L’allenatrice Simona Gennari con allievi della Berny School. (Foto: SANDRO MAHLER)

Basta insulti e minacce: l'esempio arriva dai bimbi

Calcio giovanile: alla Berny School di Origlio si punta ai valori di sportività e rispetto. Una lezione valida sia per i ragazzi, sia per gli adulti a bordo campo. — di PATRICK MANCINI

Sprizzano gioia da ogni poro. Hanno una divisa blu e ricordano i puffi. Il logo sulla maglia, invece, ritrae un simpatico cane San Bernardo. Loro sono i ragazzi della Berny School di Origlio, vincitori del premio etico 2015 messo in palio dal Panathlon Club Lugano per il progetto sportivo-educativo più interessante della Svizzera italiana. Un riconoscimento importante per i piccoli calciatori guidati da Simona Gennari, che arriva in un momento delicato per i campionati giovanili ticinesi. «Purtroppo sui campi di calcio si respirano sempre più tensioni – spiega l’allenatrice –. Anche per combattere questo preoccupante fenomeno, sei anni fa ho deciso di fondare la Berny School».

«

Alcuni ragazzi sono traumatizzati dalle pretese dei loro allenatori »

Simona Gennari, responsabile della Berny School.

L’etica prima di tutto
Si ritrovano ogni mercoledì pomeriggio al campo di Origlio i 25 ragazzini tra i 10 e gli 11 anni che militano nella categoria «allievi E» per le squadre del Raggruppamento San Bernardo e del Cureglia. L’allenamento è aperto però anche chi non è tesserato in alcuna società. «Qui – afferma Gennari – nessuno è escluso e chiunque ha la possibilità di giocare. Approfondiamo gli aspetti tecnici, la tattica, ma soprattutto la parte educativa: cerchiamo di fare capire quali sono i valori dello sport. Parliamo del rispetto per gli arbitri, della relatività del risultato agonistico, della conoscenza del proprio corpo». Una volta al mese, gli allievi della Berny School seguono le lezioni didattiche di un esperto. Come spiega Gennari, ad essere invitati sono «psicologi, docenti di alimentazione, arbitri (nell'immagine a lato la pedagogista Rita Morelli). Persone che possano fare crescere umanamente i giovani giocatori». Gli appuntamenti sono aperti anche ai genitori. «A volte, a bordo campo, si vedono persone in giacca e cravatta perdere il lume della ragione e attaccare verbalmente i ragazzini. Non sono solo i piccoli calciatori a dovere assimilare i principi dello sport». 



Stop alle pressioni
«In famiglia siamo entusiasti – sostiene Elaine Veronese, mamma di Luca –. Nostro figlio ha trovato un ambiente stimolante dove gli vengono passati principi fondamentali». Emanuele, 10 anni, approfondisce il concetto: «Spesso in passato mi è capitato di sentire insulti verso l’avversario o contro l’arbitro durante le partite. Alla Berny School ti insegnano a migliorare anche queste cose». «Ti fanno capire che il rispetto nello sport è importante – aggiunge il coetaneo Geremia – e che non bisogna fare falli che mettono in pericolo la salute degli altri». Simona Gennari dirige l’allenamento con i suoi due vice, Marcello Bigi e Pierangelo Reali. Il clima è disteso. «In alcune società – fa notare l’allenatrice – c’è troppa competizione. Se manchi a un allenamento, non giochi. Se sei debole, hai ancora meno possibilità. Ciò non dovrebbe succedere a questi livelli. Alcuni ragazzi restano traumatizzati dalle pretese dei loro allenatori. I giovani hanno anche il diritto di opporsi a questo sistema. È un messaggio forte, che cerchiamo di fare passare con delicatezza». A maggio la Berny School andrà in Toscana per quattro giorni di ritiro. «Ogni anno è previsto un momento così. Serve  a stimolare lo spirito di  gruppo e a fare capire che lo sport è soprattutto amicizia, spensieratezza, allegria», conclude Gennari.
 

Intervista a Silvio Papa, responsabile Fairplay della federazione ticinese calcio.

I momenti di tensione nelle partite di calcio giocate dai ragazzini non calano. Perché? 
I ragazzi paradossalmente sono quelli che creano meno disagi. Loro giocano e, nella maggior parte dei casi, pensano a divertirsi. Invece, abbiamo grossi problemi con genitori e allenatori che spesso non accettano le decisioni dell’arbitro e lo insultano. In alcune situazioni estreme si è arrivati anche alle minacce fisiche. Gli arbitri degli allievi sovente sono minorenni e hanno paura. 

In questi casi si dà sempre la colpa al contesto sociale, allo stress. Basta davvero questo per giustificare comportamenti simili? 
No. Qui abbiamo a che fare con persone che vedono il figlio già come un campione, che si arrabbiano se non gioca dall’inizio. D’altra parte ci sono, invece, anche allenatori che ragionano solo nell’ottica del risultato. Eppure durante i corsi di formazione si insiste molto sul ruolo educativo del coach. 

Cosa fa la vostra Federazione per combattere questo fenomeno?
Di recente abbiamo distribuito su tutti i campi da calcio volantini con un invito alla sportività e alla tolleranza. Non solo. Abbiamo istituito la «merenda con l’arbitro» a fine partita. Inoltre, abbiamo chiesto alle società di nominare un responsabile del fairplay che sensibilizzi il pubblico durante le competizioni. Questo messaggio purtroppo fatica a passare.  

Come valuta l’iniziativa della Berny School di Origlio?
È molto positiva. Sono cose che fanno bene allo sport. Però mi viene anche da dire che quello che fanno loro, in fondo, non è nulla di eccezionale. Basterebbe un po’ di buona volontà e qualsiasi società potrebbe fare la stessa cosa. Purtroppo però sembra non esserci.
 


UNA MINI RIVOLUZIONE IN CORSO

Sono 7.941 gli allievi tesserati nella Svizzera italiana, 1.160 gli allenatori e assistenti allenatori in attività nelle categorie giovanili. Gli arbitri sono 238 di cui 150 attivi.

Nel corso della stagione 2014/15 le ammonizioni sono state 5.041 (+5%, rispetto al 2013/14), le espulsioni 599 (+5%, rispetto al 2013/14) e le espulsioni temporanee 1.004 (+4%, rispetto al 2013/14). Si registra un calo del 35% alla voce sanzioni per avvenimenti prima, dopo e durante la gara, nello scorso campionato sono state «solo» 32. Ben 120 (+21% rispetto al 2013/14), invece, quelle contro allenatori, dirigenti e spettatori; invece quasi dimezzate, solo nove, le ammende d’ordine.

Dalla stagione 2015/16 la Federazione svizzera di calcio propone nuove direttive sul fairplay: si va dalla creazione di una «zona genitori» allo «spazio tecnico» per gli allenatori, che durante il gioco non intervengono, ma utilizzano le pause per dare istruzioni ai calciatori.

Nella categoria juniori G (5-6 anni) e F (7-8 anni) si gioca senza arbitro. In quella juniori E (9-10 anni) possono essere impiegati arbitri giovani. Tra i bambini le classifiche sono superflue. Le misure subentrano in maniera graduale. 


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