Luca Finelli, ricercatore a Basilea, ama la vela e la fotografia. (Foto: Sandro Mahler)

Quei cervelloni in fuga dal Ticino

La migrazione di menti dal Ticino verso il resto della Svizzera o all’estero è d’attualità. La testimonianza di un neurologo, di un ricercatore e di un linguista. — di PATRICK MANCINI

Cervelli in fuga dalla Svizzera italiana? Il dibattito è sempre di stretta attualità. Tanto che il tema è inserito nel programma d’attuazione della politica economica regionale 2016-2019, approvato dal Governo. E c’è chi, come il deputato liberale radicale Matteo Quadranti, chiede lumi proprio al Consiglio di Stato. A Bellinzona ci si appella alle cifre dell’Ufficio federale di statistica, secondo cui in Ticino la perdita migratoria varia tra il 10 e il 18%, rispettivamente a 1 e a 5 anni dalla laurea. Ma cosa significa essere un cervello in fuga? E perché lo si diventa? Lo spiegano Claudio Bassetti, Rudi Palmieri e Luca Finelli. Tre ticinesi che hanno abbandonato la loro terra per inseguire sogni che nella Svizzera italiana non avrebbero concretizzato.

Il Ticino nel cuore
Una carriera costruita oltre i confini ticinesi. Dapprima a Berna, poi a Losanna, negli Stati Uniti, a Zurigo, e da qualche tempo ancora nella capitale. E pensare che Claudio Bassetti, bellinzonese, classe 1958, direttore della clinica universitaria di neurologia dell’Inselspital, ci aveva provato a rientrare in Ticino, come direttore, per quattro anni, del neurocentro di Lugano. «Poi nel 2012 è arrivata quella telefonata dall’Inselspital di Berna. Mi hanno offerto un ruolo di grande responsabilità». E così, con la moglie Tatiana e con i tre figli, Bassetti fa di nuovo le valigie. Oggi Bassetti, amante del jazz e della lettura, vive a sette minuti dal suo posto di lavoro, che raggiunge sempre a piedi. «Dirigo un team con oltre 300 collaboratori. Vedo pazienti, mi occupo di insegnamento e ricerca, ma conduco anche la clinica. Ci sono settimane in cui lavoro più di 80 ore. Penso di avere grandi capacità di adattamento. Così come la mia famiglia. I due bambini più grandi vanno già a scuola e hanno dovuto imparare velocemente il tedesco. Il legame con il Ticino è forte. Ma a Berna ho tutto quello che desidero».

Prova di flessibilità
La fatica e il fascino di ricominciare da zero. È quanto stanno vivendo Rudi Palmieri e la sua famiglia, a Liverpool. All’accademico di Bellinzona, classe 1981, ex docente all’Università della Svizzera italiana, è stata offerta una posizione permanente di professore assistente in comunicazione strategica. «E a Londra, dal prossimo autunno, dirigerò un master». Quella di Rudi, che nel tempo libero gioca a calcio, a tennis e ascolta la musica, è un’esistenza in movimento. «La mia scelta professionale di base implica esperienze internazionali». Per la moglie Gioia e per i tre figli, una grande prova di flessibilità. «Tante piccole cose che in Ticino davamo per scontato, a Liverpool non lo sono. Poi c’è l’ostacolo dell’inglese per i miei figli. Lo stanno imparando da zero». Un giorno Rudi potrebbe rientrare in Svizzera. «Con un bagaglio di esperienze preziose. Tuttavia sono appena partito…». 

Le origini sopite
«Mi sono rassegnato al fatto che non tornerò probabilmente mai più ad abitare nella mia terra». Parole di Luca Finelli, 44enne di Bissone che vive a Basilea, dove lavora presso un’importante ditta farmaceutica. Laureato in fisica teorica, Luca ha una solida formazione nel campo delle neuroscienze e dell’intelligenza artificiale. «Un curriculum poco spendibile nella Svizzera italiana». Il 44enne di Bissone dirige progetti strategici con lo scopo di trovare le migliori soluzioni per sviluppare i farmaci del futuro. «Quando si è ragazzi non ci si rende sempre conto dell’impatto reale delle proprie scelte. Uno opta per un determinato studio perché è affascinato dalla materia e dall’idea di viaggiare. Ma non capisce cosa significhi limitare la possibilità di un futuro professionale nel posto in cui si sente a casa». Luca, appassionato di fotografia, di vela e di immersioni subacquee, ha due figli ed è sposato con Jasmina. «Lei è avvocato, con un master in diritto internazionale. A sua volta una cervellona emigrata dal Ticino. Da una parte i nostri lavori ci offrono infinite opportunità, dall’altra le nostre origini ci mancano».


Claudio Bassetti, bellinzonese, direttore della clinica neurologica dell’Inselspital di Berna, quando torna in Ticino si dedica alle sue passioni: il cinema, la lettura e il jazz.

Christian Vitta, direttore del Dipartimento finanze e economia.

La questione della fuga dei cervelli dal Ticino è tornata d’attualità. Come valuta la situazione?
Non sono preoccupato. Le cifre dell’Ufficio federale di statistica ci dicono che il tasso ticinese è inferiore a quello di altri cantoni ed è ben al di sotto della media svizzera. Molti talenti restano o ritornano in Ticino. Il fenomeno si è ridotto dal 1996 in avanti, con la nascita dell’Usi e della Supsi.

Cosa manca al Ticino per essere attrattivo?
Il Ticino ha un tessuto fertile per la nascita e la crescita di attività e realtà innovative e ad alta tecnologia. Ci sono situazioni aziendali che, oltre a operare con successo sui mercati esteri, cercano profili molto qualificati.

Quali sono i suoi programmi per il futuro?
Il Dfe ha costituito un tavolo di lavoro sull’economia ticinese, che prende spunto anche da uno studio recente. Inoltre ha lanciato un progetto atto a favorire il rientro dei professionisti che lavorano oltre confine. Di recente è nata la sezione web «Dal 1990 a oggi – Il nuovo Ticino», integrata nel portale www.ti.ch/oltreconfiniti, le cui informazioni promuovono l’immagine di un Ticino rivolto al futuro. Immagino sviluppi promettenti, ad esempio, nel settore delle scienze della vita. 




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Testo:  Elisabeth Alli

Pubblicazione:
lunedì 29.02.2016, ore 00:00