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Anche i negozi si sono sviluppati negli ultimi 100 anni. Nel negozio di Morgartenring a Basel l’atmosfera è familiare. Nel montaggio, a destra, i prodotti «vintage» oggi in vendita da Coop nell'esclusiva confezione originale.

Il Coop-Center di Münsingen era un modello nel 1958. Gran parte dell’assortimento era disponibile al libero servizio.

Oggi Coop offre, come qui a  Lupfig, una possibilità di acquisti molto variegata.  

Cento anni di successi
dal «Ringfrei» a oggi

LA STORIA — Il logo «Co–op» fu depositato nel Registro federale nel 1914. Oggi è una delle aziende di maggior successo del Paese. Con un esclusivo ritorno agli imballaggi «vintage» del passato — VINCI 8mila franchi!

Qualité & Prix, Naturaplan, Fine Food, Prix Garantie, Naturafarm, Oecoplan, Pro Montagna e l’elenco continua: oggi Coop gestisce un assortimento enorme di prodotti di marca propria con diversi label.

«L’unione Svizzera delle Società
di Consumo mostrò un atteggiamento battagliero»

Essi esaudiscono qualsiasi desiderio e soddisfano pressoché ogni esigenza in fatto di gastronomia, moda, casa e giardino. E lo fanno esattamente da cento anni, ovvero da quando l’Unione Svizzera delle Società di Consumo (Usc) decise di lanciare una marca propria e di portare sugli scaffali dei negozi associati varie merci di uso quotidiano con i nomi «Co-op» e «Ringfrei». Il tutto però non avvenne proprio spontaneamente, ma ci fu bisogno di una vera e propria guerra: la cosiddetta «guerra del cioccolato».

Il cartello del cioccolato, una coalizione composta dai principali produttori di cioccolato, cercò di dettare le sue condizioni al commercio e quindi anche all’Usc. Tramite un rigido sistema di controllo delle partecipazioni al fatturato, il cartello del cioccolato – il cosiddetto «Ring» – cercò di fare in modo che i commercianti vendessero solo prodotti delle aziende a esso appartenenti. Le società di consumo aderenti all’Usc si rifiutarono tuttavia di accettare queste condizioni e in un’assemblea di delegati tenutasi l’8 febbraio 1914 decisero «con un’insolita unanimità e compattezza» di inserire nei propri assortimenti solo le merci dei produttori che non appartenessero al cartello del cioccolato. È così che lanciaro-no sul mercato le marche «Co-op» e «Ringfrei» (fuori dal Ring) che testimoniava la totale estraneità al cartello del cioccolato. Così facendo, l’Usc mostrò un atteggiamento volutamente battagliero e comunicò alla propria clientela quanto segue:

«A titolo difensivo l’Unione Svizzera delle Società di Consumo ha sottoscritto un accordo di fornitura con le quattro aziende di cioccolato che non aderiscono al cartello. Tra i prodotti di queste aziende sono stati selezionati i migliori che, presentati nelle confezioni proprie dell’Unione Svizzera delle Società di Consumo, sotto la marca «Co-op», rappresentano ottimi prodotti da consumare in sostituzione alle merci delle aziende aderenti al cartello del cioccolato. Su questi prodotti sono impressi il marchio protetto dell’Usc e una catena spezzata; le confezioni proprie dell’Usc sono inoltre contraddistinti dalla scritta in neretto «Co-op». Tutti gli altri prodotti sono merci del cartello e pertanto devono essere evitati».

Detto, fatto: il 9 marzo del 1914 il marchio Coop fu depositato presso il Registro federale dei marchi. Il nome Coop fu proposto da colui che al tempo gestiva il magazzino di Wülflingen, J. Greuter. Già allora si attribuì grande importanza al fatto che il nome del marchio fosse adatto a tutte le lingue nazionali svizzere. Dopo che la «guerra del cioccolato» si placò, il marchio «Ringfrei» scomparve velocemente, mentre il marchio «Co-op» si affermò con successo. Oltre a essere sviluppato ulteriormente, fu anche adeguato allo spirito del tempo. Soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, quando la tendenza del self-service prese piede nei punti di vendita, il «corporate design» iniziò ad acquisire valore. In fin dei conti l’importante era che i clienti scegliessero il prodotto «giusto». Le confezioni si fecero più vistose e furono introdotti nuovi nomi, ad esempio per la pasta. Da allora la pasta all’uovo di «Co-op» prese il nome di Gala, mentre la linea con la semola di grano quello di Napoli; in entrambi i casi, però, era indicato chiaramente che si trattava di prodotti «Co-op».

Quello che viene dopo lo conosciamo perfettamente. «Co-op» si trasformò in Coop e dunque in un marchio che rappresenta uno dei più importanti gruppi aziendali del Paese e che tutti gli svizzeri conoscono e amano sin da bambini. Con la marca propria standard «Qualité & Prix», oggi Coop propone oltre 5000 prodotti, ai quali si affianca un’ampia gamma di altre marche proprie per venire incontro alle diverse esigenze della clientela, come Naturaplan, Pro Montagna o Fine Food.

VIDEO

L'intervista

Il vintage che piace


Intervista a Judith Imhof, responsabile della realizzazione degli imballaggi da Coop. Che racconta il «dietro le quinte» della promozione speciale degli imballaggi dei «vecchi tempi» riproposti oggi sugli scaffali, con un design fedelissimo a quello dell'epoca che si celebra con questo centenario. Perché Per festeggiare il centenario del marchio «Co-op», l’ azienda ha rifatto il look a una serie di 11 prodotti, presentandoli nelle confezioni originarie. Ne sono nate delle vere chicche, liberamente ispirate ai canoni del design di allora.

Cooperazione: Come le sembrano le confezioni nel design rétro?

Judith Imhof: Mi piacciono tantissimo in questa veste esclusiva.

Secondo quali criteri sono stati scelti i prodotti da riproporre in stile rétro?
Sono stati scelti prevalentemente alimenti di prima necessità, ovvero prodotti che vengono usati nella vita di tutti i giorni.

Gli imballaggi sono perfettamente identici a quelli di cento anni fa?
Insieme alla nostra agenzia che si occupa di imballaggi abbiamo cercato di creare delle confezioni che fossero il più possibile fedeli a quelle dell’epoca, servendoci di alcuni ottimi modelli presi dal nostro archivio.

Quali sono state le difficoltà maggiori nel cercare di trasferire lo stile rétro in un design contemporaneo?
La sfida più grande sono stati i materiali degli imballaggi, che in parte non sono più adeguati alle esigenze moderne. Inoltre, prodotti come lo zucchero, la farina e il riso un tempo venivano venduti sfusi e dunque pesati nel negozio e confezionati direttamente al banco. A casa, poi, questi prodotti erano conservati in barattoli.

Seguiranno altri prodotti in stile rétro?
Non ci saranno altri prodotti oltre agli undici per il centenario.

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Testo: Stefan Fehlmann
Foto: Archivio Coop, Messe a disposizione (Mad)

Pubblicazione:
lunedì 25.08.2014, ore 00:00