Sara Barberis è felice del suo trasloco a Crans-Montana. (Foto: Olivier Maire)

«Sperimento nuove
forme di creatività»

Sara Barberis: dopo anni frenetici a calcare le scene, dà una svolta alla sua vita e si trasferisce a Crans-Montana, lanciandosi in altre attività. — Raffaela Brignoni

Come recita quel detto? Fermate il mondo, voglio scendere!». Sorride l’attrice Sara Barberis, luganese d’origine e romanda d’adozione, nella sua tranquilla residenza di Crans-Montana. «A Ginevra ho vissuto tante cose negli ultimi anni. Ho recitato in numerosi spettacoli, ho avuto una vita sociale intensa, ho cresciuto due figli. Ma ora che sono grandi, e dopo aver divorziato, ho sentito il bisogno di occuparmi di me stessa. A Crans-Montana mi hanno proposto un lavoro che mi piace e quindi eccomi qui. Sono passata da una casa a due piani a un monolocale di 30m2, e sa cosa? Sono felicissima. Cercavo la pace e l’ho trovata» racconta, mostrando l’incantevole paesaggio innevato che si osserva dalle ampie finestre della hall del complesso abitativo.
Crans-Montana è la storia di un amore che Sara Barberis si porta nel cuore sin da quando aveva vent’anni. Un luogo che, oggi come allora, è teatro di cambiamenti e promessa di un nuovo inizio. «Ai tempi mi trovavo a Friborgo per lo stage di diploma in decorazione allo Csia. Stavo vivendo la fine di un grande amore e avevo bisogno di una cesura. Avevo trovato un annuncio su un giornale: cercavano una decoratrice a Crans-Montana. Avevo ritagliato l’annuncio e l’avevo messo nella tasca dei jeans. Ma me ne ero dimenticata. Dopo non so quanti lavaggi, un giorno sono capitata su quel pezzettino di carta tutto stropicciato ma su cui ancora si leggeva il numero. Chiamai e mi assunsero. Arrivai a Crans-Montana con il bisogno di liberare la testa, di non pensare. E trovai quello che cercavo. Erano gli anni ’70, l’epoca d’oro di Crans. Lavoravo fino alle 18, tornavo a casa per dormire qualche ora e poi andavo al night. Così ho conosciuto un sacco di gente, milanesi e parigini. E proprio grazie a loro ho scoperto Parigi. Avevo sete di cultura». Sara Barberis si avvicina al mondo del teatro e torna in Ticino per frequentare la scuola Dimitri, a quei tempi agli albori. Poi segue la sua ricerca teatrale di nuovo nella città dei Lumi, alla scuola Lecoq. Grazie ad un amico approda a Ginevra, dove lavora come animatrice e insegnante di teatro, nell’attesa di contratti d’attrice. A uno spettacolo a Parigi conosce quello che diventerà suo marito e con cui a Ginevra fonderà la compagnia teatrale Confiture. «Ho dei ricordi misti di quegli anni. Ho interpretato tanti personaggi creati dal mio ex-marito. Ma non è stato facile conciliare la vita privata con quella professionale: eravamo entrambi attori nella stessa compagnia e in genere, la sera della prima, i figli avevano sempre il morbillo o 40 di febbre! Ho trascorso delle vacanze di Natale a imparare i testi a memoria».

In osmosi con la natura
Dalla frenesia della vita ginevrina, alla quiete di quella a Crans. «Sono arrivata in novembre. La prima cosa che ho fatto è stata una lunga passeggiata. Nel tempo libero cerco di trovare il mio posto nello spazio, come si fa sul palcoscenico, essere in osmosi con quanto mi circonda. Osservare la natura, i colori. Ci vuole tempo per fare queste cose e prima non l’avevo. Qui non mi impongo nulla: lascio le cose prendere il loro corso».

Unʼesplosione permanente di idee
Sara Barberis è tornata un po’ alle origini, al suo lavoro di decoratrice. «Assieme all’ufficio culturale M4 e all’ufficio del turismo di Crans-Montana organizzo atelier creativi per bambini. Adoro lavorare con loro, sono una fonte infinita di creatività. E quando vedo le interazioni con  i genitori, rivedo anche gli errori che ho commesso io come mamma. I bambini sono incredibili, sanno esattamente quello che vogliono. Iniziano ad esitare quando i genitori instillano in loro il dubbio. Bisognerebbe lasciarli liberi di creare».

E il teatro in tutto questo? Nella residenza, Sara Barberis dispone di uno spazio per impartire lezioni di teatro e organizzare spettacoli, ma per il momento non ne ha in programma. Nel retro si trova tutto il suo materiale di scena, costumi, maschere: «Sono le uniche cose che ho conservato di Ginevra. Quando ho lasciato la casa, ho regalato tutto quello che avevo. Non sono legata agli oggetti» spiega. Probabilmente è uno degli insegnamenti dei suoi primi anni di spettacolo: «Sono stata in tournée con un circo per due anni tra Svizzera e Germania. Ho vissuto a stretto contatto con 15 persone: vivevamo in 5 roulotte. Non c’era spazio per la privacy, ci si camminava uno sopra l’altro e ci si arrangiava con poco. Allora mi accorsi che ero una ragazzina viziata e sono cresciuta. È stata una grande scuola di vita» ricorda Sara Barberis. Lontana da questa vita bohème, l’attrice in «ritiro sabbatico» sta sperimentando nuove forme di creatività, «un’esplosione permanente di idee», e sicuramente non tarderà a calcare di nuovo il palcoscenico: il fuoco sacro del teatro trapela da ogni sua parola, da ogni suo gesto. Fermate il mondo, lasciatela salire.

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