PIAZZA DI CEVIO, ©FOTOPEDRAZZINI.CH - Spherical Image - RICOH THETA

Cevio: un'agorà che resiste

Rinnovata, la piazza principale del capoluogo della Valmaggia è teatro di rituali. Anche inediti, come quello “confessato” dal pretore Siro Quadri. Voci da un luogo che lotta per restare vitale.

PIAZZA DI CEVIO DA DRONE ©FOTOPEDRAZZINI.CH - Spherical Image - RICOH THETA


È una soleggiata giornata d’autunno a Cevio, capoluogo della Valmaggia. Il verde brillante del tappeto erboso che arreda la piazza principale, la più ampia della valle, contrasta con le facciate colorate degli edifici. I tigli che incorniciano lo spiazzo si stanno tingendo di giallo e dalla fontana d’inizio Novecento, dedicata a Luigi Filippini, emigrato in America e benefattore del paese natio, l’acqua scorre e rompe il silenzio. I lavori per la manutenzione dell’agorà valmaggese, con la risistemazione dell’illuminazione pubblica e l’arrivo di lampade LED a basso consumo energetico, sono terminati poco più di un mese fa.

L’ex casa Franzoni con il suo imponente portale.


Luogo del potere, la piazza ospita edifici importanti. Fra questi, l’oratorio della Madonna del Buon Consiglio (la “gesina”) e la casa Calanchini Respini (già proprietà della storica famiglia Franzoni) col suo fastoso portale risalente alla seconda metà del Settecento, l’alta cinta muraria e le due torrette. E poi il palazzo comunale, la cui rinnovazione è terminata nel 2015, e il pretorio, edificio cinque-seicentesco che fu sede dei balivi, come indicano gli stemmi sulla facciata principale, che rappresentano le armi delle famiglie di landfogti che hanno abitato a Cevio fino al 1798.

Siro Quadri, pretore del Distretto di Vallemaggia, ci dà appuntamento nel suo ufficio. Trasferitosi a Cevio nel 2006 da Tesserete, racconta che non tornerebbe indietro. «Qui sei parte di una comunità, non sei un numero, come invece succede in città». Un fattore, questo, che per Quadri aggiunge valore al suo lavoro: «Soprattutto nelle controversie che toccano il diritto civile, conoscere le parti coinvolte porta umanità alla procedura. Perché nella maggior parte dei casi sono persone che ho visto in momenti di paese, è gente che conosco». Con il rischio di non rimanere “super partes”? «Eh no, la legge è legge», risponde. Dalle finestre del suo ufficio, il pretore osserva i rituali quotidiani che si svolgono sulla piazza. «Non ho bisogno di orologi: quando vedo l’edicola chiudere o il personale del ristorante della Posta parcheggiare per recarsi al lavoro so che ore sono», dice. La domanda sorge spontanea: «E di abitudini legate alla piazza ne ha anche lei?» «Sì. Una di cui nessuno sa», confessa sorridendo. «Quelle mattine in cui devo preparare sentenze importanti, soprattutto per procedure penali, parcheggio qui in piazza e, invece di venire subito alla mia scrivania, mi metto a camminare per Cevio. Non se ne accorge nessuno che non sto solo passeggiando. In realtà, munito di bigliettini e penna, sto abbozzando lo scheletro della mia sentenza». Tempo una mezz’oretta e il “giretto meditativo” lo riconduce in piazza e allo storico edificio che ospita il suo ufficio, dove, appunti alla mano, completa il lavoro. «Chi mi vede entrare verso le nove in pretura penserà che mi piace iniziare tardi», scherza. 

Il pretore del Distretto di Vallemaggia Siro Quadri davanti allo storico edificio che ospita la Pretura, il posto di Polizia cantonale di Cevio e altri uffici amministrativi.


