C’è sempre tempo per un cocktail

LA GASTRONOMIA — Agitati e mescolati I drink sono ben più di una semplice piña colada, una tequila sunrise o un margarita.  Sono un universo in cui l’originalità si reinventa ogni giorno. Incontro con il barman Alberto Pasetto.

Preparare con perizia e professionalità i cocktail è un’arte. Ma non solo. Osservando Alberto Pasetto, infatti, si capisce subito che si tratta anche di una sorta di cerimoniale fatto di gesti ripetuti all’infinito, di dosi calibrate alla perfezione con un solo movimento del polso, una gestualità millimetrica, mai precipitosa ma sempre, infallibilmente efficace. Una cosa è certa: esperti di cocktail non ci si improvvisa. Va tuttavia detto che il 24enne – secondo alla Coppa romanda di cocktail 2014 tenutasi a Losanna qualche settimana fa – se ne intende già parecchio. «A 16 anni, durante i fine settimana, mi capitava di lavoricchiare in bar e pub. Di professione sono elettricista, ma la mia passione per i cocktail mi ha spinto a immergermi in questo incredibile universo, dove la creatività non conosce confini».

Londra, Venezia, Gstaad
A 19 anni, Alberto aderisce all’AIBES (Associazione italiana barman e sostenitori) e quindi parte per Londra, the place to be  per i cocktail, ci confida Alberto: Londra è il luogo in cui farsi un nome e imparare a muoversi tra i cocktail più noti dell’intero pianeta. Insomma, un passaporto per l’ambiente vellutato dei migliori bar del mondo. Da un 5 stelle a Venezia a un altro 5 stelle a Gstaad, per approdare infine con i suoi shaker a Ginevra: Alberto Pasetto porta con sé il suo talento ovunque vada. «Negli alberghi di lusso il livello è altissimo, una cosa molto interessante per farsi le ossa. Tra l’ordinazione del cliente e il servizio al tavolo si calcolano tre minuti e mezzo per preparare un cocktail a regola d’arte. Insomma, ogni secondo conta!». Attualmente gli appassionati e tutti coloro che vogliono conoscere questo mondo devono andare a La Voile di Ginevra per poter degustare le creazioni di Alberto. Tra le ispirazioni nate in questo magnifico locale pieno di magia, situato a qualche passo dalle rive del lago, troviamo la Perle du Léman, il Crâne de la mort (letteralmente: teschio) o il Trésor du Lac: una serie unica nel suo genere, che anima una carta dei cocktail estremamente ricca.

Un’arte di vivere
Ma allora, qual è il segreto di un buon cocktail? «Alla base di tutto vi sono due fattori. Il primo è utilizzare sempre prodotti freschi e di qualità, come ad esempio optare per limoni veri piuttosto che per un concentrato. Il secondo, un cocktail non deve mai essere forte e non deve contenere troppo alcol. Non serve a niente. Un cocktail lo si apprezza lentamente, si individuano i gusti, i sapori, le interazioni tra gli ingredienti. I cocktail non sono fatti per ubriacarsi. Francamente preferisco che un cliente ne degusti con calma uno solo prendendosi tutto il tempo necessario, piuttosto che berne rapidamente due per raggiungere l’ebbrezza. Non è neanche interessante per l’arte della degustazione delle buone cose». Occorre quindi essere un po’ epicurei per abbandonarsi al viaggio gustativo di un cocktail? «Certo! E per poterlo fare, è necessario conoscere il sapore di ogni ingrediente; per degustarlo bisogna essere pronti a lasciarsi sorprendere. Due arti di vivere fatte per intendersi».


Sophie Dürrenmatt


Cocktail «Perla del Lemano»

Ingredienti

4 cl di gin
2 cl di vodka
2 cl di liquore
di litchi
1 cl di zucchero
di canna liquido
½ limetta
½ frutto della passione
1 ciliegia
acqua di rose alimentare spray

Preparazione
Mettere il gin, la vodka, il liquore di litchi, lo zucchero di canna e la ½ limetta in uno shaker e mescolare il tutto energicamente. Vaporizzare l’interno del bicchiere con una nuvola d’acqua di rose prima di versare la miscela. Appoggiare delicatamente il ½ frutto della passione sul cocktail
e sistemarvi al centro, in equilibrio, la ciliegia. Vaporizzare ancora un poco d’acqua di rose.

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Testo: Sophie Dürrenmatt
Foto: Nicolas de Neve
Pubblicazione:
lunedì 22.12.2014, ore 08:00


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