«Cenerentola» firmato Disney...
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Fiabe Arriva nelle sale ticinesi il film firmato Walt Disney. E la magia continua. Ma le fiabe non sono storie del secolo scorso? No, anzi, mai come oggi sono così attuali e importanti.

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C’era una volta? No, c’è ancora. Vissero felici e contenti? Certamente. Le fiabe sono sempre attuali, tanto che tornano anche sugli schermi in nuove versioni oppure reinterpretate. Questa volta è il turno di «Cenerentola», in programma nelle sale della Svizzera italiana nella sua veste cinematografica, firmata Walt Disney.

Il genere fiabesco
«Cenerentola» è pure la fiaba che preferisce Barbara Dell’Acqua, autrice ticinese del libro… di fiabe «Lucciole e piume», dove sono narrate due avventure delle streghe Melchisedecca e Nocciola. Anche in queste storie primeggiano valori universali come la speranza, l’unione che fa la forza e chi fa del male non esce impunito: «Il messaggio che scaturisce dalle mie storie è – alla fine - quello della speranza in un mondo che invece di speranza ne dà/ha poca? Va bene così, sono una sognatrice, ma credo nel valore di quello che scrivo e nei messaggi che veicolo» afferma l’autrice luganese. I valori delle fiabe  sono universali anche se forse non sono più al passo coi tempi della società: il Bene e il Male sono ancora presenti, ma non più esclusivamente nelle fiabe. Lo troviamo in altri libri, in internet, in televisione e nella società. Nella complessità delle offerte e degli stimoli, il bambino sceglie, sa dove muoversi, perché qualcuno prima di lui si è già trovato in quella situazione.

«Troviamo anche fiabe scritte appositamente per determinati temi» aggiunge Cristina Polli, contitolare della libreria Voltapagina a Lugano: «esistono fiabe “didascaliche” che affrontano temi come la malattia, la separazione, la morte, l’adozione,  dormire senza il ciuccio o imparare a non più usare i pannolini. La fiaba aiuta a tematizzare un argomento, a risolvere un problema “universale”. Proprio per questa sua valenza universale, la fiaba permette al bambino di anticipare che cosa succederà, a riflettere sulla realtà». Ma le fiabe hanno anche altre valenze, come quella di mostrare il mondo sotto un’altra angolazione, di mostrare che esiste il Male e il Bene, ad affrontare i pericoli della vita, senza edulcolarli. Infatti, ci sono genitori che tendono a «nascondere» i potenziali pericoli, ad addolcire le storie (esistono fiabe che sono brutali), ma per fortuna i libri di fiabe si continuano a vendere e a leggere.

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Ci sono alcune bambine che sentono ancora il desiderio di essere  principesse  
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Barbara Dell’Acqua, autrice di fiabe




Fissare su carta
«Le fiabe classiche sono sempre richieste, in modo particolare quando si tratta di fare un regalo  per un’occasione particolare: una nascita, un battesimo oppure un compleanno speciale» afferma la signora Polli, che precisa quanto siano importanti le illustrazioni: «non dimentichiamo che viviamo in una società dell’immagine. I libri di fiabe si sono evoluti, i giovani preferiscono le immagini: oggi questi libri sono illustrati e interpretati da famosi disegnatori, adattati nel linguaggio, mentre il meccanismo resta uguale». Meccanismo che ha perfezionato anche Barbara Dell’Acqua: «In realtà ho inventato poco; è il genere che mi ha preso, o, in altre parole, la vita ha deciso per me»: quando suo figlio non riusciva a dormire, le chiedeva di raccontargli delle storie, ma non quelle lette dai libri, ma di nuove, inventate. Così la scrittrice ha iniziato a «inventare» le avventure di due streghe e ogni sera suo figlio chiedeva sempre quelle e appena lei dimenticava o aggiungeva un elemento, lui reclamava: voleva ascoltare la stessa storia, ispirata sulle tante storie che la mamma aveva letto o che aveva ascoltato da giovane. «Ho dovuto scriverle, fissarle su carta». Così ha scritto le avventure di due streghe che già sua madre le raccontava quando da piccola non riusciva a prendere sonno. Lo scherzo del destino? Così ha preso forma il mondo di Melchisedecca e Nocciola, dove i temi sono quelli ripresi dalle fiabe classiche, ma ambientati nella regione dei Denti della Vecchia anche se, come afferma la scrittrice, «non è troppo specifico: nelle mie storie riporto qualcosa del mio vissuto, ma lascio molto spazio alla fantasia di chi ascolta di immaginarsi il suo mondo».



