Bellinzona, intorno all'obelisco

Un piccolo gioiello urbanistico, con il monolite, la chiesa di San Rocco e i palazzi decorati. Oggi assediato dal traffico. Voci e testimonianze. — ROCCO NOTARANGELO

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Raccontare una piazza costringe a fare i conti con la sua storia, con la memoria e la trappola del «bel tempo che fu». Vale anche per Piazza Indipendenza, a Bellinzona, un gioiello urbanistico, con il patriottico obelisco al centro, la chiesa di San Rocco, i palazzi, e il Castello di Montebello che domina dall’alto. Fino a qualche decennio fa era il cuore pulsante della capitale. Oggi è in declino, ai margini. Il «salotto» cittadino è piazza Collegiata, con i tavolini dei caffè e lo splendore rinascimentale della chiesa dei Ss. Pietro e Stefano.
«La mia Piazza Indipendenza è quella che ho amato fino a 40 anni fa, quella del secolo scorso. Oggi, è un’altra cosa» confessa con una punta polemica l’editore Libero Casagrande, classe 1929, nato e cresciuto a 100 metri dalla piazza, in Via Nocca, dove hanno abitato Giorgio Orelli, Plinio Grossi, gli artisti Giovanni Genucchi ed Edmondo Dobrzanski. «L’attraverso ogni giorno per andare in centro. Fino agli anni Sessanta è stata l’agorà di Bellinzona. Si riempiva di popolo per la mobilitazione e le manifestazioni politiche. Era dal balcone di Casa Rupp-Antongini che Re Rabadan faceva il discorso. E poi c’era il caffè Zoppi con i tifosi dell’AC Bellinzona, il bar Gazzaniga, punto d’incontro di politici e imprenditori, il Doninelli delle biciclette, il ristorante Canetta con il gioco delle bocce contro la murata…». Lo struggente amarcord di Casagrande potrebbe continuare. Ma oggi, nel 2016, che cosa rappresenta Piazza Indipendenza per Bellinzona?

L’edicola di Giorgio Orelli
Anche Paco Sanchez, 60 anni, titolare  dell’edicola in piazza, sembra strizzare l’occhio al passato. «Questa è la piazza della mia adolescenza, dove mi incontravo con gli amici. E da alcuni anni ci abito. L’edicola è un microcosmo per captare gli umori della gente. Uno dei miei clienti che ricordo con affetto era Giorgio Orelli. Arrivava tutti i giorni in bici per comprare la Repubblica e spesso mi sorprendeva nel recitare poesie di García Lorca e raccontare aneddoti personali. In suo onore ho fatto incidere sulla vetrina del negozio alcuni versi toccanti della sua poesia autobiografica A un bambino».

L’edicolante Paco Sanchez davanti alla vetrina con i versi di una poesia di Giorgio Orelli.

Ma come giudica la piazza oggi? «Senza nostalgia, per me un tempo era più bella, con gli alberi, e soprattutto aveva un’anima, grazie ai tifosi del Bellinzona, al frastuono delle guggen, alla risottata intorno all’obelisco per Carnevale. Oggi, mi sembra un corpo estraneo rispetto al centro storico. Un turista che arriva qui da Viale della Stazione si sente respinto dal viavai delle auto. L’ideale sarebbe farla diventare zona pedonale, magari costruendo un tunnel…».

Tre monumenti
Al turista riluttante o distratto Piazza Indipendenza offre tre monumenti storici che meritano attenzione. C’è la cinta muraria che sale verso il Castello di Montebello e la cinquecentesca e sobria Chiesa di San Rocco, con gli affreschi del 1928 del fiorentino Carlo Bonafedi sulla facciata.




Ma a spiccare è soprattutto l’obelisco del primo centenario (1903) dell’indipendenza del Canton Ticino, impreziosito dall’epigrafe dal Guglielmo Tell di Schiller («Esser vogliamo un indiviso popolo di fratelli...») e da quattro bassorilievi bronzei dello scultore Natale Albisetti, con la rappresentazione de «La Svizzera che accoglie il giovane Ticino».

Nonostante il girotondo a volte fastidioso delle auto, la piazza si fa ammirare comodamente seduti ai tavolini del bar-pasticceria Gazzaniga, caffè storico, fondato nel 1882. Oggi il titolare è Franco Gazzaniga, 64 anni, quinta generazione e da 40 anni dietro il bancone.

