Le piscine più belle della Svizzera

Le piscine come isole lontane dallo stress quotidiano. Non si frequentano solo per nuotare ma anche per abbronzarsi, flirtare o fare un picnic in compagnia.

«Sono certo che anche coloro che erano inizialmente scettici, oggi, nel loro intimo, sono pur convinti della bontà dell’opera» affermava il 1° agosto 1970 in occasione dell’inaugurazione del bagno pubblico comunale l’allora sindaco di Bellinzona Athos Gallino. A dir la verità, di scettici ce ne sono anche oggi: i segni d’invecchiamento si notano e i lavori per il nuovo ristorante non sono ancora completati. Eppure è innegabile che la piscina comunale firmata Aurelio Galfetti faccia parte del dna della città ticinese. «A Bellinzona, estate  significa piscina – afferma Luca Mariotti Nesurini, studente 25enne in scienze dello sport a Losanna. – A me piacciono i suoi spazi molto ampi e verdi, la bella scelta di vasche, e la struttura architettonica. È come stare in un’opera d’arte a cielo aperto». Il giovane giubiaschese lavora qui come bagnino ausiliario per la quinta stagione consecutiva. Ma la piscina la conosceva già da prima. «La frequento da quando avevo 5 anni. È qui che ho imparato a nuotare e a tuffarmi. Da bambino venivo con la famiglia, più tardi con gli amici e ora come bagnino o per allenarmi» ci spiega al bordo della vasca olimpionica. «In settimana qui regna un clima “nostrano”. Ci sono gli habitué della zona che vengono a nuotare presto il mattino o più tardi il pomeriggio, si piazzano sempre allo stesso posto e li senti discutere di calcio. Ci sono ragazzi  e famiglie del posto. Il week end arrivano anche famiglie dall’Italia e l’atmosfera allora si fa più animata e vacanziera» spiega il bagnino. In questo inizio stagione, la piscina è ancora tranquilla. Si sentono solo alcuni temerari ragazzini tuffarsi dai trampolini sotto l’occhio vigile di una docente e le voci degli allenatori che incoraggiano gli allievi di nuoto, ma se anche il sole deciderà di farsi un abbonamento stagionale, il divertimento in piscina sarà garantito.

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Popolare a alternativo
A Ginevra, una che l’abbonamento alla piscina ce l’ha già, è Mélanie Deneuve. Nella città sulle rive del Lemano, i Bains des Pâquis, sono un’istituzione: costruiti 143 anni fa e salvati dalla distruzione grazie a una mobilitazione popolare nel 1988, accolgono non meno di un milione di visitatori ogni anno. E la giovane insegnante ne è un’assidua frequentatrice: ci viene tutte le settimane. «Faccio il bagno nel lago anche d’inverno! Mi dà un benessere incredibile. Ho la sensazione che faccia bene alla salute e che rinforzi il sistema immunitario». La ginevrina d’adozione ha le sue abitudini: «Alterno più volte sauna e nuoto e concludo con una nuotata finale su una maggiore distanza. Adoro questa sensazione di caldo e freddo. È tonificante e rigenera lo spirito. In genere, vengo la domenica al rientro dalla montagna dopo una sciata. È super rilassante e perfetto per distendersi. Adoro questo luogo fuori dal tempo in cui mi sento bene. Dalla sauna, attraverso la vetrata, è interessante osservare la città. Ginevra vive a ritmo frenetico! Qui mi prendo tutto il tempo per riprendere fiato e riposare...».
Dello stabilimento balneare, apprezza il panorama sul Jet d’eau, sulla rada e sulle cime circostanti: «Adoro questa visione a 360° sulla città, dal Giura al Salève. Una cornice eccezionale!». Mélanie Deneuve dà spesso appuntamento ai propri amici allo stabilimento balneare, per bere qualcosa o per mangiare: «La fonduta è eccellente. Una delle migliori di Ginevra. È un luogo d’incontro molto simpatico, popolare e alternativo, frequentato da una clientela varia. Si sentono parlare tutte le lingue. Mi piace fare visitare lo stabilimento balneare ai miei amici di passaggio. Adorano scoprirlo». L’insegnante preferisce la struttura balneare d’inverno, quando ci sono meno persone: «L’ambiente è diverso. C’è più calma. Ci vorrebbero più luoghi come questo a Ginevra! Io ne sono una sostenitrice perché trovo positivo valorizzare un luogo come questo».

