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Chiasso: in continua trasformazione

Piazza Indipendenza Un gruppo di amici si incontra nel cuore della cittadina di confine. Ricordi dei tempi d’oro, con progetti e speranze per il futuro.

Vignetta di Fredi Schafroth, artista che abita a pochi metri da piazza Indipendenza, così vede il cuore di Chiasso. Una volta l'aiuola-rondò che ricordava un'arena con le bighe, oggi una piazza che vuole essere di aggregazione e socializzazione.

Fredi Schafroth, il papà del "Gatto Arturo", è autore della vignetta "speciale" dedicata a piazza Indipendenza a Chiasso.

Ma com’è che nel salotto di Chiasso non c’è il riscaldamento?». La quiete di piazza Indipendenza, in una gelida mattina di dicembre, viene rotta dalle battute, dalle risate, e dalle voci di un gruppetto di persone che si sono incontrate per raccontare ricordi e speranze su Piazza Indipendenza, emblema di una cittadina in continua metamorfosi. Qui, dove oggi ci sono le panchine, il fruscìo rilassante dei getti d’acqua e “Tempo in città”, la scultura di Salem Abdullah, una volta c’era il canto incessante dei motori delle autovetture, che circolavano attorno a un rondò-aiuola. Infatti in un Carnevale degli anni ’80, come rievoca l’artista Fredi Schafroth, si ironizzava sul fatto che assomigliasse più a un’arena per la corsa delle bighe che a un rondò stradale.


Brunello Perucchi, 71 anni, vicepresidente della Banca Popolare di Sondrio (Suisse) (BPS), con l'elmetto che indossavano i vigili di Chiasso negli anni '60, quando in piazza Indipendenza il traffico era molto intenso. Sullo sfondo l'edificio della succursale BPS.

Il balcone dell'ex Palazzo Lovati, dove, dal dicembre del 2008, ha sede la succursale della BPS (Suisse) di Chiasso. Notare i particolari architettonici in stile liberty.

Ancora prima, negli anni ’60, al posto dell’aiuola c’era il vigile urbano. «Si chiamava Sergente Merlini. Aveva chiesto a mio zio una lampadina lampeggiante per rendersi più visibile», racconta Sandro Gerosa, co-titolare della Gerosa Impianti elettrici di Corso San Gottardo. Brunello Perucchi, vicepresidente della Banca Popolare di Sondrio (BPS), per l’occasione mostra un vecchio elmetto da vigile chiassese risalente proprio a quei tempi. Lo estrae dal sacchetto mentre ci spostiamo dall’esterno del bar Indipendenza, ritrovo storico della piazza, verso il Credit Suisse. «Incominciai proprio in questa banca nel 1962 come apprendista», afferma Perucchi, volgendo lo sguardo verso l’edificio realizzato dagli architetti Sergio Grassi e Sandro Cantoni e inaugurato nel 1996.

Umberto Zanfrini, 83 anni, ex dirigente FFS a Chiasso e poi Lugano, davanti alla sede dell'ufficio postale di Chiasso 1. Le FFS e le PTT rappresentavano uno dei datori di lavoro più importanti della cittadina di confine.

Accanto al bancario in pensione c’è Umberto Zanfrini,  83 anni, di cui 43 trascorsi nelle FFS che, insieme alla posta, anch’essa affacciata sulla piazza, rappresentava uno dei datori di lavoro più importanti a Chiasso. La sua memoria  insegue Palazzo Lovati, oggi sede della BPS, ristrutturata su ispirazione stile liberty e inaugurata nel 2008: «ancora nel secondo Dopoguerra ospitava la Giovanni Corrado Meiss, casa di spedizioni diretta da Francesco Rusca, fondatore dell’Associazione Ticinese di cremazione nel 1905, responsabile del Punto Franco e presidente delle cooperative ticinesi dei consumatori». Zanfrini racconta quando d’estate, ancora ragazzino, «in quel palazzo andavo ad aiutare in archivio».

Il sindaco di Chiasso, Bruno Arrigoni, 56 anni, rievoca i tempi in cui su piazza Indipendenza erano presenti le succursali delle principali piazze elvetiche.

