Sira Veragouth trascorrerà l’ultimo dell’anno nella sua baita in Leventina, in compagnia di persone tra loro sconosciute.

Capodanno in baita per socializzare

Le festività chiamano riti e tradizioni. Con iniziativa e ironia si può sfuggire ai canoni classici e godersi il focolare in compagnia di sconosciuti. — PATRICK MANCINI

Un Capodanno in baita, a Cavagnago, in Leventina, tra sconosciuti. È l’idea lanciata nelle scorse settimane da Sira Veragouth, 37enne di Lugano. Un’iniziativa che evidenzia, una volta di più, come in vista della sera di San Silvestro cresca, ormai da qualche decennio, il desiderio di intimità. «La gente – sostiene Sira – ha bisogno di staccare la spina. E io ho voluto proporre qualcosa di originale».
«La figura del nido – dice l’antropologo Francesco Paolo Campione –, dipinta dal filosofo Gaston Bachelard, è tornata d’attualità in un’epoca di grandi tormenti come la nostra».


Calore e protezione
Il cenone? La festa in piazza? La discoteca? Tirano, certo. Ma il nuovo trend è rappresentato dalla baita. «L’uomo di oggi – riprende Campione – necessita di luoghi caldi e protetti. Soprattutto in un momento particolare come quello del Capodanno, storicamente segnato da una grande incertezza. Per alcune culture del passato gli ultimi giorni dell’anno erano i «giorni del nulla», in cui si attendeva con ansia l’ignoto. L’uomo contemporaneo soffre. Da una parte è attratto dal cosmo infinito. Dalle sfide. Dall’altra, cerca il focolare. E mai come in un tempo contraddistinto da guerre, terremoti e crisi economiche, si ha bisogno del caminetto. Degli affetti. Della memoria».  

 Silenzio e armonia
È quanto ha pensato Sira. «Lontano dallo stress. Con al massimo 8 persone. E con il tempo di chiacchierare, di fare giochi di società. Senza social network tra le scatole». Ma è quanto pensano ogni anno centinaia di svizzeri. Ad esempio Devis A Marca, 42enne di Mesocco. «La sera del 31 dicembre sarò in una baita di San Bernardino con Lara, la mia ragazza. Cerchiamo il silenzio. L’armonia. Siamo di corsa tutto l’anno. Ma a San Silvestro ci vogliamo spegnere, davanti a un piatto di codegotto e lenticchie».

Piccolo mondo antico
Loris (37) e Tania (34) Inselmini, di Cavergno, andranno invece con i loro due bimbi in un rustico della valle Bavona. «Quando si ha famiglia – ammette
Tania –, è l’ideale. Se i bambini sono stanchi, possono coricarsi. E gli adulti proseguono tranquillamente le loro attività». Una partita a carte, una passeggiata sulla neve. A Tania piace improvvisare. «Nella nostra baita c’è grande libertà la sera di Capodanno. Soprattutto si parla parecchio. In un momento così importante è fondamentale comunicare, anche per iniziare bene il nuovo anno. In posti più affollati non sarebbe semplice».

Dal biblico Jona, che visse nel ventre della balena, alle atmosfere chiuse di Aci Trezza, il villaggio dei Malavoglia. La letteratura è piena di riflessioni sul concetto di spazio. E di contrapposizioni. «L’uomo che va verso il tifone – evidenzia l’antropologo Francesco Paolo Campione – e che, allo stesso tempo, cerca rifugio nel piccolo mondo antico. Oggi l’uomo è confrontato con l’infinita paura dei grandi determinismi naturali. A volte non sa più come gestire il mondo. E allora, negli istanti di grande insicurezza, di cui il Capodanno è una splendida metafora, non gli resta che rifugiarsi in spazi che ripropongono l’archetipo del nido. Lo possiamo dire forte: oggi nido batte cosmo 2-0».

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Testo:  Elisabeth Alli

Pubblicazione:
domenica 11.12.2016, ore 00:00