Alessandro e i suoi... 34 pappagalli

Nel nido, due uova si schiudono sotto gli occhi dei genitori. Due ararauna vedono la luce: pappagalli intelligenti, sensibili e giocherelloni. Ma, ahimè, una volta usciti dal guscio i genitori non vogliono imbeccare i loro piccoli. Uno non ce la fa. L’altro viene prelevato dal nido. — AMELIA VALSECCHI JORIO

«Alessandro mi scruta e pensa: “dovrò metterlo al caldo, altrimenti non si salverà”. Sono nato da pochi giorni e mi sento debole. Ma ora ci penserà il mio amico umano. È un ragazzo alto e molto gentile. Adesso mi prende con dolcezza tra le sue mani per mettermi in una cesta riempita di segatura. I primi mesi sono stati duri anche per lui, mangiavo dalle tre alle cinque volte al giorno. Con una siringa (senza ago), mi imbeccava il cibo, una pappetta fatta di polvere diluita nell’acqua. E non ero per niente accondiscendente, avevo fame sì, ma anche tanta paura. Quando si avvicinava, mi dimenavo e sgranavo gli occhi come se avessi visto un fantasma. Poi, a poco a poco, ho imparato a conoscerlo. Oggi che ho sei mesi, sono diventato la sua ombra. Resto diffidente nei confronti degli estranei, ma con lui sono diverso, mi faccio coccolare. Non appena apre la porta di casa, inizio a chiamarlo con il mio verso inconfondibile. Spero tanto mi porti una noce, il mio cibo preferito. E quando si addormenta sul divano, scendo dalla mia gabbia – che sta in salotto – e vado a pizzicargli gli alluci. Che spaventi ogni tanto, ma lui non se la prende. Mi guarda, sorride e mi dice, ora devi andare a riposare. Non sono mai molto d’accordo di rientrare nella gabbia, ma dopo qualche tentativo vano, torno quieto nella mia dimora. So che il giorno successivo uscirò di nuovo. Da un mese ho iniziato a parlare, quando qualcuno s’avvicina, lo saluto con un ciao. Ho pure iniziato a volare. Dapprima con qualche goffa caduta ed ora con sicurezza. Se non ci fosse stato Alessandro, non avrei potuto raccontare la mia storia».

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Per tenere i pappagalli sono necessarie le autorizzazioni rilasciate dall’ufficio cantonale di veterinaria sulla base dell’articolo 95, OPAn, Allegato 2, Tab. 2, no 30. Ad esempio, spiega il dottor Tullio Vanzetti, veterinario cantonale, per la tenuta di un Ara ararauna le condizioni nella decisione di autorizzazione sono le seguenti: avere una voliera con una superficie minima al suolo di 10 m2 e un volume minimo di 30 m3 per due animali (altezza minima della voliera 3 m). Per ogni ulteriore animale è necessario 1 m2 di superficie supplementare. Il parco esterno è facoltativo. Se sempre accessibile può essere calcolato nella ragione di un terzo nella superficie totale della voliera. Nel parco devono essere sistemati dei rami naturali affinché gli uccelli possano “rosicchiare” ed arrampicarsi. Un terzo della voliera deve essere libera da strutture per permettere agli uccelli di volare. Nelle zone a clima mite è possibile una tenuta costantemente all’aperto, occorre però prevedere un ricovero provvisto di fonte di calore (ad esempio lampada ad infrarossi) costantemente accessibile nel periodo invernale. Gli animali devono avere la possibilità di bagnarsi e disporre di grit. Se occorre separare dei soggetti, la voliera deve poter essere suddivisa (in ogni caso ogni animale deve avere a disposizione una superficie minima di 10m2 e 30m3.

Tutte le informazioni riguardanti le regole e le autorizzazioni cantonali, le trovate sul sito:

https://www.blv.admin.ch/blv/it/home/tiere/tierschutz/heim-und-wildtierhaltung/papageien.html

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