Ancora più cattivo

LO SPORT — Per il 26enne ticinese Patrick Rossini, capocannoniere dell’ultima serie B, inizia la grande avventura in Super League con lo Zurigo. Leggi anche «L'angolo» di Armando Ceroni!

Una caterva di reti (ben 22) segnate sui campi di Challenge League, il titolo di capocannoniere e la fama di rapace d’area. Dopo una lunga gavetta, Patrick Rossini, 26enne di Giubiasco, bussa alle porte del massimo campionato di calcio svizzero. La firma con lo Zurigo gli vale l’approdo nel pallone che conta. E c’è già chi ipotizza per lui un futuro in Nazionale. «A me comunque non piace pensare a queste cose – dice l’attaccante –. Ora sono a Zurigo e provo a ritagliarmi uno spazio. Già quello non sarà evidente».

Arriva in alto piuttosto tardi, Patrick. Al contrario di quanto capitato a suo fratello Jonathan che, più giovane di un anno, ha già avuto l’onore di militare nella serie A italiana. «La mia – spiega Patrick – è stata un’ascesa graduale. Bellinzona, Ascona, Locarno. E poi lo Sciaffusa che mi ha consentito di fare il salto di qualità». A frenare la carriera del bomber ticinese, un brutto infortunio ai crociati del ginocchio. Era il 2010. «Ma da quel brutto momento, sono uscito ancora più cattivo. Quando sei costretto a stare fuori, ti rendi davvero conto dell’opportunità che hai nell’avere la salute. Io sono fatalista, credo che le cose non capitino per caso. Forse dovevo prendere coscienza della mia fortuna».
 
Il calciatore ticinese racconta l’impatto con la nuova realtà. «Ogni tanto mi chiedo ancora se per caso non stia sognando. Qui è tutto altamente professionale e sono stato accolto alla grande. Lo Zurigo è un club che giocherà le coppe europee, ci sono grosse ambizioni». Patrick vive a 10 minuti dal centro con la moglie Eleonora e con il figlio Leonardo, che ha da poco compiuto un anno. «Sono un tipo alla buona, semplice, molto legato alla mia famiglia». Anche con Jonathan il rapporto è stretto. «Ci sentiamo almeno un paio di volte a settimana. Siamo cresciuti tirando calci al pallone, mi ricordo ancora quando eravamo piccoli e giocavamo nel Sant’Antonino». Oggi Patrick è un terminale offensivo di alta qualità. Non torna a recuperare palloni, ma ha l’istinto del killer. La squadra, insomma, deve giocare per lui. Per farlo segnare. «Lo Zurigo è consapevole di questa mia caratteristica. E per questo mi ha voluto. Spero di ricambiare la fiducia ricevuta».

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Testo: Patrick Mancini

Foto: Pino Covino

Pubblicazione:
lunedì 21.07.2014, ore 00:00


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