Anselmo Maestrani ha trovato nelle carte un metodo per discutere e riflettere con i suoi clienti. Foto: Pino Covino

Anselmo Maestrani: «Con
l’entusiasmo si arriva ovunque»

MENTAL COACH — Prima chi si rivolgeva a lui si impegnava per sembrare migliore. Oggi, chi bussa alla sua porta, migliore lo vuole diventare. — Raffaela Brignoni

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Nel cuore di Zurigo, lungo la Limmat, tra ex edifici industriali, si erge un moderno complesso residenziale e lavorativo. Una piccola oasi di tranquillità. Anselmo Maestrani ci apre la porta di casa, un’atmosfera ovattata, dipinti alle pareti, un inaspettato e piacevole silenzio. «Fate come a casa vostra».

«

Voglio aiutare le persone a valorizzare le loro qualità»

È qui che Anselmo accoglie i suoi clienti. «Chi viene da me, in genere lo fa prima di un burn out» ci spiega il mental trainer. «Sono in gran parte manager stressati  in cerca di pace interiore che decidono di dare una svolta alla loro vita. Io li accompagno in questo momento difficile, offrendo loro i mezzi per proseguire il viaggio da soli».

La svolta per Anselmo è avvenuta una decina d’anni fa. «Fino ai 30 anni non sapevo ancora cosa volevo fare. Mi interessavano le lingue. Sono venuto a Zurigo per imparare il tedesco, poi sono andato a Londra e a Parigi, dove ho capito che quello che mi interessava erano le risorse umane, il contatto con la gente». Si forma in questo ambito e lavora come responsabile del personale in diverse ditte, tra le quali una banca giapponese con sede a Zurigo. «Ci ho lavorato a metà tempo durante la mia formazione come mental trainer. Era come andare in Giappone per mezza giornata» sorride. «Hanno una mentalità molto diversa, non sono diretti, dicono sempre di essere “busy” anche quando non lo sono, e nutrono un grande rispetto per i colleghi più anziani. La mia capa, di un anno più giovane di me, quando mi dava un incarico, se ne scusava» ricorda divertito il mental coach. «Quello che mi mancava nella mia esperienza nelle risorse umane era che il datore di lavoro non fosse interessato a scoprire i talenti dei suoi dipendenti, mentre io volevo aiutare le persone a valorizzare le loro qualità». Insomma, nelle risorse umane, le risorse non vengono sfruttate. E da qui la decisione di Anselmo di mettersi in proprio per aiutare le persone ad estrarre il meglio di sé. «Si potrebbe dire che i mental coach di oggi siano i nonni di ieri, le persone anziane e sagge che nella nostra società abbiamo allontanato» spiega nel tono pacato e rassicurante di chi sa essere all’ascolto.

Ma come si fa a cambiare vita? «Il cervello va allenato, è malleabile. Ma ci vuole entusiasmo. Un ottantenne che s’innamori di una cinese, riuscirà a imparare il cinese, perché avrà una forte motivazione per farlo». Anselmo riceve i suoi clienti, ascolta i loro problemi e cerca delle soluzioni con loro, iniziandoli alla meditazione. Si serve anche delle carte da tarocco per aiutarli. Non ha nulla di un veggente, ma ha trovato nelle carte uno strumento utile per far riflettere le persone. Così come con la tecnica dello storytelling: provare a raccontare la propria storia e cercare di capire se quello è proprio il nostro punto di vista. Come va avanti la storia? Posso darle un finale diverso? Come interpreto questo simbolo? Raccontare è già dare forma a quella matassa ingarbugliata di pensieri che ci portiamo appresso. Insomma fare ordine nella propria vita come lo si fa in casa, eliminando i pensieri impolverati che ingombrano la mente, grazie anche alla meditazione. Sono tecniche che lui stesso mette in pratica e che sono visibilmente alla base del suo benessere, combinate al suo carattere aperto. Anselmo è infatti un estimatore del couchsurfing. «Ho sempre fatto begli incontri. In sette anni avrò ospitato a casa mia una cinquantina di persone. Volendo, potrei fare il giro del mondo, soggiornando sempre da qualcuno che ha dormito a casa mia» esclama sorridente come un ragazzo.

I buoni propositi per l’anno nuovo
In questo inizio 2016, molti si saranno fissati degli obiettivi. Ma quanti vi si atterranno? «Anni fa è stato eseguito uno studio dalle Università di Sidney, Montréal e Londra. Hanno seguito per dieci anni numerose persone che si erano fissate dei buoni propositi. Solo il 3% delle persone ha raggiunto gli obiettivi. Il 97% si è lasciato distrarre, da un fallimento, dalle difficoltà. Una mia raccomandazione è quella di prendersi il tempo per stabilire cosa si voglia raggiungere, scriverlo a mano e impegnarsi per riuscirci, senza lasciarsi distrarre». Qualche altro suggerimento per iniziare bene l’anno? «Credo che sia molto utile tenere un diario e riflettere ogni sera sul giorno appena trascorso, trascrivendo tre cose belle accadute nell’arco della giornata. Viviamo in una società del superfluo, ci lamentiamo facilmente, invece di essere grati per quello che abbiamo. Ogni giorno dovremmo alzarci ed essere grati per quello che la vita ci offre». Un esercizio di igiene mentale, che di sicuro male non fa, a giudicare dal senso di serenità che trasmette Anselmo – e dai dieci anni in meno che dimostra. Vale la pena almeno provarci.

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