Lorena Dozio al LAC a pochi giorni dalla prima. (Foto: Annick Romanski)

Andava a teatro per starsene in pace, ora è un'artista di livello internazionale

IL RITRATTO - Lorena Dozio, danzatrice e coreografa luganese, si sta preparando per la "prima" del suo nuovo spettacolo Otolithes, in scena al LAC. — RAFFAELA BRIGNONI

Ah era oggi?». Lorena Dozio è presa di sorpresa: si è dimenticata del nostro appuntamento. «Il tempo stringe, cerchiamo di dilatarlo» sorride la trentasettenne luganese, aggiustandosi i capelli nel bel mezzo delle prove per la prima del suo spettacolo Otolithes, che debutterà il 30 settembre al LAC. Pavimento e tende nere alle pareti, una forte illuminazione pendente dal soffitto, sparsi in terra qualche snack, buste con frutta e verdura e bottigliette d’acqua. Il piccolo team di Lorena Dozio con il compositore Carlo Ciceri e i tre danzatori, pare rinchiuso in un bunker, equipaggiato per poter rinunciare al mondo esterno per ore. Perdere la concezione del tempo qui: niente di più semplice. 

Da Lugano a Parigi 
D’altronde è anche questa una delle fascinazioni che ha attirato Lorena Dozio nel mondo dello spettacolo. «Quando ero studentessa a Lugano, il liceo metteva a disposizione biglietti gratuiti per
rappresentazioni teatrali. A dire la verità, non erano nemmeno tanto le pièce a piacermi, che trovavo troppo classiche, quanto il fatto di stare per un’ora a teatro, fuori dal mondo» confida la giovane coreografa. Finito il liceo, Lorena Dozio si iscrive al Dams (Discipline delle Arti della Musica e dello Spettacolo) di Bologna, con indirizzo teatrale. Ed è qui che scocca la scintilla per la danza contemporanea. «Una regista mi aveva affidato il ruolo di un Ulisse che danzava invece di parlare. Lo spettacolo ricordava la tradizione dei pupi siciliani, tra danza e narrazione». E cosìDozio capisce che la sua strada non sono il teatro e la narrazione classica, ma la danza contemporanea. Non personaggi, non dialoghi, ma corpi in movimento. «Non mi interessava far parlare un personaggio, ma lavorare con altri parametri: il corpo, lo spazio, il tempo» ricorda Dozio muovendo le mani, come a dimostrare e dare forma al suo pensiero. Il suo percorso prosegue al Centro Nazionale di Danza Contemporanea di Angers, in Francia, dove si lancia anche nella coreografia.

Visibile e invisibile
«Volevo creare per condividere delle dimensioni con il pubblico. Il principio del lavoro del coreografo è simile a quello dell’architetto: si parte da un’idea che con il tempo si cristallizza. Poi si sviluppa un’altra idea ancora, e la costruzione procede, basandosi sugli elementi già consolidati. Mi piace la fase della concezione dello spettacolo, quando si trovano le idee che una dopo l’altra si incastrano e si completano. Poi segue la fase dove lo spettacolo prende forma, si incorpora. Quando lo spettacolo debutta è un po’ come se il lavoro non ti appartenesse più, bisogna lasciarlo andare e arriva come una sensazione di vuoto, ma che lascia lo spazio a qualcosa di nuovo!» spiega Dozio, che sin dalle sue prime creazioni, si interessa alla relazione tra il visibile e l’invisibile, fil rouge che segna anche il suo ultimo spettacolo, in cui si muove in scena assieme a tre danzatori. «Quello che mi interessa è far apparire gli spazi, le forze. Il suono, viaggiando attraverso l’aria, rende visibile lo spazio. In Otolithes, non parliamo, fischiamo. Tramite il fischio, i corpi diventano strumenti musicali e trasmettitori di codice. Avevo visto un’installazione d’arte contemporanea che mostrava gli abitanti di Kuşköy, in Turchia, comunicare attraverso i fischi. Sono in grado di trasmettere messaggi codificati e di tenere una vera e propria conversazione, semplicemente fischiando. In Otolithes i fischi creano un ambiente, rivelano dimensioni nello spazio, altri sono più funzionali, delle manifestazioni di presenza, ritmi, come quelli degli uccelli» anticipa la danzatrice. Nel 2006, Dozio si trasferisce a Parigi, ma mantiene una relazione forte con il Ticino dove presenta tutti i suoi spettacoli. «La mia compagnia è basata a Lugano e sono molto felice di poter ritornare a lavorare qui. Dopo un po’ Parigi “secca”  – confida Lorena Dozio che ama il Ceresio e nel tempo libero ricarica le batterie in mezzo alla natura –. Lasciare Lugano era stata una scelta obbligata. In Ticino c’è ritardo nella danza contemporanea. Ma in fondo è una cosa buona perché vuol dire che c’è molto da fare! – racconta entusiasta –.  E ho fiducia: noto una maggiore sensibilità e interesse per questa arte da qualche tempo».

La prima al LAC
Fuori si sta facendo buio, il team si prepara a godersi la serata mentre Lorena Dozio guarderà le riprese delle prove. «Il dialogo con i danzatori è molto importante per lo sviluppo e insieme si avanza nella scrittura. Danzare è un viaggio, e infatti, prima di entrare in scena, auguro un “buon viaggio” agli interpreti». Ed è quello che auguriamo anche noi il prossimo 30 di settembre, ai danzatori e agli spettatori di Otolithes.

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