Alberto Aliverti sulle acque del Ceresio. (Foto: Sandro Mahler, mad)

Ha seguito il vento della pazzia, ed è arrivato in alto mare

Quello dello skipper Alberto Aliverti è un percorso atipico, che inizia dalla curiosità per il mondo della follia e che lo porta alla ricerca del vento. — di FREDY FRANZONI

Alberto Aliverti inizia il racconto della sua vita mentre ci lasciamo cullare dal dondolio di un catamarano ancorato in una delle tante baie color turchese del mar dei Caraibi. Lui è lo skipper, il comandante di bordo, di un viaggio di una quindicina di giorni a zigzag tra le isole delle Grenadine. «È la prima crociera che organizzo oltre Oceano» ci dice sorridendo.

L'intervista a «Sinceramente»

Alle sue spalle ha però almeno un centinaio di altre esperienze analoghe nel Mediterraneo. Nato a Rovellasca, provincia di Como, fino ai sedici anni ha conosciuto soprattutto la montagna. «Con mio papà, che era un appassionato escursionista, andavamo spesso in Vallese, dove abitava una mia zia, e lì facevamo lunghe camminate». Poi la prima vacanza al mare, con gli amici adolescenti, e la scoperta di un nuovo mondo. Seguono le prime esperienze con una barca a vela sui laghi di Como e di Lugano. Studi liceali e due anni di ingegneria meccanica al Politecnico di Milano. «Ma poi ho capito che non era la mia strada».

«

Dove cʼè vento per navigare ci sono anche io»

Alberto Aliverti



Lʼinizio di una nuova avventura

Affascinato «del mondo della follia» decide di dare una prima svolta alla sua vita. «Nel 1975 mi iscrivo alla scuola di infermieri psichiatrici al Neuro di Mendrisio». Nel 1987 al Centro Velico Caprera ottiene  il diploma di aiuto istruttore. Sono gli anni della vita familiare con la nascita di due figli, Niccolò e Martino. Dal 1990, una volta lasciato il Neuro, gestisce con alcuni amici una barca a vela in Liguria. «Lʼavevamo smontata tutta e poi rimontata, per iniziare ad organizzare delle crociere per amici e conoscenti». Attività che divide con il lavoro a metà tempo di sorvegliante notturno allʼOTAF di Sorengo. Poi la separazione dalla madre dei suoi figli, un momento non facile. Aumenta il tempo di lavoro, diventando educatore. A 48 anni si iscrive alla Supsi per formarsi come operatore sociale. Poco dopo segue il corso di Scienze dellʼeducazione allʼuniversità di Lione. Un ciclo di studi che si conclude con una tesi sul tema Formazione dʼadulti e la barca a vela. «È curioso notare – commenta – come numerosi meccanismi si ripetano in praticamente tutte le crociere». 



Un argomento che ci stuzzica, visto che stiamo proprio vivendo lʼesperienza di otto persone  che hanno scelto di condividere lo spazio ristretto di una barca. Si tratta di ricreare un proprio mondo. «Interessante – aggiunge – il fatto che quasi sempre, dopo i due terzi del viaggio, la gente inizia ad aprirsi in modo spontaneo, a confidare sue storie personali, a volte anche intime. Si tratta di momenti molto belli e importanti».  A questo punto il ricordo di Alberto si fa molto concreto. «Per cinque anni ho organizzato uscite in barca a vela con ragazzi seguiti dai servizi sociali della Magistratura dei minorenni».

Crociere volute per permettere ai ragazzi e agli educatori che li seguono di conoscersi meglio, di approfondire la relazione. «Ricordo che in una circostanza, uno dopo, lʼaltro i ragazzi si sono succeduti al tavolo in cui stavo con lʼeducatore e hanno iniziato a raccontarsi, a esporre i loro problemi, le loro paure, i loro progetti...». Torniamo agli elementi base che emergono vivendo nellʼambiente ristretto di una barca. «Si tratta dei cosiddetti rapporti funzionali, in altre parole del ruolo che ciascuno assume nella vita di gruppo. Talvolta si tratta di funzioni che taluni si auto-attribuiscono, oppure vengono assegnati, altre volte imposti dagli altri. Nascono le figure dei leader del gruppo, di coloro che si occupano soprattutto della cucina, altri che aiutano nella guida dellʼimbarcazione». Ruoli definiti prima della partenza, oppure nascono spontaneamente? «Di solito evito di attribuire dei ruoli prima di partire. Tutto nasce e cresce cammin facendo e questo è lʼaspetto che più mi affascina. In fondo, alla fine di un viaggio in barca nessuno è come quando è partito...».




Tra il Malcantone e il mare
Quattro anni fa Alberto ha perso il posto di lavoro allʼOTAF. «Ora la mia attività professionale è suddivisa su vari impegni. Mi occupo della formazione dei referenti per la formazione pratica nel settore sanitario e dei giovani che si apprestano a svolgere il servizio civile in ambito sociale.  Sono anche perito per gli esami pratici degli operatori socio assistenziali».  Inoltre, sta anche costruendo una casa, fedele alla sua spiccata manualità. E poi cʼè il costante richiamo del mare. È pronto ad organizzare tante altre crociere. «Dove cʼè vento per navigare ci sono,  anche se a Breno, dove abito, non si vede il mare...». Intanto il vento ha iniziato a riprendere vigore anche nella baia in cui ci siamo fermati. È ora di ripartire alla scoperta di nuove isole dellʼarcipelago delle Grenadine. Unʼultima domanda, per chiedergli come sta vivendo questa prima navigazione nel mare dei Caraibi.  «Benissimo» risponde  guardandoci diritto negli occhi «perché qui il vento non manca mai...».

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