Piace il disco postumo di Chuck Berry

Completato dall'artista americano pochi giorni prima della sua morte, l'album Chuck (Decca) rappresenta una specie di testamento. — DIEGO PERUGINI

In genere siamo diffidenti verso i dischi postumi, che si rivelano spesso delle scadenti operazioni commerciali. Fa eccezione Chuck (Decca), ultimo lavoro di Chuck Berry, completato dal leggendario artista americano pochi giorni prima della morte e pubblicato qualche mese dopo. Un disco “vero”, insomma, e non un’accozzaglia di “fondi di magazzino”. È anche una sorta di testamento di Berry, icona e pioniere del rock’n’roll, che riallaccia i fili della sua storia in una serie di brani nel suo stile, accompagnato dai figli e altri ottimi musicisti. Tanto rock, ovviamente, ma anche blues e ballate, come la toccante Darlin’, riflessione sull’inesorabile passare del tempo. Per il resto, suoni veloci, chitarre in evidenza, la voce unica di Berry, il classico ritmo che fa battere il piede e mette voglia di ballare. C’è pure, come quadratura del cerchio, Lady B. Goode, seguito autobiografico della sua più grande hit, Johnny B. Goode. Da ascoltare e tramandare alle nuove generazioni.  

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