«

Adoro questo posto fuori dal tempo»

Mélanie Deneuve, insegnante e assidua frequentatrice dei Bains des Pâquis.

Un bagno pubblico fuori dal tempo
Un luogo simile per atmosfera, si trova a Zurigo. Qui, chi si tuffa in acqua presso l’Unterer Letten ha l’impressione di immergersi in una dimensione fuori dal tempo. Lo scroscio della Limmat inghiotte il rumore del traffico, alberi e piante secolari nascondono le strade alla vista, cabine con tetti a scandole risalenti al 1909 ricordano un passato ormai lontano. E nel cuore della città si sentono gli uccelli cinguettare, si vedono lucci balzare fuori dall’acqua e libellule svolazzare.

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Molte famiglie trascorrono qui l’estate»

Heinrich Stalder, responsabile dei bagni Unterer Letten

Un’oasi nel cuore della città
Per gli zurighesi di oggi lo stabilimento balneare Unterer Letten è un’isola al riparo dalla frenesia quotidiana. Heinrich «Heiri» Stadler, gestore dello stabilimento da ben 16 anni, è in un certo senso il padrone di quest’isola che, attraverso tre livelli, dagli spogliatoi ai prati su cui sdraiarsi e alle vasche per bambini e per non nuotatori, conduce fino al fiume. «Il vero e proprio stabilimento balneare sul fiume è un canale ben delimitato a valle di una centrale elettrica nella Limmat. Chi si tuffa in questo canale lungo 100 metri deve essere un abile nuotatore. La corrente è molto forte». Ma non tutti vengono solo per fare il bagno. Molte famiglie trascorrono l’intera estate a Unterer Letten, anche perché l’ingresso è gratuito. Si flirta, ci si diverte e – meno che in passato – si gioca a carte. In tutto lo stabilimento non c’è l’ombra di grassi e fritti. Nel chiosco c’è tutto quello che si può desiderare. «Ma niente würstel o patatine fritte», afferma Stadler. Il suo piatto preferito sono le crêpe con ripieno di verdure. Nei suoi 34 anni di carriera, Stadler ha visto nascere e sparire varie tendenze. Dei recenti sviluppi del settore è naturalmente molto soddisfatto: «La maggior parte degli ospiti non viene più solo per prendere il sole, ma per stare all’ombra. Col tempo le persone si sono rese conto dei benefici e dei pericoli del sole». Per questo è contento che lo stabilimento sia pieno di alberi che danno ombra e frescura. Il suo luogo preferito è una zona ai piedi di un tasso secolare. Sempre che gli rimanga un po’ di tempo per riposare.

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1. Luogo preferito dai ginevrini per fare il bagno, i bains des Pâquis, di fronte al Jet d’eau, esistono dal 1872. Vengono riscostruiti in calcestruzzo nel 1930 e salvati dalla distruzione nel 1988 grazie a una mobilitazione popolare.

2. Con la sua Rotonda, la piscina di Bellerive-Plage, a Losanna, rappresenta uno splendido esempio di architettura degli anni ‘30. Cornice magnifica sulle rive del lago Lemano con parco e spiaggia.

3. La piscina pubblica Motta, a Friburgo, costruita nel 1924, è il prototipo di numerosi stabilimenti balneari svizzeri, ad esempio quelli di Soletta, Burgdorf o Aarburg.

4. Il Marzili di Berna è in un certo senso il «capostipite di tutti gli stabilimenti balneari». Quando le prime bernesi iniziarono a prendere il sole in topless, molti parlamentari rimanevano incollati alle finestre.

5. La piscina di Granges (AG), è una delle più belle strutture balneari all’aperto della Svizzera. È stata costruita negli anni ‘50 per offrire alla popolazione attiva un luogo dedicato allo sport e al relax.

6. Nel 2000 nasce a Biberstein (AG) il primo stagno balneabile pubblico bio della Svizzera. L’acqua non è clorata, le impurità sono filtrate dall’azione naturale delle piante acquatiche.

7. La piscina Bünzmatt, a Wohlen (AG), è nota per la sua architettura originale
con i suoi funghi di calcestruzzo e altre cascate tra i vari livelli delle vasche.

8. I bagni pubblici per donne lungo lo  Stadthausquai (1887), nel centro di Zurigo, hanno perso buona parte della struttura originaria, ma non il loro fascino.

