Igor Ruffo e la moglie Irma Marì impegnati a etichettare il loro formaggio.

Casaro in Canada

Igor Ruffa, la moglie Irma Marì e i figli si sono trasferiti in Nord America nel 2011. Una scelta difesa con coraggio. — Mattia Bertoldi

Ogni emigrante deciso a trasferirsi in un altro Paese ha in sé grande determinazione, forza di volontà, intraprendenza. Ma ci sono storie che portano queste caratteristiche all’estremo, tanto da risultare quasi folli – all’apparenza insensate. Storie come quella di Igor Ruffa, che nel 2011 ha deciso di trasferirsi con tutta la famiglia poco fuori Lumby, in British Columbia – a cinque ore di auto da Vancouver, a oltre 10mila chilometri dal suo Ticino. «Faccio il casaro da molti anni – ricorda il 45enne – e sapevo che in valle Onsernone, dove lavoravo, sarebbe stato difficile costruire un’azienda funzionale. Qui c’erano invece grandi spazi e opportunità d’investimento: insieme a mia moglie Irma – originaria di Costanza, in Germania – e ai nostri figli, ho deciso di acquistare 160mila metri quadrati di terreno. Al momento compriamo e trasformiamo latte di mucca biologico, per il futuro vorremmo accogliere delle capre».

Partito da zero
Anche se adesso può vantare una casa e un caseificio, non è stato tutto semplice nella vita canadese di Igor. «L’emigrante parte da zero, non ha una storia finanziaria ed è difficile ottenere un prestito. Per i primi tre anni ho lavorato per altre persone, ho speso tante energie e mi sono spesso chiesto: “Ma chi me l’ha fatto fare?”. Poi abbiamo ricevuto sostegno da alcuni privati, e da un anno prepariamo prodotti della nostra tradizione come formaggini, formaggelle e ricotta sotto il nome di Bella Stella Cheese». La produzione casearia richiede lavoro, ma anche la vendita esige tempo. «Ci affidiamo in parte alla piccola distribuzione, ma la maggior parte delle vendite avviene nei mercati locali. Esserci con una bancarella è importante e richiede la presenza mia o di Irma per tre, quattro giorni a settimana».

Dopo tre anni di lavoro e fatiche, Igor può dire di esser riuscito in qualcosa che gli altri non trovavano nemmeno concepibile. «Prima di partire, in molti mi davano per spacciato: “Al massimo due anni e tornerai”. Io stesso ho perso sempre più fiducia, ma grazie al supporto di mia moglie e di un paio di amici ce l’ho fatta. Anche il sistema di vita canadese mi ha infuso sicurezza: qui non c’è paura a rivoluzionare la propria vita, a spostarsi per quattromila chilometri solo per l’esigenza di cambiare. La gente si butta, ci prova – un po’ come ho fatto io. Ed è una cosa bella che, finalmente, non mi fa sentire giudicato».

⊲ Il sito internet per «visitare» il caseificio di Igor Ruffa e famiglia: www.bellastellacheese.com
⊲ Irma Marì è autrice del libro Ziegenalp acquistabile su Amazon a meno di tre franchi (in tedesco): www.amazon.de

I quattro di casa Ruffa

Da sinistra, Tassilo, Marco, Clara e Juri.

Da sinistra, Tassilo, Marco, Clara e Juri.
http://www.cooperazione.ch/Casaro+in+Canada Da sinistra, Tassilo, Marco, Clara e Juri.

Per i genitori è importante che i figli non dimentichino le loro radici, in particolar modo quelle che portano al canton Ticino.

Come si sta adattando la prole alla vita in un altro continente?

«Irma ed io abbiamo quattro figli: Tassilo di 8 anni, Clara di 7, Juri di 5 e Marco (nato in Canada), quasi 3». Irma, da buona madre di famiglia, ha sempre messo al primo posto le esigenze della prole: ogni giorno i più grandi vanno a scuola grazie a un servizio di autobus e li sostiene in occasione di attività extrascolastiche – nuoto in estate e il pattinaggio in inverno. «Uno degli aspetti legati alla loro educazione su cui ci siamo concentrati di più è la lingua: so che sarebbe molto più facile conversare con loro in inglese, ma rimango sull’italiano e Irma adotta il tedesco. Sulla comprensione di queste due lingue a loro ormai estranee, almeno fuori casa, se la cavano tutti abbastanza bene: riguardo invece al parlato, non sempre è facile capire che cosa intendono». Igor non ha dimenticato il Ticino e la Svizzera: «All’inizio di questa avventura mi ero prefissato due termini: se le cose vanno male, dopo due anni torniamo a casa. Se le cose vanno bene, entro cinque andiamo a visitare parenti e amici. Ora ne sono passati tre, ma i biglietti aerei per sei persone sono cari».

Si cercano storie di emigrazione

La piattaforma OltreconfiniTi cerca nuove storie di emigrazione ticinese. Se conosce le vicende di un espatriato del passato o del presente, o se è tornato in Ticino dopo un lungo periodo all’estero, scriva a oltreconfiniti@ti.ch oppure cliccando su OltreconfiniTi.

Commento (0)

Grazie per il vostro commento.

Questo commento ha un contenuto sgradevole?

Il testo sarà controllato ed eventualmente modificato o bloccato.

Il vostro commento

Non avete ancora scritto il commento.

Questo campo deve essere compilato. Grazie.

Campo obbligatorio
Questo campo deve essere compilato. Grazie.










Si prega di commentare nel rispetto della nostra netiquette e degli altri utenti.


ARTICOLI IN EVIDENZA



Un operatore sociale
con la videocamera

Il documentarista luganese Olmo Cerri ci parla del suo particolarissimo lavoro di ricerca sull’immigrazione italiana in Ticino.


*****

Il figlio di Ivan Graziani
si fa strada

Ecco Sala Giochi, il secondo album di Filippo, 36enne che cerca di seguire le orme del papà. Con discreto successo.

*****





Login con il profilo di Cooperazione

Chiudere
Fehlertext für Eingabe

Fehlertext für Eingabe

Dimenticato la password?