La femmina Yang Yang vive nello zoo di Vienna da 13 anni e ha già dato luce a 5 cuccioli.

Quante sfide, per il mondo dei panda!

Molti animali rischiano l’estinzione. Ma ci sono anche buone notizie, come quella che riguarda i panda. — RAFFAELA BRIGNONI

Long Hui è comodamente seduto e mangia una canna di bambù. Ci dà la schiena, probabilmente per evitare i flash. Il suo stile di vita rilassato poco si addice allo status di star, anche se ogni tanto si degna di mostrarsi agli spettatori, che ad ogni sua apparizione si lasciano sfuggire un «ohhhh» emozionato. Inutile negarlo, anche un adulto dal cuore di pietra non può non intenerirsi alla vista di questo grande animale dal fare impacciato.
È il momento del regolare check-up medico per il panda sedicenne che vive da 13 anni, assieme alla femmina Yang Yang, nello zoo viennese di Schönbrunn. «Sono animali molto delicati. Dobbiamo vegliare affinché non si ammalino e non vengano contagiati da malattie di altri animali»
spiega la zoologa Eveline Dungl che si occupa dei due panda dal loro arrivo. «Lui è un po’ più pigro. Fa gli esercizi solo se ritiene che la ricompensa sia sufficiente» sorride la zoologa. E così Long Hui sale sulla bilancia, si alza in piedi, si lascia misurare la temperatura. Fa tutto un po’ svogliatamente, ma è veloce nel ricevere le palline di verdura. Finito il test, torna a mangiare le sue canne di bambù, seduto sulla coda, sembra accomodato su una poltrona. «La coda dei panda è grande e funge da cuscino» ci indica Dungl. Mangiare e dormire occupano l’80% della giornata di un panda: non si può certo dire che abbia una vita stressante. Ma Long Hui non dimentica gli obblighi coniugali: da quando è a Vienna è già diventato padre cinque volte. L’ultima volta lo scorso agosto, addirittura di due gemellini. Yang Yang ora vive ritirata in un box per occuparsi dei piccoli (anche in natura si tratta di animali solitari e sono le madri ad allevare i cuccioli). Sul sito internet dello zoo, i curiosi  possono visionare foto e video, costantemente aggiornati. «Siamo molto felici. Anche perché tutte e quattro le gravidanze sono avvenute in modo naturale» si rallegra Dungl. Tenendo conto che una femmina panda è fertile solo qualche giorno all’anno, è un vero exploit per lo zoo, l’unico in Europa in cui i panda siano riusciti a riprodursi senza il ricorso all’inseminazione artificiale. «Il successo di queste gravidanze è una combinazione di buon feeling tra i due panda e delle buone condizioni di cui godono qui. E ogni volta è un po’ una sorpresa». Infatti è difficile anche notare ad occhio nudo quando una femmina è in dolce attesa: al momento del parto i piccoli pesano appena 200 grammi.  



Le numerose minacce per le specie
Osservare questi pacifici mammiferi suscita simpatia. È quello che deve essere accaduto anche all’artista e ambientalista Gerald Watterson che nel 1961, in visita allo zoo di Londra, preparò una serie di bozzetti sul panda Chi-Chi. Uno di questi disegni divenne il logo del Wwf, la più grande organizzazione non governativa che da cinquant’anni si impegna per la protezione ambientale. E in questo ambito purtroppo il lavoro non manca: le minacce alla sopravvivenza delle specie provengono da più fronti. «Le specie più a rischio sono quelle di cui restano pochi esemplari e che vivono in habitat ristretti. Fanno fatica ad adeguarsi. Ci sono animali per esempio che si riscontrano in una specifica foresta. Se questa brucia, la specie è destinata a scomparire. Il panda, tra altri, è minacciato dalla perdita di habitat. Altre specie soffrono dell’inquinamento (in ogni sua forma) come le api o i pesci. Per restare in ambito marino, anche la sovrapesca è una minaccia importante.


Inoltre, ci sono animali vittime di bracconaggio e commercio illegale (per es. elefanti e rinoceronti) e non da ultimo ci sono le vittime dei cambiamenti climatici, come gli orsi polari» spiega Marina Lippuner del Wwf Svizzera. Due settimane fa è stato pubblicato il nuovo Living Planet Report del Wwf da cui emerge uno scenario poco rassicurante: ogni anno si registra un declino del 2% dei vertebrati e senza segni che suggeriscano una controtendenza.

Lista rossa e iniziative fruttuose
Se l’uomo da un lato è responsabile per gran parte di questa situazione, dall’altra è anche impegnato nel cercare soluzioni. Come Jean-Cristophe Vié, direttore aggiunto del programma mondiale delle specie all’Iucn (l’Unione internazionale per la conservazione della natura con sede a Gland) per cui coordina una parte dei team che redigono la famosa lista rossa delle specie minacciate. «Per stilare questa lista, prendiamo in considerazione il maggior numero possibile di specie. Fino ad ora si trattava in maggior misura di mammiferi e uccelli. Da una quindicina d’anni tentiamo di trovare un equilibrio e di valutare anche più invertebrati, specie acquatiche e vegetali.

