Ruedi Haller lavora per il parco nazionale svizzero, un luogo ideale per osservare gli animali e la flora. (Foto: Yannik Andrea)

Dentro i parchi elvetici

Trenta località e regioni svizzere si fregiano di questo marchio, promuovendo così la loro regione e tutelandone nel contempo la natura. Hanno trovato la quadratura del cerchio? —
di THOMAS COMPAGNO

GUARDA LA MAPPA DEI PARCHI UNESCO!!!

È considerato il parco per eccellenza, il Parco nazionale svizzero. Ruedi Haller scruta con il suo binocolo i crinali delle catene montuose circostanti. L’argoviese è attualmente responsabile per la ricerca e la geoinformazione del parco. La prima volta, era ancora un giovane studente, venne per aiutare a reinserire i gipeti. Ora sono oramai vent’anni che Haller si è stabilito in Engadina. È partito di buon’ora per la zona di Margunet. Ne è valsa la pena: un gruppo di femmine di stambecco percorrono a balzi con i loro piccoli i prati dei dintorni. «Da nessuna altra parte li si può osservare così da vicino come qui» spiega Haller. «Sono infatti abituati a lasciarsi guardare e sanno che le persone non si avvicinano mai più di tanto».

Per cent’anni in Svizzera c’è stato un solo parco nazionale e, altrimenti, solo molti bei paesaggi. Questa è però storia di ieri. Oggi i parchi naturali sono venuti su come funghi sotto i faggi, mentre biosfere e siti del Patrimonio mondiale dell’umanità Unesco si contendono ospiti ed escursionisti. Si progetta addirittura di creare due nuovi parchi nazionali, il Parco nazionale dell’Adula sul territorio del canton Grigioni e del canton Ticino e il Parco nazionale del Locarnese. Mentre il Parco nazionale svizzero è una riserva naturale rigorosamente protetta, nella quale non sono ammesse attività umane, i parchi naturali regionali sono sfruttati dall’uomo e sono anzi pensati per promuovere un’economia regionale sostenibile. La popolazione dei comuni compresi nei parchi si impegna a conservare il paesaggio rurale e a sfruttare con il massimo rispetto possibile le risorse naturali. I nuovi parchi nazionali dell’Adula e del Locarnese introducono inoltre una nuova tipologia di territorio protetto: nel parco dell’Adula saranno delimitati 145 kilometri quadrati che andranno a formare il vero e proprio cuore del parco, dove alla protezione della natura è data assoluta priorità. A questa zona centrale sarà affiancata una zona periferica, all’interno della quale sarà consentito uno sfruttamento sostenibile. Con una superficie di più di 1.000 chilometri quadrati, il nuovo parco nazionale sarebbe sei volte più grande del Parco nazionale svizzero in Engadina. In novembre, nei 17 comuni coinvolti si andrà a votare. L’esito è incerto, tanto più che ogni comune è chiamato a votare in maniera autonoma.

GUARDA LA MAPPA DEI PARCHI UNESCO!!!

Ma perché creare dei parchi naturali e dei parchi nazionali? «In un parco nazionale alla natura è concesso lo spazio necessario perché possa svilupparsi liberamente senza essere disturbata dall’uomo» spiega Haller. Il compito di un parco nazionale non è né la conservazione di una zona di pregio né la protezione della natura. «Non abbiamo a che fare con una foresta vergine. Cent’anni fa, quando il Parco nazionale svizzero è stato creato, questo territorio era sfruttato dall’uomo in maniera intensiva. Oggi la natura è lasciata a sé stessa e l’uomo si limita a osservare che cosa succede. Per questo, ad esempio, il materiale trasportato a valle dai corsi d’acqua in piena non è rimosso, ma è semplicemente lasciato giacere sul terreno. «Alle marmotte il materiale depositato non piace, in compenso sul nuovo terreno che si viene così a creare crescono piante che altrimenti non avrebbero modo di svilupparsi», osserva Haller. In natura succede sempre così – con o senza l’intervento dell’uomo: un cambiamento penalizza una specie e fa la gioia dell’altra. Chi comprende questo principio è anche in grado di intendere l’importanza strategica che rivestono i parchi naturali creati negli ultimi dieci anni. «In questi parchi la natura non è abbandonata a sé stessa ma coltivata e curata», afferma Ruedi Haller.

Lo conferma anche l’esperta in pedagogia delle foreste Marlis Labudde del Parco naturale di Gantrisch, dove dal 2009 ha registrato un aumento degli esemplari di rinofolo minore, una rara specie di pipistrelli che è passata da 200 a più di 500 esemplari adulti. Non si dispongono ancora di dati certi sul numero di animali delle varie popolazioni: per questo il Parco naturale di Gantrisch è ancora troppo giovane. «Il parco riesce però a spingere molti volontari a impegnarsi», osserva soddisfatta Marlis Labudde. Un simile impegno da parte di volontari, i promotori del progetto del Parco naturale Parc Adula devono ancora conquistarselo. La popolazione della zona centrale è infatti divisa tanto che, accanto a numerosi fautori, i parchi conoscono anche diversi detrattori. Nel cuore del parco non si potrà infatti cacciare, caricare gli alpi e neppure lasciare i sentieri indicati. Sono divieti che difficilmente possono piacere a tutti. Tra le voci critiche nella discussione sul parco Adula c’è pure il Club alpino svizzero che nell’area gestisce la capanna Terri: «Poiché la capanna è fornita con l’elicottero, rischiamo di non poter più volare nella zona protetta e questo pregiudicherebbe il futuro della capanna» dice Giochen Bearth, per molti anni presidente della sezione Piz Terri. Ma a infastidirlo maggiormente sono le condizioni poste agli escursionisti che non hanno più libero accesso nella zona centrale del parco. Agli occhi di Bearth quest’area non deve essere protetta: «Abbiamo un buon equilibrio tra flora e fauna, perché il nostro rispetto per la natura è molto grande». Per contro per Martin Hilfiker, direttore del progetto di parco nazionale Parc Adula, «oggi si presenta la grande opportunità di creare un secondo parco nazionale, dove nella zona periferica sono consentite attività economiche che dovrebbe garantire la creazione di valore aggiunto e promuovere in questo modo lo sviluppo della regione» rileva Hilfiker. Nel frattempo Ruedi Haller è giunto a un punto panoramico, dove punta un’ultima volta il proprio binocolo. Guarda in direzione delle rocce e rimane senza parole: su due spuntoni sono appollaiati due gipeti. «Molto probabilmente sono i discendenti dei gipeti che abbiamo aiutato a reinsediarsi» ipotizza Haller.

Commento (0)

Grazie per il vostro commento.

Questo commento ha un contenuto sgradevole?

Il testo sarà controllato ed eventualmente modificato o bloccato.

Il vostro commento

Non avete ancora scritto il commento.

Questo campo deve essere compilato. Grazie.

Campo obbligatorio
Questo campo deve essere compilato. Grazie.










Si prega di commentare nel rispetto della nostra netiquette e degli altri utenti.


ARTICOLI IN EVIDENZA



Un operatore sociale
con la videocamera

Il documentarista luganese Olmo Cerri ci parla del suo particolarissimo lavoro di ricerca sull’immigrazione italiana in Ticino.


*****

Il figlio di Ivan Graziani
si fa strada

Ecco Sala Giochi, il secondo album di Filippo, 36enne che cerca di seguire le orme del papà. Con discreto successo.

*****





Login con il profilo di Cooperazione

Chiudere
Fehlertext für Eingabe

Fehlertext für Eingabe

Dimenticato la password?