Cantautore, chitarrista e armonicista, Edoardo Bennato è nato a Napoli nel 1946.

Bennato, «La mia vita
a tutto rock»

Intervista esclusiva al cantautore partenopeo, in scena il 19 ottobre al Palazzetto Fevi di Locarno per la quinta edizione del «Concerto per l’infanzia».

La locandina del concerto.

La locandina del concerto.
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Lo raggiungiamo al telefono, di sera, dopo una lunga rincorsa. La voce è quella, inconfondibile, anche a tanti chilometri di distanza. Edoardo Bennato ci parla dalla «sua» Napoli, che in fondo non ha mai lasciato: «È la città più bella del mondo, una fonte di ispirazione inesauribile. Ma anche una megalopoli pericolosa, dove non ti senti sicuro. Una polveriera ingovernabile come l’Italia. Anzi, penso che per risolvere i problemi del nostro Paese, bisognerebbe partire da Napoli». È un fiume in piena, il cantautore partenopeo, sempre pronto alla polemica intelligente, alla provocazione stimolante, fedele a una linea di fiera indipendenza. Da tutto e da tutti. «Io faccio musica rock, non politica. Perché il rock dev’essere sopra le parti. Quindi non mi schiero, non ho tessere di partito e vado controcorrente. Un atteggiamento che non paga, che ti isola. Ma io sono così. Lo stesso di quando ho iniziato, tanti anni fa. E in Arrivano i buoni, alla fine, intonavo in sequenza Faccetta nera e Bandiera rossa» continua.

Il suo ultimo album, «Le vie del rock sono infinite», risale ormai a tre anni fa. Un disco bello e intenso, con testi sul sociale e almeno un brano, È lei, da inserire fra le gemme della sua sterminata produzione. «È vero, sono orgoglioso di quella canzone. Parla del Terzo Mondo, delle nuove generazioni, delle donne. La speranza di cambiamento della nostra società. In parte me l’ha ispirata la nascita di mia figlia Gaia, che ora ha nove anni. Il nostro è un rapporto bellis-simo, lei è una grande appassionata di musica. Come tutti i ragazzini apprezza gli One Direction, ma io le sto facendo conoscere i grandi del vecchio rock. A Londra, per esempio, l’ho portata a vedere i Rolling Stones. E s’è divertita da pazzi».

Ma non è che Bennato si sia imborghesito o seduto sugli allori. Ha già pronta la versione inglese del musical Peter Pan, che sogna di esportare all’estero. E sta lavorando sodo a nuovi brani. «Ne ho già scritti una ventina. E dieci mi piacciono parecchio, ma fatico a trovare il giusto interlocutore. Perché la discografia italiana è allo sbando, ormai sono rimasti in pochi e chi ci lavora ha paura di perdere il posto. Così si seguono i diktat dei presidenti e non si prendono rischi. Purtroppo nella musica non è come nello sport, dove prevale la regola del merito: puoi essere anche un odioso bastardo, ma se corri i 100 metri in nove secondi nessuno ti può dire niente. Nella musica, invece, ci sono troppi fattori fuorvianti e poco artistici. Per non parlare dei soliti media distratti o, peggio, asserviti».

La stessa grinta e lo stesso spirito pungente Edoardo li mette nei live, sempre energici e ricchi di emozioni. Come quello che andrà in scena sabato 19 ottobre, ore 20.30, al Palazzetto Fevi di Locarno per la quinta edizione del «Concerto per l’infanzia». Il ricavato sarà devoluto in beneficienza per la promozione di azioni e progetti indirizzati ai bambini e agli adolescenti in Ticino. In scaletta ci sarà un po’ di tutto, dai classici anni Settanta ai brani più recenti.

«Siamo spietati nell’autocritica e sul palco sappiamo esattamente quello che possiamo dare. E non temiamo il confronto con nessuno in Italia. Un mio concerto è come leggere il giornale di oggi. Anzi, di domani. Pezzi come Il paese dei balocchi, Meglio Topolino e Un aereo per l’Afghanistan, ma anche quelli più vecchi da Burattino senza fili, sono attualissimi. Perché certi argomenti tabù scottano sempre. E non aspettatevi il solito live consolatorio. Odio i luoghi comuni e la retorica, come quando a metà spettacolo il cantante di turno dice “Siete un pubblico meraviglioso, siete bellissimi” e via dicendo. A Bruce Springsteen, che ha un rapporto strettissimo coi fan, preferisco Bob Dylan, che storpia le canzoni e non concede nulla alla gente. Io amo provocare, recentemente ho apostrofato la platea come “ciurma scalcinata”. Loro hanno capito. E apprezzato».

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Testo: Diego Perugini

Fotografia:
Mad
Pubblicazione:
lunedì 07.10.2013, ore 14:00


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