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Cresciano, Chironico e val Verzasca sono i luoghi eletti per gli appassionati del bouldering. La certezza granitica dei nostri massi attrae campioni e promesse mondiali del genere. La famiglia Cameroni, in azione proprio a Chironico: una salita che coinvolge tutta la famiglia.

Cederic Duss (a sin.) con Il padre Hans prima di lanciare l’aliante.

Lo skatepark è il rifugio perfetto per Samuel Tinguely (a sin.) e suo padre David.

Attività all’aria aperta

Bouldering, monopattino e aeromodellismo permettono di confrontarsi con i propri limiti e abilità. Le famiglie Cameroni, Tinguely e Duss lo raccontano.

 http://www.ticinoboulder.ch/

Le parole che ricorrono sono, sasso, svasi, filo a sbalzo, grado di difficoltà 5, 6, 8; linea tracciata, artisti tristi, masso 23, masso 18a oppure 18b. Penserete: date i numeri? Non è così, parliamo invece del bouldering, uno sport che si pratica su massi di granito e che consiste nel salire questi sassi, la cui altezza varia fra i 2 e i 5 metri, senza l’ausilio di materiale che aiuti la progressione. La protezione è data da appositi materassini che vengono messi alla base; è pure molto importante la presenza di una seconda persona per attutire l’eventuale caduta.

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A praticarla con passione c’è la famiglia Cameroni di Montagnola. Claudio, 54 anni (che da giovane è stato un appassionato di arrampicata sportiva, attività su pareti alte e in cordata), con i due figli Giuliano (18) e Diego (13), che si appassionano fin da piccoli. «Quando Giuliano è nato, con mia moglie ci siamo resi conto che l’arrampicata sportiva non si addiceva a essere praticata con un bambino piccolo, e siamo così passati al bouldering», racconta Claudio. «Che i figli e i genitori condividano uno spazio comune che non sia davanti ad uno schermo è il modo migliore per rafforzare il legame affettivo, favorire il movimento dei bambini e degli adolescenti, che trascorrono buona parte del loro tempo tra i banchi di scuola, riequilibrare attitudini psichiche e fisiche e liberarsi dalle inquetitudini», afferma Isabel Pérez, pedagogista.



Un’ipotesi avvalorata dalla grande passione che Giuliano, liceale, ha per questo sport. «Scoprire un sasso, capirlo, tentare di scalarlo, cadere, ricominciare seguendo un’altra traiettoria, cercare un appiglio con le mani, con i piedi, aderire con il corpo, rimanere sospeso è affascinante. Mollo la presa soltanto quando ho conquistato la vetta», afferma.

Fino all’anno scorso Giuliano era una stella della nazionale svizzera di bouldering, ma ha lasciato perché più che la gara al chiuso con blocchi in vetroresina, il giovane ama il contatto con la natura e la roccia vera.

Ogni volta che vuole confrontarsi con una arrampicata afferra il sacco da montagna, il materassino, le scarpe giuste che si chiamano pelude, e in compagnia parte per una arrampicata. Quando trova il sasso giusto, posa il materassino alla base e comincia la salita. Più il percorso è complicato, più si fa divertente.



Prova di agilità e limiti
La salita di un masso di media difficoltà, se si conosce la sequenza dei movimenti, è breve, ma a volte servono diverse giornate e decine di tentativi per venire a capo di un boulder difficile: una volta riusciti la soddisfazione è grande.

«È vero – replica Diego– un blocco breve lo fai in venti, trenta secondi, ma per arrivare fino a lì c’è tanto allenamento. Dal canto mio preferisco l’arrampicata su strutture artificiali. I blocchi in vetroresina, costruiti ad hoc mi piacciono perché già in partenza so cosa mi aspetta». La sfida è con se stessi, ma anche con il bisogno profondo di toccare la roccia, sentire la parete ruvida, liscia, accogliente, aspra, umida, asciutta. Scoprire quegli svasi invisibili che ti permettono di aderire con le mani e salire, superando ogni volta le difficoltà che il percorso presenta.
Si tratta dunque di uno sport in cui l’aspetto ludico è trainante e coinvolgente, tanto che la famiglia Cameroni pianifica le vacanze anche per andare alla scoperta di nuovi posti di boulder.
«I genitori che coinvolgono i propri figli in attività che li tengono lontani da un videogioco, da un monitor favorisce lo sviluppo della loro creatività, gli permette di confrontarsi e misurarsi con la loro fisicità», conclude Isabel Pérez. Un’attività ludica all’aperto è sicuramente più soddisfacente che rimanere in casa con un gingillo multimediale.

A 5 anni Cederic si confronta per la prima volta con un radiocomando. A 16 anni è campione svizzero di aeromodellismo.

