Chiara (5 anni) gioca soddisfatta con il suo disegno.

I cartoni animati fatti dai bambini

Grazie a Coop e a Castellinaria, ragazzi dai 5 ai 13 anni hanno creato con l’aiuto della regista Alessia Tamagni un disegno animato. Ecco il resoconto della loro entusiasmante esperienza. ROCCO NOTARANGELO

Come nascono i disegni animati, quali tecniche si usano? Per scoprirlo non bisogna andare in America, magari negli studi della Pixar di Walt Disney. Noi l’abbiamo fatto in Ticino grazie ad Alessia Tamagni, classe 1978, cineasta d’animazione di Gudo, tre cortometraggi nel suo curriculum, collaborazioni con Castellinaria e tanta attività divulgativa nelle scuole. Nei giorni scorsi, al Centro commerciale di Tenero ha tenuto un laboratorio per bambini dai 5 ai 13 anni, promosso da Coop e Castellinaria. Tema: Halloween, da realizzare in due tappe: la prima a Tenero e il 28 ottobre al Mercato Resega di Canobbio (cfr. box a pag. 15). Accompagnati dai genitori, i piccoli partecipanti arrivano nella sala del primo piano del Centro e sembrano elettrizzati dall’idea di vedere come nascono e si muovono i personaggi dei cartoni.


Seguiamo due gruppi di ragazzi: la più piccola è Chiara (5 anni) e con lei James e Naelle (6), Sophie, Michael e Fabio (8), Aline, Joy e Veronica (10) e Lorena (13). Seduti intorno ai tavoli, tra fogli di cartoncino bianco, pennarelli e matite, ascoltano rapiti Alessia Tamagni, che li introduce al workshop, mentre ad una certa distanza alcune mamme osservano e ascoltano incuriosite: «Il vostro compito è disegnare e colorare facce di bambini come voi in un cinema, seduti in poltrona, mentre guardano lo schermo in fondo alla sala. Mi raccomando, i visi devono esprimere stupore e tanta paura. Quella che provocherebbero i mostri di Halloween, che saranno disegnati nel prossimo laboratorio al Mercato Resega. Infine, un dettaglio e non secondario: gli occhi, la bocca, le braccia devono essere mobili, così poi possiamo costruire i movimenti nel film».

Il gruppo di Michael, James, Joy, Lorena, Naelle e Aline alle prese con fogli, pennarelli e forbici.


Una miniera di emozioni
I cartoni animati – lo sappiamo – sono una miniera di emozioni, per bambini e adulti; stimolano l’immaginazione, fanno riflettere sul bene e sul male e strappano qualche risata liberatoria. Da Tom & Gerry ai Puffi, da Shrek ai Simpson, intere generazioni sono state ammaliate dai film d’animazione. Soprattutto negli ultimi tempi sono diventati un prodotto di consumo planetario: 23 titoli usciti solo negli ultimi 5 anni, con incassi stratosferici: Frozen – Il regno di ghiaccio (2013) è primo con 1.276.480.335 dollari! Insomma, i cartoon non sono più una forma di intrattenimento di serie B, ma riconosciuti anche per la loro qualità artistica, tanto che, per esempio, Locarno Festival consacra ai disegni animati il premio “Pardi di domani” e Castellinaria gli dedica una sezione ad hoc, con workshop e incontri. Quest’anno, per la sua 30ª edizione (18-25 novembre), la rassegna del “cinema giovane” di Bellinzona ha programmato una promettente mostra-omaggio sugli artisti e i loro personaggi ospiti in questi tre decenni. Ci sarà il buffo Stripy dalla risata incontenibile di “Scacciapensieri”, ideato da Bruno Bozzetto, il cagnolone blu Peo di Yusako Fusaki e i tenerissimi pupazzetti di Claude Barras. E anche il giovane Mauro Carrano, vincitore del Pardino d’argento al festival di Locarno 2017 (leggi l’intervista a pag. 17).  


La faccia verde e la lingua rossa
Ritorniamo a Tenero e ai ragazzi, che intanto si sono messi subito all’opera, armeggiando matite e colori. «A me piace disegnare la faccia di verde – racconta James – ma la lingua deve essere rossa, come il sangue dei mostri». Vicino, Naelle ha tracciato il faccione rotondo di una bambina ed è assorta nel colorarle i capelli di nero: «non la voglio bionda come me» esclama con ironia. Dalla fantasia di Lorena, la più grande, esce un viso da donzella rinascimentale: «Mi è venuta così, senza pensare a niente», si schermisce. A Michael – ha colorato di rosso cremisi le poltrone del cinema e le sta ritagliando meticolosamente – chiedo se ama i cartoni animati: «Certo, e starei ore a guardarli. I miei preferiti sono Cars, Il Re Leone e i Simpson, ma soprattutto il topo Geronimo Stilton, quello che scrive i libri. Mi fa ridere tanto e ha sempre delle belle avventure». Anche Sophie segnala il cartone che vede con interesse in tv negli ultimi tempi: «È Miraculous, e mi piace perché i due supereroi salvano le persone in pericolo». La piccola Chiara, invece, con un po’ di timidezza svela che è la serie tv Curioso come George la sua passione, ma anche «i cartoni che piacciono alla mamma, come Peppa Pig, Pimpa, Pingu…». Gli fa eco Fabio: «io vado pazzo per i Puffi. E me li ha fatti scoprire mia madre».
Nel frattempo, Alessia Tamagni interviene a placare un piccolo diverbio sorto tra James e Aline, che si contendono una forbicina («È verde, è la mia preferita», dice Aline). E poi invita tutti a ritagliare con pazienza e precisione le figure che hanno creato. Concluso questo lavoro di forbici, la regista di Gudo si complimenta con i bambini e raccoglie i disegni per dar corso alla fase finale, la più attesa: far nascere il cortometraggio.

