Noce Noseda nel teatro che ha cofondato nel 2010 a Frauenfeld.

C'era una volta un bambino che non voleva fare il corso di recitazione...

Andrea "Noce" Noseda oggi è attore e regista. E vive in Svizzera tedesca, dove, con alcuni colleghi, ha fondato un teatro. — RAFFAELA BRIGNONI

E pensare che quando aveva 7 anni, al suo primo corso di teatro proprio non ci voleva andare. «Mia madre mi racconta che mi ero attaccato alla portiera dell’auto. Dopo la lezione invece, non volevo più tornare a casa».
Non stupisce che il nostro incontro con l’attore e regista leventinese Andrea Noseda, per tutti Noce, inizi con un racconto. Brevissimo, un tweet, ma pur sempre un racconto. «Raccontare storie è quello che preferisco fare. Il “c’era una volta” è magico. Appena qualcuno lo sente, apre le orecchie e vuole sapere il seguito. È un bisogno primario» ci spiega, accogliendoci nella sede del suo teatro, la Theaterwerkstatt Gleis 5 a Frauenfeld. Nel 2010, assieme ad altri 4 attori trasforma questo ex-hangar delle ferrovie in un teatro. «Il mio amico e collega Giuseppe Spina era passato di qui in treno e aveva visto questo luogo. L’idea era quella di farne un locale di prova, poi con il sostegno della Città e del canton Turgovia, ci siamo accorti che si poteva fare di più» ricorda l’attore.  La sala per gli spettacoli è di un bel carminio. «È lo stesso rosso del teatro Dimitri. Una forma di omaggio. Siamo in quattro qui ad aver frequentato la sua scuola», ci spiega Noce, che dopo due anni di liceo, negli anni ’90 lascia la casa di Bodio e si trasferisce a Verscio per frequentare la famosa scuola. Ed è qui che scopre la sua strada e trova l’amore. Per seguire Carin, ai tempi anche lei studentessa alla scuola Dimitri, si trasferisce in Svizzera tedesca, dove la coppia e il loro figlio oggi tredicenne vivono dal 2004.

Il giro del mondo con il teatro
«Alcuni colleghi ticinesi mi commiserano. Devo costantemente smentirli. Il Ticino è bello, ma anche qui si sta bene. C’è molta apertura verso chi non è di lingua madre tedesca. È un direttore d’orchestra svizzero tedesco che mi ha chiesto di interpretare il monologo il Contrabbasso di Süskind in tedesco*, pur sapendo che sono ticinese!» afferma con modestia l’attore che nelle ultime settimane ha prestato anche la voce per alcuni radiodrammi alla radio svizzera di lingua tedesca.
Dopo la scuola Dimitri e prima di fondare il teatro con i suoi amici e colleghi, Noce gira il mondo in tournée con il teatro Paravento. «Siamo stati in Germania, Austria, Russia, Cile, Giappone… con spettacoli della commedia dell’arte. Ogni volta integravamo qualche espressione della lingua del paese in cui ci trovavamo. In Cile abbiamo recitato in un piccolo teatro di un villaggio mapuche. Erano persone che vivevano con pochissimo ed ero rimasto impressionato dal pubblico, molto partecipativo. Per contro a San Pietroburgo il mio personaggio doveva dire in modo sgrammaticato “sono tre giorni che non mangio” e chiesi a un russo come potessi dirlo. Mi rispose aggiungendo “vedrai che il pubblico apprezzerà”. Durante lo spettacolo, appena pronunciate le parole “tri dja ni jell”, la sala esplose in un applauso che durò un minuto. Non capii il perché. Alla fine mi dissero che era una citazione famosissima che ogni russo conosce tratta da Le 12 sedie di Ilf e Petrov!». Ora le tournée sono finite; non rimpiange i viaggi, ma Noce desidererebbe più tempo. «Il mio sogno sarebbe poter avere 6 mesi o un anno per montare uno spettacolo e lavorare con gli attori. Nella pratica, abbiamo un mese, un mese e mezzo!».

Il segreto della recitazione
Oltre a produrre spettacoli, Noce è anche insegnante di recitazione al liceo di Romanshorn. «Mi piace lavorare con i ragazzi. Stanno per diventare adulti ma hanno una carica che solo gli adolescenti hanno. E insegnando, si capiscono anche tante cose del proprio mestiere. A volte durante le prove mi rendo conto che dovrei mettere in pratica quello che insegno» sorride l’attore. Una lezione che non è mai male ripetere, a mo’ di mantra è «recitare, non imparare il testo». «In verità imparare il testo è la cosa meno complicata. Credo che la qualità essenziale per un attore sia la capacità d’ascolto. Non solo con le orecchie. Sono cresciuto con un fratello autistico. Da Luca ho imparato a capire che atmosfera c’è in una stanza, senza parole. Gli autistici percepiscono a un livello soverchiante. Forse è anche questo che mi ha portato a fare teatro» riflette Noce.
E noi ci chiediamo cosa sarebbe successo se quel giorno di trent’anni fa, sua madre avesse ceduto al capriccio del figlio e invece di portarlo a lezione di teatro l’avesse riportato a casa. Ma questa sarebbe già un’altra storia…

*In scena il 9.12 al Kulturforum  di Amriswil (TG) alle 20.15.

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