Alessio Petralli, linguista e direttore della Fondazione Möbius Lugano.

Alessio Petralli, sulla lingua

L’italiano sempre più in preda agli anglismi e alla sciatteria? Le considerazioni del membro del gruppo Incipit dell’Accademia della Crusca. — ROCCO NOTARANGELO

Come è cambiata la lingua italiana in Ticino, a 25 anni dal suo saggio «L’italiano in un cantone» (ed. Franco Angeli)? C’è più omogeneità o più distanza di qua e di là della frontiera?
Se dal punto di vista lessicale non è facile dare un giudizio, invece, sul piano fonetico, dell’intonazione, della capacità di eloquio vedo più omogeneità. I giovani, specialmente del Luganese, si sono avvicinati al «modello lombardo», che in Italia è quello egemone.I n Italia, è solo da pochi anni che i dizionari accolgono le varianti ticinesi o elvetiche. Da ultimo, la Crusca ha «sdoganato» la meteo… Sì, da una quindicina di anni il vocabolario Zingarelli ha inserito una quarantina di elvetismi: attinenza, autopostale, buralista, patriziato… Non sono molti, ma va detto che non tutti i ticinesismi hanno la stessa pregnanza.

Secondo una ricerca dell’Ocse, un terzo dei giovani italiani della scuola media superiore non è in grado di capire fino in fondo un articolo di giornale. Qual è il suo giudizio?
Ricordiamoci che in Italia la scuola dell’obbligo di otto anni è arrivata solo negli anni Sessanta del secolo scorso e che in questi 50 anni, grazie alla scolarizzazione di massa, c’è stato un grande progresso. Certo, è vero che oggi, con il tracimare delle nuove tecnologie in ogni ambito della vita quotidiana, i giovani, e non solo, hanno il problema della navigazione continua e frammentaria sulla superficie di internet. E quindi, fanno spesso fatica ad approfondire e a leggere con la dovuta concentrazione…

Il linguista italiano Vittorio Coletti propone di tornare a insegnare e studiare grammatica nei licei e all’università…
Un conto è la lingua scritta e un altro la lingua parlata. Studiare la grammatica? Sì, ma quale? Quella tradizionale, con l’analisi logica e del periodo? Perché no, ma non solo, e va presentata in modo elastico, perché le grammatiche sono tante: del parlato quotidiano e dello scritto più formale. E poi anche gli sms e la posta elettronica hanno una loro grammatica.

Qual è lo stato di salute dell’italiano nelle scuole e nei media in Ticino? Anche da noi abbondano gli strafalcioni su «piuttosto che», «gli» al posto del «le», «assolutamente» come risposta passe-partout…?
Se guardiamo agli ultimi decenni, sono moderatamente ottimista. C’è un’italofonia diffusa, cosciente. Tanto per dire, se si paragonano le interviste agli sportivi o ai giovani di oggi con quelle di 30 anni fa, non c’è proprio da vergognarsi. Insomma, l’italiano parlato è migliorato. Sull’italiano scritto, invece, non abbiamo, almeno in Ticino, un’indagine sistematica e approfondita che permetta un giudizio scientificamente fondato. E sugli strafalcioni, dobbiamo sempre distinguere, perché la lingua si evolve e l’uso diventa, certe volte, la regola. Per esempio, nel caso di «gli» usato anche per «le» nel parlato sgorga a tutti se non ci si sorveglia. L’importante è esserne consapevoli.

Il gruppo Incipit, di cui lei è membro, dell’Accademia della Crusca ha lanciato una campagna contro gli anglismi, sempre più diffusi in Italia nella politica, proponendo termini italiani. Questa iniziativa non rischia di essere una crociata purista come la battaglia del Fascismo contro i francesismi?
L’autarchia linguistica del fascismo fu un fallimento, anche se, grazie a Bruno Migliorini, si imposero parole come «regista» e «autista» al posto di régisseur e chaffeur. Oggi è diverso. L’iniziativa del gruppo Incipit mira a dare un parere sui forestierismi di nuovo arrivo, impiegati nel campo della vita civile e sociale, per impedire che si diffondano creando pericolose incomprensioni. È un’operazione di preoccupazione sociale e di antiprovincialismo. Tanti italiani usano termini inglesi senza capirli. E servono spesso per camuffare la realtà. Il gruppo Incipit ha per esempio proposto che l’inglese bail in, accolto dai giornali italiani per indicare il salvataggio di una banca dall’interno, con il coinvolgimento anche dei correntisti, venisse sostituito con «salvataggio interno».

Come si difende l’italiano giuridico federale e ticinese dagli anglismi?
Meglio. Grazie al plurilinguismo siamo più attrezzati, meno provinciali quanto al prestito di parole straniere. Nessuno si sognerebbe di usare stepchild adoption, per l’adozione del figlio del partner.

La nuova Fondazione Möbius Lugano, che lei dirige, si occuperà anche di lingua?
Certo, uno degli scopi della nuova fondazione è di promuovere la lingua e la cultura italiane, valorizzandone gli aspetti più vitali nella Confederazione, nel nuovo contesto globale e digitale.


Nella bacheca dell’Usi a Lugano, le parole inglesi spiccano in ogni manifesto.

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Pubblicazione:
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