La regista Alessia Tamagni con Joy e Sophie sbirciano tra le dita in segno di paura, come nel cartone animato.

La tecnica della stop-motion
Su un tavolo c’è una macchina fotografica e un computer. Così poco per realizzare un film? «Sì, per chi come me usa la tecnica della stop-motion non sono necessari chissà quali diavolerie elettroniche» spiega la nostra regista. «In concreto si tratta di spostare a mano tutti gli elementi delle figure, faccia, braccia, occhi e bocca, e ogni volta scattare le foto, che vengono subito memorizzate in un programma del computer e quindi messe automaticamente in sequenza. Per dare un’idea dei tempi: un solo secondo di animazione richiede 24 immagini. E noi oggi realizziamo un corto di 30-40 secondi». Ma perché questa tecnica tradizionale del disegno a mano e della fotografia e non invece le più avveniristiche tecnologie digitali che ormai dominano il mercato dei cartoon? «Perché a me piacciono le figure colorate a mano; sono più autentiche, anche nella loro imperfezione, rispetto a quelle che nascono sul computer. Non è solo una scelta estetica. Secondo me la stop-motion suscita più emozioni e rievoca la bellezza dei vecchi cartoni». Siamo alla fine, al momento fatidico del workshop. Davanti allo schermo i bambini sono in trepidante attesa per conoscere il risultato della loro esperienza. Quando Alessia Tamagni clicca il tasto play e appare l’animazione, scatta un sonoro “oh” di meraviglia, e ognuno a rivendicare «quello l’ho disegnato io». Bilancio? Tutti soddisfatti e orgogliosi.

«Il computer non crea l'arte»

Intervista – Mauro Carraro, friulano e residente in Svizzera romanda, è un talentoso autore di animazione. Ha vinto il “Pardino d’argento” a Locarno Festival 2017 e sarà ospite di Castellinaria.

Chi sono i suoi modelli, a cui si è ispirato nei suoi film d’animazione?
Non sono i cartoni di Walt Disney. Ho scoperto l’animazione durante la mia adolescenza su MTV, con i videoclip musicali e non. E il mio punto di riferimento è stato Davide Toffolo, un fumettista friulano, un artista polivalente pieno di idee ed energie, che è noto anche quale frontman della band “Tre allegri ragazzi morti”.

La sua arte deve molto anche alla computer grafica, al 3D. Che importanza hanno queste tecnologie?
Devo dire innanzitutto che non sono un nativo digitale. Mi sono avvicinato alle nuove tecnologie grafiche tardi, quando sono entrato all’istituto d’arte in Italia. E poi io non sono un purista del disegno animato su carta. Anche se oggi ci sono ancora artisti dell’animazione tradizionale che io ammiro molto, come i maestri Richard Williams o Bill Plympton. Per me, invece, sono insostituibili la computer grafica, il 3D. Che, in ogni caso, sono unicamente un supporto tecnologico, non creano l’arte.

Dei suoi lavori quale è quello a cui è più affezionato?
È 59 secondi, e non solo perché mi ha fatto vincere il Pardino d’argento a Locarno Festival di quest’anno. Sono affezionato perché racconto una storia pubblica e privata, quella del devastante terremoto del Friuli del 1976, con i miei genitori protagonisti, entrambi sopravvissuti. Ed entrambi presenti alla mia premiazione a Locarno con i lucciconi agli occhi.

Lei sarà quest’anno a Castellinaria. Ci può anticipare cosa presenterà?
È la prima volta che sono ospite a Castellinaria, un festival noto per lo spazio e la rilevanza che offre al cinema d’animazione. A Bellinzona curerò un laboratorio con studenti della scuola Ceruleum di Losanna per realizzare una piccola animazione collettiva per i 30 anni di Castellinaria. E presenterò i miei film e alcune mie favole.

Cooperazione mette in palio 3 tessere per l’accesso gratuito al festival del cinema giovane Castellinaria (18-25 novembre), sostenuto da Coop cultura. Per partecipare, basta inviare un SMS con la parola chiave WINTI, la soluzione, il vostro nome, cognome e indirizzo al n. 2667 (fr. 1.–) o comunicate la soluzione e il vostro nome, cognome e indirizzo allo 0901887755 (fr. 1.– a chiamata da rete fissa). Si può giocare gratis:

www.cooperazione.ch/concorsi

Termine ultimo d’invio:
30 ottobre 2017, ore 16:00.

Condizioni di partecipazione:
vedi impressum.

Servizio di: ROCCO NOTARANGELO
Foto: Hsaskia Cereghetti, Locarno Festival - Pedrazzini

Pubblicazione:
martedì 31.10.2017, ore 16:58