Caparezza, rap da primo della classe

Nel suo album "Prisoner 709" il cantante italiano supera i confini di genere grazie ad uno spessore culturale superiore. — DIEGO PERUGINI

Per molti (noi inclusi) è il miglior rapper italiano. Ma la definizione va persino stretta a Caparezza, che supera i confini di genere grazie a uno spessore culturale superiore. Così anche in Prisoner 709 (Universal), cd torrenziale e complesso, pieno di citazioni colte e sottotesti, come la mania per i numeri e i doppi/tripli sensi. Il tutto fra suoni forti e tirati, rock, elettronica, noise. E tanto rap. Un album giocato sugli opposti, più riflessivo e introverso, nato da una profonda crisi esistenziale (complicata da una dolorosa patologia all’orecchio) e sfociato in un percorso d’autoanalisi per ritrovare la serenità.
Ecco la cupezza della “title-track” e lo sguardo positivo di Ti fa stare bene. Mentre
Forever Jung azzarda l’ipotesi che il rap, grazie alla possibilità di raccontare se stessi in un flusso incontrollato, sia una sorta di evoluzione delle scoperte di Freud e Jung.
Un disco da ascoltare (e leggere) con attenzione, fra i migliori dell’anno.  

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