Franco Gazzaniga, titolare dell’omonimo bar-pasticceria.

«Sono nato e ho vissuto sempre in piazza. La conosco a menadito. Tra i miei clienti affezionati l’ex sindaco di Bellinzona Paolo Agustoni, che arriva puntuale alle 8 per l’espresso, e l’ottuagenaria signora Moreschi, che sin dai tempi di nonno Franco viene a bere il suo minicappuccio». Ma come è cambiata la piazza? In meglio o in peggio? «Per me in questi 40 anni è rimasta sempre uguale, a parte il taglio degli alberi, che davano un certo decoro estetico, e il nuovo edificio dove c’è ora il bar Indipendenza». E il carosello delle macchine, non è un fattore negativo? «È vero, oggi c’è molto più traffico di un tempo, anche a causa dell’autosilo. Ma a me non dà fastidio. Anzi, è vitale, se non si vogliono far chiudere gli esercizi commerciali. Io vorrei più parcheggi e dei negozi attrattivi, non quelli che vendono stracci e oggetti cinesi».  

Libero Casagrande, con lo sfondo della cinta muraria


Ai tavolini del Gazzaniga raccogliamo al volo due testimonianze-vox populi. «È una bella piazza, mi piace, ma mi disturba il traffico. Se l’obelisco potesse parlare! Io la preferirei pedonalizzata» dichiara Monica Indaco, 50 anni, di Monte Carasso. Anche Valeria Mösli, 20 anni di Agno, in gita con la nonna, racconta che si è fermata al bar «affascinata dall’obelisco, che dà un un’idea di antichità, e dai sampietrini rossi». E il rumore delle auto? «Rispetto a quello infernale che vivo ad Agno, questa è una piazza tranquilla, rilassante».

Zona pedonale?
Piazza Indipendenza da pedonalizzare come Piazza Collegiata? Lo chiediamo a Giampiero Storelli, architetto in pensione, che ha avuto per 25 anni lo studio in Piazza Indipendenza, dove ci torna ogni domenica per acquistare i giornali all’edicola di Sanchez. «Urbanisticamente – afferma lapidario – questa è una piazza incompiuta. Bisognava pedonalizzarla, come proponeva negli anni Sessanta il piano del centro storico di Luigi Snozzi, poi modificato, che suggeriva la chiusura alle auto dell’attuale Via Fulgenzio Bonzanigo, escludendo l’accesso all’autosilo Cervia attraverso la piazza. Sono convinto che anche oggi, se ci fosse la volontà politica, Piazza Indipendenza potrebbe diventare zona pedonale».

«Non è una questione di volontà politica. La pedonalizzazione della piazza, oltre a non essere mai stato un tema sin dall’introduzione del piano particolareggiato del 1985, non è al momento realizzabile» replica Simone Gianini, capo-dicastero Territorio e mobilità della città. «Peraltro, sono tanti gli interessi che devono convivere. Come quelli del trasporto pubblico o dei commercianti, che chiedono di mantenere le possibilità di accesso e di sosta nelle adiacenze del centro storico». E lancia una proposta alternativa: «Si potrebbe immaginare una zona d’incontro, in cui convivano meglio veicoli e pedoni, cercando di ridurre il traffico di transito». In ogni caso, è uno spazio urbano da ripensare e valorizzare a misura di cittadini-pedoni.

In occasione del primo centenario dell’indipendenza ticinese, nel 1902 venne indetto un concorso per realizzare un monumento. Il premio: 3.000 franchi. Il costo: 25mila franchi. Dei 24 progetti, la giuria scelse quello con l’obelisco dell’architetto zurighese Neukomm e dello scultore Natale Albisetti. Per il monolito (alto 13,5 m) si utilizzò il bianco verzaschese, mentre per il basamento il granito scuro di Castione. Soprannominato il «ciod» per la sua forma, l’obelisco venne inaugurato il 10 settembre 1903. E Piazza San Rocco fu ribattezzata Piazza Indipendenza.

Da «Saluti da Bellinzona. La storia di un’epoca nelle cartoline illustrate», di Plinio Grossi, ed. Casagrande, 2005.

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Il fotografo che ha realizzato le foto panoramiche per Cooperazione.

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