Nicolas Kissling con un melo e un ginepro bonsai.

Bonsai, delicati custodi
di storie antiche

Chi si occupa di questi alberi in miniatura, risalenti a 3.000 anni fa, deve dedicarvi attenzioni costanti. Incontro con un esperto. — MELANIE HAAB

Narratori di storie. È così che Nicolas Kissling definisce gli amanti dei bonsai. «Nella cultura giapponese vengono ereditati. Per cui i figli continuano a curare le piante coltivate dai padri», spiega l’esperto. Kissling, pubblicitario figlio di un giardiniere, è entrato in contatto con l’antica arte dei bonsai quando, anni fa, diede a un gruppo di appassionati la possibilità di usare la serra che costeggiava la sua casa di Oron-la-Ville (VD). «Inizialmente mi sembravano dei maniaci che torturavano dei piccoli alberi», ricorda sorridendo. Eppure, nel 2007, ha iniziato a occuparsi dei mini alberi a livello professionale, imparando le giuste tecniche da un maestro giapponese. Oggi lui stesso organizza corsi.


Nicolad Kissling usa un annaffiatoio a braccio lungo per dare acqua alle sue creature (vedi i consigli dell’esperto). 

I bonsai esistono in tutte le specie, dall’acero giapponese al melo fino al ficus, e sono il frutto di un’invenzione cinese che risale a 3.000 anni fa. In cinese, infatti, bonsai significa «albero in vaso». «Sono stati introdotti dai popoli nomadi affinché potessero portare sempre con sé le piante officinali con cui si curavano. In seguito, i giapponesi hanno adottato e rielaborato la tecnica per creare piante in formato ridotto nel rispetto di un codice estetico molto preciso», spiega Kissling. L’Europa scoprì quest’arte solo all’inizio del XX secolo. Le due dottrine esistono tutt’oggi. Mentre la scuola giapponese tende alla realizzazione di opere d’arte con vasi minuscoli, quella cinese mira a creare piante più robuste, dotandole di una base di sostanze nutritive.

Potatura di mantenimento
Si effettua in maggio o in giugno, in base al vigore degli alberi. Si ritocca la forma tagliando ramoscelli e foglie a una distanza di tre mm dall’ultima. «Se il bonsai diventa troppo voluminoso, la fotosintesi sarà compromessa». La potatura pemette di ristabilire degli spazi vuoti e di prevenire l’effetto «cespuglio».

Potatura di formazione
In primavera e in autunno bisogna ridefinire di nuovo la forma del proprio bonsai per riaffermarne il carattere. La propagazione piatta è la più indicata: così la struttura della pianta appare più visibile. La potatura si effettua con una tronchese concava. Dopo il taglio la superficie va ricoperta di pasta cicatrizzante (in vendita nei negozi specializzati).

Rinvaso
Se il terriccio ha perso qualità o le radici hanno invaso tutto lo spazio disponibile, è giunto il momento di rinvasare. Per permettere all’acqua di scorrere, ponete una griglia sui fori del nuovo vaso e poi si districano le radici. Non occorre mettere troppo terriccio sul fondo. Si possono aggiungere pietre vulcaniche o sassolini di pietra pomice prima di collocare il bonsai. Poi, con un bastoncino, si porta la terra negli interstizi fra le radici.

Annaffiatura
Il grado di umidità del bonsai deve essere controllato ogni giorno. Se la superficie è asciutta, annaffiate preferibilmente con un annaffiatoio dal braccio lungo per mantenere la pressione dell’acqua. Date acqua fino a vederla fuoriuscire dai fori di evacuazione. L’arbusto dovrebbe avere una superficie leggermente secca, con microfessure che facilitano il flusso dei liquidi.

Concimazione e clima
Usate prodotti biologici: «I fertilizzanti chimici rischiano di bruciare le radici». La concimazione primaverile e autunnale permette al bonsai di immagazzinare le sostanze nutritive nel terriccio. Quando fa caldo mettete il bonsai all’ombra. In inverno, riparatelo, ma lasciatelo fuori.


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