Come la maggior parte degli adolescenti, anche Cederic Duss, 16 anni di Thun, è un tecnofilo e possiede uno smartphone, ma il radiocomando gli piace di più. Infatti, Cederic è pilota di modellini di aliante.

«Mio figlio si allena un’ora al giorno, e durante i fine settimana raggiunge le quattro ore» , dice Hans Duss (54), il padre di Cederic, che con lui condivide la stessa passione. Un paio di metri di fronte a noi Cederic prende il modello di aliante per le ali, ruota sul proprio asse per fargli acquisire velocità e lo lancia verso l’alto.

L’esile e affusolata struttura in carbonio del peso di 250 grammi raggiunge in poco più di un secondo un’altezza di 60-70 metri dal suolo. Da questo momento Cederic manovra l’aliante dal radiocomando e lo fa virare cercando le correnti. Poi lo riprende e lo rilancia. «Mi affascina stimare il tempo di volo», dice Cederic.

Cederic è pilota di alianti da oltre dieci anni. «A cinque anni ha preso in mano un radiocomando e ha fatto volare un aeromodello», conferma Hans Duss, che ha trasmesso al figlio la passione per l’aeromodellismo. «Papà è più capace nella costruzione dei modelli, io sono più bravo a pilotarli», specifica Cederic, timidamente. Nel 2014 a Cederic, ancora nella categoria juniores, è stato concesso di gareggiare nella categoria seniores, tanto da diventare campione svizzero. Titolo che si è aggiudicato anche quest’anno.

Lo Skatepark è il luogo in cui David Tinguely e il figlio Samuel si confrontano con il monopattino e con lo skateboard.

David Tinguely (38) e suo figlio Samuel (7), sono dei veri soci. Ciò non impedisce a David di svolgere il ruolo di genitore limitando il tempo trascorso davanti alla tivù oppure con un tablet a suo figlio. La complicità che unisce il padre e il figlio sono le giornate trascorse nello skatepark di Bulle. Un luogo che frequentano con regolarità, visto che Samuel è entusiasta del monopattino, mentre David è un patito dello skateboard: «Sono un principiante», dice e sciorina il ventaglio di attività sportive che accomuna padre e figlio. Dalla scalata al tennis, passando per il calcio, il basket, il nuoto…. D’inverno Samuel sceglie lo sci, David, invece, preferisce lo snowboard, altrimenti il duetto va a pattinare.  «Assieme» è la parola che meglio traduce il rapporto che li unisce. «Praticare delle attività insieme rafforza la complicità genitore-figlio, corrobora il legame affettivo e fa acquisire coscienza della propria forza e dei propri limiti», spiega David Tinguely. Principi che trascinano anche Samuel: «Amo fare sport, piuttosto che rimanere in casa, con un videogioco». E si libra nell’aria con il suo monopattino. «Non abbiamo un televisore, abbiamo un computer, ma senza videogiochi, qualche volta vediamo un dvd,  oppure utilizziamo YouTube», conferma David Tinguely, che per evitare la marginalizzazione del figlio, approva che possa giocare ai videogiochi con i suoi amici, ma con moderazione.

I ragazzi vivono meno all’aperto perché gli spazi urbani non sono adatti.

David Tinguely (38) e suo figlio Samuel (7), sono dei veri soci. Ciò non impedisce a David di svolgere il ruolo di genitore limitando il tempo trascorso davanti alla tivù oppure con un tablet a suo figlio. La complicità che unisce il padre e il figlio sono le giornate trascorse nello skatepark di Bulle. Un luogo che frequentano con regolarità, visto che Samuel è entusiasta del monopattino, mentre David è un patito dello skateboard: «Sono un principiante», dice e sciorina il ventaglio di attività sportive che accomuna padre e figlio. Dalla scalata al tennis, passando per il calcio, il basket, il nuoto….

D’inverno Samuel sceglie lo sci, David, invece, preferisce lo snowboard, altrimenti il duetto va a pattinare.  «Assieme» è la parola che meglio traduce il rapporto che li unisce. «Praticare delle attività insieme rafforza la complicità genitore-figlio, corrobora il legame affettivo e fa acquisire coscienza della propria forza e dei propri limiti», spiega David Tinguely. Principi che trascinano anche Samuel: «Amo fare sport, piuttosto che rimanere in casa, con un videogioco». E si libra nell’aria con il suo monopattino. «Non abbiamo un televisore, abbiamo un computer, ma senza videogiochi, qualche volta vediamo un dvd,  oppure utilizziamo YouTube», conferma David Tinguely, che per evitare la marginalizzazione del figlio, approva che possa giocare ai videogiochi con i suoi amici, ma con moderazione.

Testo: Carmela Maccia, Jean Pinesi, Thomas Compagno
Foto: Sandro Mahler, Charly Rappo

Pubblicazione:
lunedì 01.06.2015, ore 00:00