Aili Keskitalo, regina dei sami.

Alla scoperta del Samiland
(e della sua regina)

Nel Nord Europa vive ancora una grande popolazione indigena, in equilibrio tra tradizione e modernità. Abbiamo incontrato la loro sovrana.  — JACOPO PASOTTI

Il Sametinget, il parlamento dei sami, è avvolto da una pioggia sottile. L’edificio è in legno, l’architettura è slanciata e moderna. È circondato da pini e betulle. Nell’ampio parcheggio di fronte al parlamento non ci sono slitte o renne, ma automobili. Due porte-finestre scorrono aprendosi sulla reception, che è poi l’ingresso di una ampia, e luminosa biblioteca. È qui, a Karasjok, nell’altipiano del Finnmark in Norvegia che i rappresentanti dei sami norvegesi si incontrano e discutono le politiche del governo per la tutela della loro cultura ed economia. Con soli 2.800 abitanti Karasjok è la «capitale» norvegese del Sápmi, o Samiland, un immenso territorio diviso tra Norvegia settentrionale, Svezia, Finlandia, e Russia. Un popolo che sa adattarsi Ricevo un pass con un codice a barre che apre le porte alle stanze interne del parlamento. «Benvenuto nel Sametinget, questa è la nostra biblioteca, il mio ufficio è la in fondo», dice Aili Keskitalo, la regina dei sami mette maggior enfasi nel presentarmi la biblioteca che il proprio ufficio di rappresentanza.

Un golfo del Finnmark


Keskitalo è spesso chiamata «la regina dei sami», probabilmente perché i norvegesi hanno il loro re, ed il presidente del Sametinget non sarà certo da meno. Non indossa un pesante abbigliamento folkloristico o grossi stivali di pelliccia di renna (come qualcuno potrebbe attendersi dopo aver sfogliato i dépliant turistici), ma un moderno vestito della moda contemporanea sami. Non mi accoglie in una capanna nel bosco dove arde un fuoco di abete, ma il suo ufficio è anch’esso moderno, anche se qualche oggetto è un richiamo alla cultura che reppresenta. Keskitalo mi guarda diritto negli occhi e chiarisce: «Io non ho una visione romantica  dei sami. I sami esistono ancora, ma siamo un popolo che sa adattarsi, e sappiamo adottare le nuove tecnologie».

Il faro Slettnes, il più settentrionale d’Europa


Non mi aspettavo questo. Giunto dal cuore dell’Europa dove tutto è produzione e progresso, l’immagine che mi ero fatto di questa popolazione indigena, forse l’ultima grande popolazione indigena europea, era diversa. Mi aspettavo una apologia dei tempi antichi, del nomadismo, dell’attaccamento al mondo naturale. Ma Keskitalo chiarisce anche che c’è ancora spazio per la tradizione, «quello che vedi nelle cartoline», dice. «È importante, è la nostra memoria, sono le nostre radici, ma dobbiamo relazionarci con la società, con il governo norvegese con i mezzi della società e del governo norvegese». In tutto questo, l’attaccamento, la dipendenza dai sistemi naturali è ancora fondamentale. Io fatico a seguirla.

Ingvild Petterson, conservatrice del Museo Sami.

Forse la mia cultura ha ormai deviato da questi concetti. Insomma, progresso e natura tendono un po’ ad allontanarsi, penso. Ma la rappresentante dei circa 40mila sami norvegesi (sono circa 60mila comprendendo anche gli altri Paesi scandinavi) non la pensa così: «Potremmo essere un modello per le altre popolazioni indigene: si può stare al passo con i tempi, ma mantenere contemporaneamente le radici con le tradizioni, con il passato», dice. «Certo, tutto questo va difeso, e spesso i governi non ci aiutano». Infatti, la cultura semi-nomade dei sami si scontra con la società industriale e urbana che li circonda. La storia dei sami, da quando il Finnmark è stato ripartito tra diversi Paesi, è segnata da continui (e poco onorevoli) tentativi di cancellarne la storia e la memoria.

Il Parlamento Sami a Karasjok

Mantenere viva la propria cultura
È per questo che i sami si sono muniti prima (nel 1956) di un Consiglio che riuniva rappresentanti da ogni Paese scandinavo e poi, dal 1989, di un autentico Parlamento per i sami norvegesi. «È un Parlamento etnico, un caso unico nelle popolazioni indigene», spiega. È composta da 39 membri eletti dal popolo, ed è lei a presiederlo. «Siamo un popolo pacifico e cerchiamo di accordarci con il governo attraverso il dialogo, anche se spesso non veniamo ascoltati», dice Keskitalo. I sami svedesi hanno un parlamento dal 1993, quelli finlandesi dal 1996, mentre la più modesta comunità russa sta lavorando alla istituzione di un parlamento dal 2008.


Renne nella penisola Varanger

Attraversando il Finnmark, un intrico di laghi, foreste, altipiani granitici dalle forme arrontondate, levigate da antichissimi ghiacciai, il più delle volte i sami non li potrete distinguere. Vestono come voi, lavorano come voi e rispondono al cellulare come voi. Le renne, che in estate si sparpagliano su territori immensi, sono bspesso riunite usando l’elicottero, il GPS, lo smartphone. I sami potrebbero accogliervi in un albergo o all’ingresso di un museo. Come mi succede poco lontano da Karasjok, un territorio di sami allevatori e pescatori, quando incontro Ingvild Petterson, conservatrice presso il Museo Sami di Varenger. La incontro mentre prepara un riparo in fieno per la fiera dei prodotti sami di fine luglio. È laureata in archeologia, ha un vistoso tatuaggio sul braccio e l’anno scorso è stata a Milano: suo marito è un fan di una squadra di calcio milanese e ha realizzato il sogno di vedere una partita a San Siro. «Mi piace che i visitatori conoscano le nostre tradizioni, è un modo per mantenere viva la nostra cultura», racconta.


Un pescatore sami di fronte alla sua abitazione

L'universo Sami

Storia e geografia tortuose

Il punto di partenza per una visita nei territori artici del Finnmark può essere Kirkenes, a pochi chilometri dal confine tra Norvegia e Russia. Una visita al museo Grenselands-museet è una prima immersione nella storia di questa regione, spesso arena di scontri tra potenze europee. Da qui si può raggiungere Karasjok, seguendo strade che tortuosamente seguono i profili delle coste e poi si tuffano nella taiga. Non lontano da Karasjok, dove si trova il Sametinget, c’è Kautokeino, la «capitale» dei sami norvegesi. Qui si trova anche l’Università Sami, dove si studiano la lingua sami, la storia, ma anche l’ecologia dell’artico scandinavo.

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Pubblicazione:
martedì 09.08.2016, ore 00:00


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