Avventure sul fiume

Teo Camponovo pratica il kayak, uno sport che nella Svizzera italiana è conosciuto quasi solo a livello amatoriale. Emozioni a colpi di pagaia. — PATRICK MANCINI          

Come gli eschimesi, quando andavano a caccia di foche. C’è lo spirito dell’avventuriero in chi pratica il kayak. Chiedetelo a Teo Camponovo, classe 1968, di Cademario. Dopo una gita sul lago di Iseo, otto anni fa, si è innamorato di questa specie di canoa. Oggi partecipa a gare di alto livello, come la recente Ticino-Moesa. Ed è diventato monitore. «Dopo il lago, ho scoperto il fiume. Sono due mondi diversi. Il lago ti dà tranquillità. Pagaiare sul fiume, invece, è adrenalina pura».
È un uomo che vive di sport, Teo. Proprietario di un negozio di biciclette, col kayak prova emozioni forti. «Il problema è che nella Svizzera italiana questo sport è conosciuto solo a livello ricreativo. C’è il Gruppo canoisti ticinesi, che per me è un punto di riferimento. In generale, però, la competizione è quasi nulla. Nel resto della Svizzera, sbucano campioncini ogni anno. E in Paesi come Italia, Francia o Slovenia c’è anche chi fa il professionista».  La parola kayak, in lingua inuit, significa “barca degli uomini”. «È un’imbarcazione più solida rispetto alla canoa. È strutturata in modo che se si ribalta, chi cade in acqua riesce rapidamente a tornare in superficie, quasi senza bagnarsi».  A ottobre Teo potrebbe partecipare alla Adige Marathon. «Ci faccio un pensierino. Prima farò ancora tante uscite per conto mio. Mi piace l’aspetto non competitivo del kayak. Certo, devi sempre usare la testa. L’acqua, soprattutto quando si tratta di fiumi, è sempre un’incognita».

Foto: Sandro Mahler

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Testo: Patrick Mancini

Foto: Massimo Pedrazzini

Pubblicazione:
martedì 11.07.2017, ore 01:00


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