Andiamo a vivere in Uruguay

La famiglia Britos ha solide radici nel nostro Cantone, ma il richiamo del Paese sudamericano è sempre stato irresistibile, tanto da farli emigrare. — Mattia Bertoldi

Ho un legame così forte con la mia terra che non ho mai -dubitato di partire. Era solo questione di tempo». Mathias Britos, attore professionista 35enne nato e cresciuto in Ticino, l’ha sempre saputo: prima o poi sarebbe emigrato in Uruguay, nella periferia rurale di Montevideo, dove il padre ha avviato una piantagione e co-fondato una cooperativa. Non è solo: lo accompagnano la moglie Serena Wiederkehr (33 anni, biologa) e i figli Benicio (5 anni) e Ramiro (2 anni), che già parlano e capiscono sia l’italiano, sia lo spagnolo.

Mathias Britos e Serena Wiederkehr con i figli Benicio (5 anni, a sinistra) e Ramiro (2 anni) in procinto di partire per il Sudamerica.

Mathias Britos e Serena Wiederkehr con i figli Benicio (5 anni, a sinistra) e Ramiro (2 anni) in procinto di partire per il Sudamerica.
http://www.cooperazione.ch/Andiamo+a+vivere+in+Uruguay Mathias Britos e Serena Wiederkehr con i figli Benicio (5 anni, a sinistra) e Ramiro (2 anni) in procinto di partire per il Sudamerica.

Discendente di emigranti ticinesi in Uruguay (il primo avo a partire fu Annibale Quadri nel 1896), Mathias ha già portato la famiglia a visitare i parenti sudamericani. «Ne sono tutti entusiasti. Là lavoreremo come agricoltori, vivremo a stretto contatto con la natura e passeremo molto più tempo insieme, che è uno dei motivi che ci hanno spinto a partire. 

I progetti all’orizzonte sono molti: a me piacerebbe poter presto affittare delle camere così da ospitare amici e turisti nella nostra magione, Benicio risparmia franco su franco per comprarsi un asino e Serena non vede l’ora di applicare tutto ciò che ha studiato lavorando tra i campi».

Mathias è volato in Sudamerica coi figli un paio di settimane fa, Serena li raggiungerà in questi giorni. Gli scatoloni da chiudere sono molti. «Abbiamo avviato i preparativi circa un anno fa; all’inizio volevamo riempire un container per portarci dietro tutto ciò che affollava il nostro appartamento a Molino Nuovo; poi, considerati i costi, abbiamo preferito caricare solo il minimo indispensabile. Benicio voleva lasciare tutti i suoi giocattoli qua. Mi ha detto: “Ma se in Uruguay papà ci costruisce una casa sull’albero come ha promesso, cosa me ne faccio?”. Le cose a cui teniamo di più le abbiamo affidate agli amici. Così, se dovessimo ritornare…». Anche se in mano alla famiglia Britos ci sono biglietti di sola andata. «Per ora pensiamo di soggiornare là almeno tre anni, poi si vedrà. Valuteremo di stagione in stagione. Ma so già che Mathias desidera rimanere in Sudamerica più a lungo».

Lui sul tema nicchia, ma i suoi occhi non mentono: il loro azzurro intenso ricorda più le strisce della bandiera dell’Uruguay, che lo stemma del canton Ticino.

Sebastian Barreira Morosoli ha 20 anni e vive a Montevideo, ma ha radici ticinesi.

Sebastian Barreira Morosoli ha 20 anni e vive a Montevideo, ma ha radici ticinesi.
http://www.cooperazione.ch/Andiamo+a+vivere+in+Uruguay Sebastian Barreira Morosoli ha 20 anni e vive a Montevideo, ma ha radici ticinesi.
«

È per me un grande orgoglio avere origini ticinesi»

Cooperazione: Raccontaci un po’ di te…
Sebastiano Barreira: Ho 20 anni e studio diritto all’università di Montevideo. Sono nato e cresciuto in Uruguay, ma sono svizzero da parte di madre: suo zio era Juan José Morosoli, il noto scrittore.

Come vivi le tue origini ticinesi?
Con grande orgoglio, perché sono consapevole di essere legato a un Paese dalla grande cultura come la Svizzera. Mia madre e mio zio mantengono vivo questo legame grazie a un gruppo dedicato ai Ticinesi in Uruguay.

Che cosa conosci della tua terra di discendenza?
L’esperto di casa è mio zio che ha moltissime storie legate al passato della nostra famiglia da raccontare; la mia conoscenza del Ticino è legata a questi racconti. Cinque anni fa ho visitato la Svizzera francese e tedesca, ma non sono stato in Ticino. Spero di rimediare presto!

Come mantieni i legami con gli altri Morosoli sparsi nel mondo?
Grazie a Swisscommunity, il social network dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero. In questo modo posso cercare i miei discendenti e parlare con altri giovani svizzeri.

Tra gli scrittori più amati e popolari, anche un capriaschese 

Juan José Morosoli nacque a Minas nel 1899 e qui morì nel 1957.

Juan José Morosoli nacque a Minas nel 1899 e qui morì nel 1957.
http://www.cooperazione.ch/Andiamo+a+vivere+in+Uruguay Juan José Morosoli nacque a Minas nel 1899 e qui morì nel 1957.

Fosse nato in Capriasca (terra d’origine della famiglia) forse l’avrebbero chiamato «Giuvan» o Giuseppe, ma Juan José Morosoli ebbe l’Uruguay come terra natale, paese in cui è tuttora uno scrittore molto amato. Discendente di una famiglia ticinese emigrata in America latina verso la fine del XIX secolo, nacque nel 1899 a Minas, cittadina di circa 30mila abitanti a un paio d’ore di automobile dalla capitale Montevideo. Morosoli dovette abbandonare gli studi a 12 anni per iniziare a lavorare: nella libreria dello zio si innamorò della letteratura, al Café Suizo (fondato nel 1920 a Minas  con l’aiuto di un paio di amici) conobbe scrittori e intellettuali della scena nazionale. 

Qualche anno dopo avviò le prime collaborazioni con alcuni quotidiani, seguite da testi teatrali, versi poetici e racconti – in assoluto la forma narrativa a lui più congeniale. Nel 1932 fu pubblicata la raccolta Hombres, ma è probabilmente Los albañiles de Los Tapes la sua opera più celebre. Composta nel 1936, è stata tradotta e pubblicata in italiano solo alla fine degli anni Ottanta da Casagrande con il titolo I muratori di Los Tapes e altri racconti. Morosoli morì nel 1957 per un arresto cardiaco.

Si cercano storie di emigrazione

La piattaforma OltreconfiniTi cerca nuove storie di emigrazione ticinese. Se conosce le vicende di un espatriato del passato o del presente, o se è tornato in Ticino dopo un lungo periodo all’estero, scriva a oltreconfiniti@ti.ch oppure cliccando su OltreconfiniTi.

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Testo: 
Mattia Bertoldi 
Fotografia:
Luca Sangiorgi, Mad
Pubblicazione:
martedì 01.10.2013, ore 10:00


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