Francesca Kamber Maggini guiderà l’11 settembre la visita al Parco dei Cedri. (Foto: Hsaskia Cereghetti)

Cemento? No, grazie, preferisco il verde...

L’architetto paesaggista Francesca Kamber Maggini riflette sul ruolo delle «oasi verdi» in città, tra luoghi di contemplazione e spazi di consumo. — NATALIA FERRONI

Non a caso ci fermiamo proprio in questo angolo del parco di Villa dei Cedri per l’intervista: siamo all’ombra, sedute su una panchina circondata da tre maestosi faggi, è un angolo tranquillo e suggestivo. Qui il verde ti avvolge». Inizia così l’incontro con Francesca Kamber Maggini, architetto paesaggista, che l’11 settembre terrà una visita guidata al parco pubblico della villa ottocentesca bellinzonese (in occasione delle giornate europee del patrimonio, vedi box). 
Con lei vogliamo riflettere sul ruolo delle «oasi verdi» in città, oggi e domani. Iniziamo, però, con un tuffo nel passato. «Il parco di Villa dei Cedri è una testimonianza dell’epoca della costruzione del primo traforo del San Gottardo, durante la quale Bellinzona ha vissuto una notevole espansione», precisa l’architetto paesaggista. «In questo periodo industriale, il tipo di giardino all’inglese, come lo troviamo qui, rappresentava il ritorno alla natura: viali sinuosi, quindi forme non più geometriche, spazi da scoprire nascosti da arbusti e alberi imponenti. Inoltre, il parco aveva delle aperture che davano sul Piano di Magadino bonificato, per ‘‘fare entrare il paesaggio’’, e dietro la villa si sviluppava la parte agricola, area ancora oggi destinata alla viticoltura». 

Anche se i due vecchi cedri al cancello dell’entrata della villa sono stati nel frattempo sostituiti con due giovani, il parco colpisce per l’impressionante volume degli alberi: faggi quasi centenari, lecci, castagni, abeti e magnolie. Ecco il punto di partenza. «Decenni fa, parchi e giardini in generale erano un’oasi di contemplazione, il piacere di stare all’aperto e di incontrarsi. Oggi, invece, spazio e tempo devono essere animati». Come dire, il verde è diventato un oggetto di consumo. «I parchi possono e devono evolvere – prosegue Kamber Maggini –, ma ritengo importante discutere su come animarli, su come e dove inserire nuovi elementi». Sì, perché, accanto alle costruzioni, anche le piante definiscono gli spazi; solo che la vegetazione si trasforma con gli anni. «L’albero non è solo volume e specie, è anche colore che cambia durante le stagioni, è ombra, storia, biologia, microclima… Insomma, l’architetto paesaggista è abituato a lavorare con il vivo e il preesistente».
In altre parole: bisogna capire il parco per poter fare certi interventi. Da qui, l’invito della nostra interlocutrice affinché la pianificazione dello spazio libero diventi parte integrante dell’urbanistica. «Prendiamo l’esempio del parco MFO, realizzato nel 2006, a Zurigo-Oerlikon: è un tassello di tutt’una struttura del verde per un quartiere da sviluppare. Architettura e architettura del paesaggio, ‘‘dentro e fuori’’, devono essere concepiti con la stessa competenza» conclude Francesca Kamber Maggini. 

WEEKEND IN UN'OASI VERDE

Giornate europee del patrimonio
Più di 360 le sedi in tutta la Svizzera, dieci nella Svizzera italiana, che potranno essere visitate gratuitamente, ma previa iscrizione, durante il weekend del 10 – 11 settembre, in occasione delle Giornate europee del patrimonio. Il titolo dell’edizione 2016 è «Oasi». Un’occasione ghiotta per visitare con esperti parchi, giardini segreti, spazi verdi urbani, interrogandosi sul loro ruolo. I luoghi nella Svizzera italiana sono:

Barbengo, Casa Sciaredo;
Bellinzona, Villa dei Cedri;
Bondo, giardini nascosti;
Carona, Villa Carona;
Croglio, Orizzonti transfrontalieri;
Morcote, Parco Scherrer;
Rossa, le rovine di La Scatta;
Soazza, selve castanili;
Soglio, i giardini dei von Salis;
Valle Malvaglia, Alpe di Sceru.

Programma e info per l’iscrizione sul sito web: 

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