel soggiorno vivaci disegni alle pareti, librerie colme di albi illustrati, tappeti e tovaglia dai colori sgargianti e, mimetizzata sul divano grigio, la micia Lili che sonnecchia indisturbata: benvenuti nel microcosmo di Adrienne Barman a Grandson! L’autrice e illustratrice cresciuta a Novaggio da genitori svizzero-francesi, da quindici anni vive in Romandia. Fino all’inverno scorso a Ginevra, ora nell’incantevole borgo a pochi chilometri da Yverdon. «Ci sono venuta per amore: il mio compagno non voleva trasferirsi in città. È bello svegliarsi e sentire gli uccellini e i campanacci delle pecore. E poi la vista è stupenda» dice facendoci accomodare sul balcone da cui si gode di un panorama imprendibile sul lago e sul castello. «È ideale per lavorare, ma a volte è fin troppo tranquillo. Ogni settimana trascorro ancora due giorni a Ginevra da mia sorella, per vedere amici e scambiare idee». E così alterna giornate di lavoro solitario nella campagna vodese a incursioni urbane a Ginevra.
«Mi sento ticinese, e in Ticino torno quando posso, ma non c’erano sbocchi professionali. Qui invece sono riuscita a tessere diverse collaborazioni sia in ambito grafico che nell’illustrazione» spiega. Dopo il diploma in grafica allo Csia e un anno come indipendente a Novaggio, segue sua sorella, iscritta all’Università di Ginevra, e piano piano Adrienne disegna – letteralmente – la sua carriera professionale. Per anni ha lavorato nella redazione di un quotidiano ginevrino e in un collettivo di grafici, mentre cartelloni per eventi importanti con le sue illustrazioni hanno decorato le strade della città di Calvino. Ora il suo nome è visibile su libri di illustrazioni in 10 lingue. Un anno fa, Rizzoli ha pubblicato la traduzione della sua «Drôle d’encyclopédie», la «Strana enciclopedia» in cui vengono illustrati oltre 600 animali. Per questo suo lavoro nel 2015 è stata insignita del Premio svizzero Media e Ragazzi. Sfogliandolo, si scoprono coloratissime tavole con gli animali più disparati, suddivisi in famiglie che Adrienne stessa ha immaginato: ci sono gli animali in via d’estinzione, illustrati con una lacrimuccia, quelli innamorati con un occhietto languido, mentre gli astuti hanno uno sguardo pungente… sono solo pochi tratti, eppure incredibilmente espressivi. L’illustratrice si è ora buttata a capofitto in un’altra impresa titanica: un’enciclopedia dedicata al mondo vegetale. «Sarà forse un po’ meno divertente: le piante non hanno gli occhi!» sorride mostrando le prime sgargianti tavole illustrate su carta e al computer.

Questione di punti di vista
La passione per il disegno anima Adrienne sin da quando era giovanissima. «Alle scuole medie di Bedigliora ho avuto un bravissimo professore di disegno. È lui che mi ha aiutata a preparare il dossier per lo Csia. Una volta, come esercizio, ci aveva chiesto di fare un disegno su una pièce di teatro cui avevamo assistito. Non ne avevo proprio voglia, e mentre i miei compagni avevano raffigurato diverse scene dello spettacolo, io avevo disegnato le poltrone da dietro e le sagome delle teste degli spettatori. Al mio professore era piaciuto il mio punto di vista. In verità era solo pigrizia da parte mia». La stessa «pigrizia» che l’ha ispirata nell’illustrare la famiglia dei «veloci» nella sua «Strana enciclopedia»? Gli animali non si vedono nemmeno, sono talmente veloci che del loro passaggio sul libro, si vedono solo le impronte. «Mio papà mi aveva detto che gli sembrava una presa in giro – confessa Adrienne –. In effetti verso la fine, dopo aver disegnato così tanti animali, iniziavo ad essere stanca». L’autoaccusa di pigrizia pare però un po’ severa: l’epiteto di pigro poco si addice a qualcuno che si rinchiude nel suo atelier da prima che faccia giorno fino a notte inoltrata. Il computer è sempre acceso, matite e penne mai troppo lontane. «Non riesco a disegnare in treno o in un bar. Ho bisogno di restare nel mio mondo e di ascoltare la mia musica. A volte il weekend mi costringo a chiudere la porta dell’atelier e a non entrarci, ma se un’idea mi trotta per la testa, c’è poco da fare: devo subito metterla nero su bianco!».

Viaggiare leggendo
A sfogliare i suoi libri si incappa in una panoplia di colori e di ambientazioni che sembrano venire da un’esperienza diretta ai quattro angoli del pianeta, ma Adrienne con il suo sorriso timido e gentile ci sorprende: «No, non mi piace viaggiare. Ho bisogno dei miei punti di riferimento» confida. E se è vero che «il solo vero viaggio non è andare verso nuovi paesaggi ma avere altri occhi, vedere l’universo con gli occhi di un altro»*, ecco, allora la lettura dei libri di Adrienne sì, può essere un vero viaggio. E per compierlo, ci si può anche comodamente adagiare su una poltrona, come Lili.

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