9. Lo stabilimento Unterer Letten, a Zurigo. Costruito nel 1909, questi bagni pubblici godono della piacevole ombra di sontuosi alberi. Sono numerose le famiglie che vengono a tuffarsi nella Limmat. Questi bagni erano diventati tristemente noti come scena aperta della droga.

10. Bell’esempio architettonico del Movimento moderno, il bagno Wolfensberg di Winterthur, costruito nel 1936 e rinnovato tra il 2006 e il 2008, invita sia al movimento che al relax.

11. Il Rhybadi di Sciaffusa, con vista sulla fortezza del Munot è stato costruito nel 1870, ed è quindi il più antico stabilimento balneare svizzero ancora in funzione.

12. Oltre ad essere molto piccolo, il bagno Rodenbrunnen di Diessenhofen  nel canton Turgovia, è anche un po’ nascosto: accessibile solo in bici o a piedi. Una perla al quadrato.

13. Un tempo uomini, donne e bambini facevano il bagno separatamente nei Drei Weieren, a San Gallo (1897). Parte di questo stabilimento balneare appartato è tuttora riservato alle donne.

14. Il Lido di Lugano, costruito nel 1928, fu uno dei primi ad abbandonare le palafitte e ad affacciarsi sul lago e sul paesaggio. Conserva il suo charme d’antan grazie alle costruzioni di legno.

15. Inaugurata 45 anni fa, la piscina comunale di Bellinzona fu tema di dibattito, ma resta un capolavoro architettonico. Quest’anno sono corso lavori di costruzione del nuovo ristorante.

Laurent Tissot, professore di storia contemporanea all’Università di Neuchâtel, parla dell’origine dei bagni pubblici.


Qual è l’origine dei bagni pubblici?
Si tratta di un concetto antico che risale alle terme romane. Avevano finalità di igiene e di socializzazione. La grande questione dei bagni è nata nel XVIII secolo. C’era un atteggiamento negativo nei confronti del mare, perché inghiotte i marinai! Si assiste poi a un netto cambiamento di paradigma. Il mare può offrire benefici positivi in termini terapeutici e medici. L’acqua è un elemento positivo. Poi emerge il turismo con le prime stazioni balneari. Nelle città svizzere vengono creati bagni pubblici su lungolaghi e rive, per chi non può andare al mare.  

Perché le donne erano separate dagli uomini?
Era una questione di moralità. Esistevano vasche separate e orari organizzati. Si regolava l’affluenza per sesso e per età. Oltre alla questione maschile-femminile, i bagni erano spazi chiusi, al riparo da sguardi indiscreti. I bagni toccano aspetti culturali e religiosi. La Chiesa opponeva resistenza a qualsiasi scoprimento del corpo.  

Come è evoluto il rapporto con il corpo?
La questione è sapere fino a che punto si può scoprire il corpo in pubblico. A poco a poco le persone si sono prese maggiore libertà in rapporto alla propria fisicità. Una volta il bagno si faceva vestiti. Esistevano carri chiusi per consentire di fare il bagno senza essere visti. Poi le persone hanno iniziato a denudarsi.

Il corpo doveva restare bianco...
Era simbolo di purezza. Avere un corpo abbronzato era malvisto. Alla fine del XIX secolo il sole ha iniziato a essere considerato come qualcosa di benefico. Vengono scoperti fattori terapeutici e artistici. Da qui la creazione di piscine senza muri di cinta.

I bagni pubblici sono anche un luogo d’incontro...
I bagni erano un’agenzia matrimoniale! Qui nascevano relazioni. Erano parte fondamentale della vita. Il rapporto con il corpo è anche un rapporto con il sesso ed è questo che veniva denunciato dalla Chiesa.

Le piscine moderne sono una minaccia per i bagni pubblici storici?
Non credo. Spesso gli stabilimenti balneari vengono rinnovati conservandone lo spirito di un tempo. Molti bagni sono tutelati come patrimonio nazionale. Gli architetti hanno fatto grandi cose, perfino con il calcestruzzo! Si assiste a un ritorno all’antico, dato che il futuro è incerto. l

Testo: Raffaela Brignoni, Basile Weber, Franz Bamert

Foto: Sandro Mahler, Patrick Gilliéron Lopreno, Christoph Kaminski
Cartina: Rich Weber, geodata©swisstopo

Pubblicazione:
lunedì 15.06.2015, ore 00:00