Nel mondo di Melchisedecca e Nocciola non troviamo castelli, principesse, draghi anche se, come sostiene Barbara Dell’Acqua, «Ci sono alcune bambine che sentono ancora il desiderio di essere principesse; la società lo permette e le giovani lettrici non sono ancora emancipate». «Sì – le fa eco Cristina Polli – le bambine vogliono ancora essere delle principesse, ma ci sono fiabe dove sono presentati modelli di bambine che riescono ad uscire da questi schemi grazie a coraggio e astuzia, come nella collana che prende appunto questo nome: “Belle, astute e coraggiose”».
Nel corso degli anni è pure cambiato il modo di leggere le fiabe: una volta c’era la madre o la nonna che apriva un libro e iniziava a leggere: oggi il bambino è più attivo e vuole toccare, vedere le illustrazioni e spesso il libro è letto a letto…  Inoltre, esistono fiabe scritte in corsivo, con frasi brevi, non troncate dalla sillabazione, tutto per facilitare la lettura.

E sempre a proposito di letture, a fine agosto saranno pubblicate altre storie delle streghe Melchisedecca e Nocciola, con la partecipazione di alcuni nuovi personaggi della regione dei Denti della Vecchia…




La psichiatra Raffaella Ada Colombo è direttrice medico della clinica psichiatrica cantonale a Mendrisio.

Qual è l’importanza delle fiabe nell’educazione dei bambini?
Le fiabe offrono nel delicato periodo della crescita di un bambino la possibilità di sperimentare il magico attraverso simboli universali. Prodotte dalla cultura dei popoli sin dai tempi antichi, sollecitano nella immaginazione infantile situazioni che consentono al bambino di affrontare ed elaborare le reali e inevitabili difficoltà dell’esistenza. Esse aiutano a tradurre in immagini visive gli stati emotivi interiori, a trasporre nella vita reale significati interiori nascosti che popolano l’inconscio. Il bambino, attraverso l’elemento magico del fiabesco, risponde a domande essenziali, quali: chi sono io? Chi sono gli altri? Cosa fare di fronte alle mie paure? Nelle fiabe si esplorano soluzioni ai primi inevitabili problemi esistenziali: la paura dell’abbandono e della morte, il bisogno di sentirsi amati, di superare l’inadeguatezza, l’angoscia della separazione, il desiderio di essere importanti e riconosciuti.

Quindi ancora oggi le fiabe sono importanti…
Oggi come ieri sono uno strumento insostituibile per affrontare, a livello simbolico profondo, i conflitti, le paure, le difficoltà che la vita ci sottopone. Ad esempio, rappresentando eventi e contesti generali di vita e, incarnando il bene e il male in determinati personaggi, le fiabe rendono distinto e chiaro ciò che nella realtà può sembrare confuso, difficile o opprimente.

I valori delle fiabe classiche sono universali?
Certamente: la saggezza del­l’inconscio collettivo, che ha prodotto nei secoli narrazioni con radici archetipiche immortali, resta sempre un punto di riferimento anche per gli adulti.

Non trova che alcune fiabe siano troppo violente?
No, non credo che togliere la violenza o edulcorare i contenuti delle fiabe sia utile: mettere al bando le fiabe tradizionali poiché ricche di personaggi mostruosi e terrificanti, eliminando personaggi salienti o tramutandoli da malefici a buoni, oppure addolcendo la figura del mostro che il bambino cerca nella fiaba e lo preoccupa di più, non è fruttuoso.  Lasciare il mostro, all’interno del mondo interiore del bambino, inespresso e nascosto nel suo inconscio, può essere molto più pericoloso. Invece, dargli vita con l’immaginazione significa alleviarlo dalle profonde paure e angosce, che emergono nelle esperienze di vita cosciente. Dobbiamo insegnargli a dominare il mostro e a conoscerlo senza averne timore. Non dimentichiamo che il materiale fiabesco ha valore terapeutico e sostiene la crescita psicologica del bambino aiutandolo nell’esteriorizzazione delle vicende interiori.  

Non sarebbe il caso di riscrivere le fiabe?   
Perché riscriverle? Esse sono già la risposta più antica e saggia dell’inconscio collettivo per superare, ad esempio, l’angoscia di essere bambini in un mondo di grandi, o superare le sfide della vita per arrivare alla propria indipendenza e realizzazione, così come l’eroe conquista il suo regno e la felicità dopo aver vinto battaglie, affrontato mostri, incontrato fate, maghi o parlato con animali magici. L’identificazione con i personaggi e la partecipazione emotiva al racconto, sono la forza terapeutica del linguaggio della fantasia prodotto dalla creatività umana.

Testo: Mirko Stoppa
Foto: Disney
Pubblicazione:
martedì 17.03.2015, ore 10:00