I tre consiglieri federali coinvolti: Adolf Ogi, Moritz Leuenberger, Doris Leuthard (da sinistra). (Foto: Keystone, Colourbox)

C'è lo zampino di tre vip nel "cantiere del secolo" 

Tre consiglieri federali hanno contribuito a realizzare la galleria di base del San Gottardo: Adolf Ogi l’ha progettata, Moritz Leuenberger l’ha realizzata e Doris Leuthard l’ha ampliata. — Thomas Compagno

Le gallerie sono progetti intergenerazionali. Lunga 57 chilometri, la galleria di base del San Gottardo, ha visto il coinvolgimento di ben tre generazioni di ministri dei trasporti svizzeri. L’ex consigliere federale Adolf Ogi, nel 1990 capo del Dipartimento federale dei trasporti e dell’energia, ricorda: la più lunga galleria ferroviaria d’Europa sarebbe stata la risposta della Svizzera alle crescenti richieste del trasporto europeo. «Dopo la costruzione della galleria stradale, che fu un polo d’attrazione per il traffico europeo, ci ritrovammo sotto pressione», afferma oggi Ogi. Con la votazione favorevole sulla Nuova Trasversale Ferroviaria Alpina (NEAT) nel 1992, fu lui a gettare le basi per la pianificazione dei progetti del San Gottardo e del Lötschberg. «L’Unione Europea voleva consentire il transito in Svizzera di autocarri da 40 tonnellate e auspicava un ampliamento dell’asse autostradale. Come compromesso abbiamo realizzato una galleria ferroviaria». Grazie ad essa, si evitano da tre a quattro milioni di autocarri l’anno, sostiene Ogi. 

La sfida della sacca di Piora
Nel 1995 Moritz Leuenberger passò alla guida del Dipartimento federale dei trasporti e dell’energia. Condusse negoziati con l’UE, la Germania e l’Italia, in merito alle tratte di accesso. Si batté inoltre in numerose votazioni popolari, a livello federale, per ottenere il finanziamento della NEAT. Nel settembre 1998, la popolazione svizzera votò a favore della tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni (TTPCP). Questo periodo però non evoca in Leuenberger solo ricordi piacevoli. La votazione sulla TTPCP fu oggetto di aspre contestazioni e lui divenne «bersaglio di pesanti e dure offese». La prosecuzione dei lavori di scavo subì un contraccolpo quando si giunse alla cosiddetta sacca di Piora, una zona ritenuta geologicamente ad alto rischio: «La sacca di Piora divenne lo spauracchio, un tremendo fantasma che alla fine avrebbe rischiato di inghiottire l’intero bilancio pubblico e di mandare a picco la Svizzera», ricorda Leuenberger. Ma oggi tutto questo è acqua passata: «Tutto risultò fattibile».

Da semplice foro a galleria high-tech
Doris Leuthard, infine, che nel 2010 passò alla guida di quello che nel frattempo prese il nome di Dipartimento dell’ambiente, del trasporto, dell’energia e delle comunicazioni, fu l’artefice dell’impresa politica che consentì di trasformare «un semplice foro in una galleria high-tech». Ora, la galleria è sottoposta a una serie di test volti a garantire che tutti i componenti funzionino in sinergia. «Entro fine maggio si prevedono circa 3mila corse», afferma Doris Leuthard. Dovrà essere tutto a posto per quando i treni, al ritmo di 200 chilometri orari, attraverseranno la galleria. Il ministro si aspetta che il nuovo collegamento rafforzi la posizione svizzera in uno spazio economico di 20 milioni di persone compreso fra la Germania meridionale e l’Italia settentrionale. Un’offerta più allettante per il traffico ferroviario dovrebbe riuscire a «deviare il più possibile su rotaia il traffico merci in continua crescita, così come auspicato dalla popolazione, salvaguardando le valli alpine», sostiene Doris Leuthard.

Una Svizzera più unita
Sul risultato sono tutti e tre concordi: «La popolazione svizzera può essere orgogliosa di questa galleria ferroviaria che vanta il secondo posto al mondo per lunghezza. È un’opera epocale», afferma Adolf Ogi. Per Doris Leuthard, grazie a questo nuovo e rapido collegamento transalpino, la Svizzera sarà più unita. E Moritz Leuenberger afferma entusiasta «È uno straordinario contributo, ma soprattutto la dimostrazione di cosa sia capace di produrre la democrazia diretta». L’ex magistrato con un debole per l’ironia non riesce a trattenere una frecciatina: «Nei nostri paesi vicini, i progetti per la realizzazione di stazioni e aeroporti a volte sono più lunghi».

La protettrice

Sono venerata da tutte le persone che lavorano nelle viscere della terra nell’industria mineraria o nella costruzione di trafori. I minatori pregano di fronte alla statua di Santa Barbara. La mia commemorazione cade il 4 dicembre.
L’essere la Santa protettrice di questa categoria si spiega presumibilmente con il tentativo di fuga dalla collera di mio padre, durante la quale trovai rifugio in una nicchia scavata all’interno di una roccia, dove rimasi a lungo nascosta. Mio padre Dioscoro era un facoltoso commerciante di Nicomedia, l’attuale Izmit in Turchia. Stretto collaboratore dell’impero romano, avrebbe voluto la sua bella e colta figlia sposa a un nobile dell’aristocrazia romana. Quando però venne a sapere che mi ero convertita alla fede cristiana, andò su tutte le furie. Un pastore che vide il mio nascondiglio lo svelò a mio padre, fui consegnata al prefetto romano e, dopo cruente torture, decapitata dal mio stesso padre. Il nome Barbara è ormai diffuso in tutto il mondo, anche se oggi molti lo associano più a una bambola che alla sventurata martire. Ma persino i cristiani dimenticano spesso di questi tempi da dove venga il nome: in greco «barbara» significa «straniera».




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Pubblicazione:
lunedì 11.01.2016, ore 00:00