«Bacco», dipinto da Caravaggio tra il 1596 e il 1597, è esposto agli Uffizi
di Firenze.

Caravaggio da urlo: «Bacco sono io»

L’opera del mese è il celebre «Bacco» di Caravaggio: un inno al dio del vino e della fertilità, per nulla idealizzato, con sembianze umane. E un brindisi poco divino, ma molto profano.— BENEDETTA GIORGI POMPILIO

L’opera del mese è il celebre «Bacco» di Caravaggio: un inno al dio del vino e della fertilità, per nulla idealizzato, con sembianze umane. E un brindisi poco divino, ma molto profano. È tempo di vendemmia. L’uva è sì un delizioso frutto da consumare a fine pasto, ma è anche e soprattutto la materia prima da cui si ottiene il vino, che da 5.000 anni segna la storia della nostra civiltà. E, legato al vino, c’è l’intramontabile fascino del misterioso mito greco di Dioniso, noto nel mondo romano come Bacco. Dio del vino, ma anche della fertilità e dell’estasi, è stato nel corso dei secoli protagonista di celebri opere pittoriche, fra cui il capolavoro giovanile di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio.
Il Bacco caravaggesco, dipinto tra il 1596 e il 1597 e oggi agli Uffizi di Firenze, parzialmente avvolto in un lenzuolo a mo’ di toga e in posizione semi-sdraiata, è rappresentato con alcuni dei suoi attributi più tipici: la ghirlanda di tralci di vite e, nella mano sinistra, la coppa di vino versato dalla caraffa sulla destra.
In questa tela, commissionatagli dal cardinale Del Monte, suo protettore, per farne dono al Granduca di Toscana Ferdinando I, si riconosce un modo singolare di dipingere tipico del Merisi, che spesso utilizzava un complesso sistema di specchi per ritrarre i suoi soggetti. Abitudine questa già testimoniata dal suo biografo Giovanni Buglione che, nel 1642, di lui scriveva: «… fece alcuni quadretti da lui nello specchio ritratti. Et il primo fu un Bacco con alcuni grappoli d’uve diverse».
Queste parole fecero avanzare l’ipotesi che Bacco potesse essere un autoritratto dello stesso Caravaggio, finché un recente esame agli infrarossi ha evidenziato sulla caraffa un piccolo viso riflesso, che potrebbe essere attribuito a quello dell’artista lombardo. In ogni caso il volto di Bacco non è per nulla idealizzato, ma evidenzia al contrario la predilezione del pittore per i soggetti umili e popolani e la sua scelta di mettere sempre al centro l’uomo con le sue imperfezioni e i suoi limiti.  Se il gesto ritratto fosse quello di un brindisi, sarebbe allora un brindisi che ha ben poco di divino, ma che rimanda piuttosto a quelli più «terreni» che continuiamo a scambiarci.

Michelangelo Merisi, detto Caravaggio (Milano, 1571 – Porto Ercole, 1610) lavorò soprattutto a Roma, Napoli, Malta e in Sicilia. La sua arte fu influenzata dalla pittura veneta per quel che riguarda l’uso del colore e da quella lombarda per il forte realismo delle sue opere. Anticonvenzionale, inquieto e introspettivo, Caravaggio diede inizio ad una nuova epoca della pittura, rinnovando radicalmente quella sacra.