Fra ricordi, difficoltà e strategie
Oltre al ristorante della Posta, famoso per i suoi piatti a base di cacciagione, la piazza offre un secondo punto gastronomico: l’albergo Basodino, un tempo il principale albergo della Vallemaggia. Da Pasqua dell’anno prossimo, gerente del ristorante sarà Giada Tuzzami, che nella vita privata è la compagna del pretore Quadri. «La mia proposta gastronomica sarà una cucina a base di ingredienti regionali, con menu adatti agli sportivi che visitano la valle. Dagli escursionisti agli amanti della bicicletta, pensando anche alla pista ciclabile che collega Locarno a Cavergno e al tratto Someo-Cevio, che dovrebbe concretizzarsi nel 2020». Un piccolo grande cambiamento per il “cuore” del comune, anche se il nome del locale e l’aspetto esteriore dell’edificio, aggiunge la futura gerente, non saranno mutati.
«Ci rallegriamo della futura concorrenza», afferma Mirco Cadlini, gerente al “della Posta”. Per l’esercente, «un po’ di novità farà bene». Come in molti altri centri ticinesi, anche a Cevio si ascolta la litania «Ormai la piazza non è più viva come una volta». Tra le voci malinconiche sentiamo quella di Giovanni Cavalli. L’agricoltore, fabbro e membro del Consiglio comunale (PLR) abita da una vita nella storica casa Franzoni. Fra i suoi ricordi più vividi vi sono «la fila di gente fuori dalla “gesina”, troppo piccola per contenere tutti», e «gli anziani di paese, che passavano le giornate sulle panchine della piazza, la mattina da un lato dello spiazzo, il pomeriggio dall’altro, inseguendo i caldi raggi del sole».


Romana Rotanzi e Marie Christine Graber del Negozio dell’Artigiano Artis.

«A chi dice che la piazza è morta io rispondo che sono d’accordo», afferma laconico il sindaco Pierluigi Martini, che aggiunge: «Di idee ce ne sono. ma tra il dire e il fare, spesso c’è di mezzo… il pagare». Eppure l’impegno a portare vita in piazza non manca. Così come la volontà di favorire l’economia locale. Ne sono la prova i due negozi Artis dell’Associazione Artigiani Vallemaggia. Ad aprirci le porte delle botteghe, chiuse fino a Pasqua per la pausa invernale, sono Romana Rotanzi e Marie Christine Graber, due delle responsabili. Nel primo punto vendita, il Negozio dell’Artigiano, fra gli oggetti esposti spiccano piccole opere d’arte, articoli d’arredo e capi d’abbigliamento. Nel secondo, Sapori Locali, posto giusto accanto, sono offerte specialità come “büscion”, grappe, o il famoso “pepe della Valmaggia”.
Il futuro del doppio negozio, punto d’incontro e vetrina per i produttori della valle è però incerto, come conferma Marie Christine Graber. Dopo lo scadere, nel 2016, del decreto legge con cui il Cantone s’impegnava a sostenere con una somma annuale l’artigianato ticinese, e a causa di complicazioni interne al settore, non si sa se gli aiuti verranno erogati anche nel 2018. Perdere i due punti vendita sarebbe peccato. Di questo ne è convinto anche il sindaco Martini. Le botteghe sono infatti incluse nel “Masterplan per i Comuni dell’alta Vallemaggia per l’arco temporale 2016-2030”, una strategia di sviluppo promossa dai Comuni valmaggesi, che risponde al Programma d’attuazione della politica regionale del Cantone. Dovesse venire a cadere il sostegno finanziario ad Artis, il Masterplan prevede la ricerca di soluzioni per non vederlo sparire dal cuore del paese. Anzi, dovesse essere necessaria una nuova soluzione logistica, «per rilanciare l’agorà, attorno al negozio si potrebbe concepire un centro multiservizi con proposte di carattere privato e/o pubblico, come già sperimentato altrove», spiega Gianluca Giuliani della ditta di consulenza Flury&Giuliani, elaboratrice delle proposte. Ma queste sono ancora solo ipotesi.


Testo: Giorgia von Niederhäusern; Foto: Massimo Pedrazzini; 13.11.2017

Commento (0)

Grazie per il vostro commento.

Questo commento ha un contenuto sgradevole?

Il testo sarà controllato ed eventualmente modificato o bloccato.

Il vostro commento

Non avete ancora scritto il commento.

Questo campo deve essere compilato. Grazie.

Campo obbligatorio
Questo campo deve essere compilato. Grazie.










Si prega di commentare nel rispetto della nostra netiquette e degli altri utenti.

LEGGI ANCHE…


L'appuntamento quindicinale

Le analisi di Ceroni su Cooperazione

Parliamo d'arte

La rubrica "Il quadro" di Cooperazione



Login con il profilo di Cooperazione

Chiudere
Fehlertext für Eingabe

Fehlertext für Eingabe

Dimenticato la password?