Autostima, il valore che ci diamo

Donne raccontano la loro storia tra sconvolgimento corporeo e coraggiosa rinascita. Con il contributo dell’esperta in psicologia, e l'esempio di Ursula, «Princesse sans bras». — Giorgia Vonn Niederhausern

«Dal negativo può nascere del positivo». Ne è convinta Sara, 41 anni, di Camorino, e un percorso difficile alle spalle. L’abbiamo incontrata all’Istituto oncologico della Svizzera italiana di Bellinzona,  uno dei laboratori gratuiti organizzati dall’istituto in collaborazione con la fondazione «Look Good Feel Better», dove estetiste diplomate danno a pazienti affette da cancro consigli per gestire al meglio il loro aspetto. La malattia, superata dopo un anno di terapia, non ha tolto l’ottimismo e la forza d’animo a Sara, che racconta: «Sono rimasta sorridente durante tutto il periodo della malattia. Avevo voglia di vivere intensamente ogni momento». Grazie al sostegno dei suoi cari («Ho delle amiche fantastiche!») e alla velocità con cui i suoi bimbi hanno accettato il suo nuovo aspetto durante la terapia, afferma la giovane mamma, è stato più facile superare i cambiamenti subiti dal fisico e la mancanza di autostima che subentrava in rapporto al proprio aspetto.

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Sara al laboratorio di «Look Good Feel Better».

Ursula nelle vesti della principessa senza braccia.  

La legittimazione del proprio valore
Al di là delle superficialità, dice Sara, «certo che mi piace sentirmi bella. Dopo la mastectomia, la prima volta che mi sono guardata allo specchio è stato un trauma. Poi pensavo di non poter superare la perdita dei capelli e delle sopracciglia dovute alla chemio, ma invece l’ho presa bene. Mi davano più fastidio gli sguardi della gente. Non volevo far pena. Oggi so che lo scombussolamento fisico non è grave: i capelli ricrescono» conclude la donna, che ora sta elaborando psicologicamente ciò che le è successo e sta imparando ad amare il suo nuovo corpo: «Ho bisogno di tempo. So che ce la farò».

«L’autostima – spiega Kathya Bonatti, psicologia, psicoterapeuta e sessuologa in Italia che in Svizzera si occupa di ecobenessere e di crescita evolutiva – è la legittimazione del proprio valore a prescindere dalla considerazione degli altri o dalla situazione in cui ci si trova. È la scelta di darsi questo valore». Secondo l’esperta, per stare bene con se stessi – nel rapporto con il proprio aspetto come in ogni altro campo – è necessaria «un’attitudine da vincenti: ossia accettarsi, accogliersi, in base a dei criteri che si scelgono da soli, e che quindi sono indiscutibili». Attitudine che Sara dimostra di avere quando dichiara: «Il mio è stato un percorso difficile, che però mi ha anche portato persone belle e che mi ha insegnato a mettere nuove priorità».

«

Pensare da vincenti vuol dire accettarsi»

Kathya Bonatti

Come la Venere di Milo
Non mollare mai è anche il motto di Ursula, la 23enne francese attrice di teatro che ha accettato di rispondere alle domande di Cooperazione. In seguito a un incidente subito nel 2013 nella metrò parigina, la giovane ha due protesi al posto delle braccia. Una volta risvegliata nel letto d’ospedale «mi sono resa conto che non avrei più potuto fare provini» racconta. E così, dal suo letto, usando i piedi, ha scritto «La Princesse sans bras» («La Principessa senza braccia»), pièce andata per la prima volta in scena nel 2014 riscontrando successo e attenzione da parte dei media francesi. Ma come riuscire ad accettare un tale stravolgimento del proprio aspetto? «Ho sempre tenuto al mio look – spiega – e in ospedale mia madre si occupò di me, truccandomi e pettinandomi tutti i giorni. La mia famiglia e i miei amici non smettevano di dirmi che trovavano carini i miei braccini», che oggi Ursula impreziosisce con anelli e smalto rosso sulle unghie. «Un giorno al Louvre ho visto la Venere di Milo, anch’essa senza braccia. Mi sono detta che la bellezza è relativa. Oggi mi prendo tutto il tempo che occorre per pettinarmi, truccarmi e indossare gli abiti che mi piacciono. Accettarsi è essenziale; per farlo bisogna cominciare prendendosi il tempo necessario per occuparsi del proprio aspetto. Può sembrare superficiale ma è una tappa importante. Inoltre, bisogna accogliere i complimenti e non permettere a nessuno di fare critiche. A forza di ripetere che siete belle e sentirlo dire da chi vi circonda, finirete per vedere la bellezza che è in voi e, quando lo farete, la vedranno anche gli altri».


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Quando vedrete la bellezza in voi la vedranno anche gli altri»

Ursula Lemarchand, attrice e autrice di «La Princesse sans bras»

La questione «gender»
È giusto pensare che siano le donne il genere più condizionato dal proprio aspetto? Per Kathya Bonatti la risposta è: «Sì. Storicamente, l’uomo ha sempre acquisito stima di sé attraverso il potere (della seduzione, dei soldi, politico, ecc...) fattori non legati all’estetica. La funzione della donna è legata culturalmente alla sua bellezza. Chi era attraente poteva ambire a cambiare stato sociale e condizione. Anche se oggi le donne hanno più possibilità e ci sono più uomini che si curano molto, per essere apprezzati all’uomo è sempre ancora richiesto di essere potente e alla donna di essere bella».

Essere i vincitori della propria gara
«Noi siamo vincitori quando facciamo del nostro meglio a prescindere dai risultati – spiega Kathya Bonatti –; siamo i primi di una gara in cui c’è un solo concorrente. Quando le persone capiscono questi meccanismi, la loro vita cambia immensamente. Succede perchè emanano un’altra energia. E che cos’è considerata la cosa più sexy in assoluto? La sicurezza di sé. Quello che pensiamo di noi è come se stesse scritto su un’etichetta sulla nostra fronte che tutti leggono. L’arte sta nell’imparare a vedersi con i propri occhi – e non con quelli degli altri – scegliendo di diventare la persona che si vuole essere».

http://la-princesse-sans-bras.fr
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