La popolazione di rinocertoni bianchi è aumentata in Sudafrica.

Nell’ultima lista (pubblicata lo scorso settembre, ndr) abbiamo valutato circa 83mila specie; l’obiettivo è di raggiungerne 160mila. Con questa cifra avremo una buona rappresentazione dello stato della biodiversità. Lo scopo è offrire un punto della situazione. È vero che i nostri risultati spesso mostrano uno stato di deteriorazione continuo, ma i successi sono più numerosi di quanto si pensi. E appena ne abbiamo uno, siamo felici di comunicarlo, come nel caso del panda» ci spiega Vié. Infatti, nell’ultima lista rossa, pur figurando sempre tra gli animali minacciati, si trova a un grado di minaccia inferiore. «La popolazione di panda in Cina è aumentata, grazie a una migliore protezione del loro habitat e agli sforzi di riforestazione attuati dalle autorità cinesi, che si sono impegnate per migliorare il destino di questo animale. La lezione è che quando c’è la volontà politica, si possono raggiungere i risultati».

Yang Yang con i suoi piccoli nati in agosto. Sotto: Long Hui, il papà.

E questi, come detto, non mancano. «Nel 2008 abbiamo fatto una rivalutazione sullo stato dei mammiferi. 50 specie andavano meglio che in passato» sottolinea con soddisfazione Vié. Anche il Living Planet Report del Wwf vuole lanciare un segnale incoraggiante, nonostante tutte le sfide che si profilano. «Il pianeta sta raggiungendo un solido consenso riguardo alla direzione da intraprendere. Nel 2015, i 17 obiettivi di uno sviluppo sostenibile sono stati adottati da tutti i Paesi dell’Onu e i 195 paesi riuniti a Parigi per la 21ma conferenza sul clima hanno accettato un accordo vincolante per combattere i cambiamenti climatici».

Vié fornisce alcuni esempi concreti di misure ottenute in seguito ai summit internazionali. «I convegni sono importanti perché i Paesi prendono degli impegni e devono rispondere dei propri atti. Dalla moratoria sulla caccia alla megattera, la popolazione di questa balena è fortemente aumentata, tanto che oggi non fa più parte delle specie minacciate!». Restano ancora i commerci illegali: il bracconaggio scriteriato ha creato numerosi danni negli ultimi decenni. «Ci vuole una concertazione a livello internazionale. Oggi, a differenza di una decina d’anni fa, non si esita più a inasprire le pene per i bracconieri. Pensiamo ai rinoceronti bianchi, di cui restavano solo alcune decine d’esemplari in Sudafrica: ora ce ne sono più di 10mila. O prendiamo l’esempio dell’orice d’Arabia: era estinta allo stato selvaggio, ma grazie agli stock in diversi zoo è stata reintrodotta in natura. L’antilope tibetana era cacciata per la sua lana pregiata, ma con un piano anti-bracconaggio, la sua situazione è migliorata. Al convegno sul commercio delle specie minacciate di estinzione (tenutosi in Sudafrica qualche settimana fa, ndr) i Paesi partecipanti si sono impegnati a proibire il commercio dei pangolini (formichieri squamosi, ndr) che erano una tra le specie più bracconate al mondo e in via d’estinzione».


A sinistra: Fu Bao, il terzo cucciolo nato nel 2013 a Vienna con la mamma in una foto del 2014. A destra: Fu Long.


Un cambiamento è possibile
«La speranza non viene necessariamente dalle grandi conferenze. È la società civile che farà il vero cambiamento. Ogni cittadino nel suo piccolo può fare qualcosa. Siamo tutti elettori e consumatori. Se c’è un progetto che minaccia una specie in Svizzera, il cittadino ha il potere di votare contro. Se sa che un prodotto viene da lontano e che non è tracciabile o che un prodotto di legno non è certificato, non comprandolo fa qualcosa per l’ambiente. Bisogna avere il riflesso di pensarci» ammonisce Vié.

Le megattere, grazie a una moratoria sulla caccia, non sono più tra le specie minacciate d’estinzione.

A questo proposito il Wwf ha stilato una lista di eco-consigli, come precisa Martina Lippuner: dal consumare prodotti locali e bio, all’utilizzare mezzi di trasporto pubblici. In conclusione, Jean-Cristophe Vié lancia un appello a chi ha un giardino: «Non usate pesticidi; piantate alberi indigeni e da frutto; limitate l’utilizzo del tosaerba, posate mucchietti di legno morto o di compostaggio e tenete il gatto in casa: ci saranno più insetti e più uccelli. Così facendo potete apportare indirettamente e rapidamente un beneficio all’ambiente e soprattutto alle specie selvatiche. La scomparsa della biodiversità non si verifica solo all’altro capo del mondo».


Gli eco consigli del WWF:



Il rapporto annuale sullo stato del pianeta:

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