Fino agli anni ’80, in Piazza Indipendenza vi erano le succursali delle più importanti banche elvetiche: «l’UBS, l’ex SBS, la ex BSI e il Credito Svizzero», afferma il sindaco Bruno Arrigoni, che sottolinea l’importanza sociale ed economica di questa piazza nella storia di Chiasso, dove, fino a inizio anni ’70, al suo fianco scorreva il torrente Faloppia, oggi sotterraneo.

La statua raffigurante l'Elvezia, statua dello scultore ticinese Fiorenzo Abbondio sul tetto del palazzo Touring, fu posata il 1° agosto 1937.


Lo sguardo della statua dell’Elvezia
Perucchi, intanto, indica la statua dell’Elvezia. Se si alza lo sguardo la si vede, svetta fiera sul tetto del palazzo del Touring, con il braccio alzato al cielo e nella mano un ramo di olivo, simbolo della pace, così come volle il suo creatore, lo scultore asconese Fiorenzo Abbondio, conosciuto soprattutto per le sue opere a carattere religioso e patriottico. Sono infatti suoi anche gli altorilievi bronzei situati sulla parete esterna del Touring raffiguranti Guglielmo Tell, Nicolao della Flüe, il lavoratore e il soldato. L’Elvezia, monumento inaugurato il 1° agosto del 1937, pare che vegli sulla piazza. Ma non è così. «Guardi bene, il suo sguardo non è rivolto verso di noi, ma verso Viale Alessandro Volta. Questo per non dare le spalle all’Italia. Erano gli anni del fascismo quelli», precisa con una battuta tra il serio e il faceto Perucchi. Poi la sua mente torna di nuovo ai suoi anni al Credito Svizzero e a un episodio ancora scolpito nella sua mente, risalente a un dicembre di fine anni ’80, quando le luminarie natalizie di piazza Indipendenza erano abbondanti e sfarzose. «Il mio ufficio dava sulla piazza e in quella giornata la tensione era così alta che mi stavo quasi scordando che sarebbero arrivate in sede le decorazioni natalizie create da un gruppo di giovani disabili di un laboratorio protetto di Chiasso. A un certo punto buttai l’occhio fuori e, in mezzo alla gente, notai un ragazzo, uno degli autori degli addobbi, tutto indaffarato a portare le loro belle opere d’arte, che camminava verso il Credito Svizzero. A colpirmi fu il suo sorriso, di un animo puro disarmante, che mai scorderò».

Roberta Cippà Cavadini, titolare della Cippà Trasporti si ricorda i tempi in cui Chiasso arrivava a contare 40mila persone. Dietro di lei la statua di Selim Abdullah, "Tempo in città".

Il sorriso di Sandro Gerosa e il suo ricordo sul vigile urbano, il sergente Merlini: «Aveva chiesto a mio zio una lampadina lampeggiante per rendersi più visibile»


I tempi d’oro e il futuro
In quei periodi in Corso San Gottardo e in piazza c’era tanta gente. Se lo ricorda bene anche Roberta Cippà Cavadini, titolare della Cippà Trasporti: «Allora Chiasso, durante un normale giorno feriale arrivava a contare 40mila persone. C’erano più attività, più posti di lavoro e un’economia diversa. Molte pratiche dovevamo sbrigarle spostandoci di persona. E allora andavo in giro per Chiasso con mega borsoni: in banca, in posta, in dogana. Oggi, invece, con internet si fa tutto dall’ufficio». Il problema dello svuotamento delle piazze è comune in molte città d’Europa, confrontate con la globalizzazione, l’omologazione e la digitalizzazione che svuotano l’anima. «Sì, ma quella di Chiasso è rimasta viva, aperta e propositiva», afferma il sindaco Arrigoni, che mette in risalto l’unicità di una cittadina che, nonostante la sua crisi, mantiene la sua specificità. «È vero, Chiasso è unica e la si ama quando si nasce e si cresce qui», aggiunge Cippà Cavadini. «Secondo me non godiamo di una buona fama,  ingiustamente. La nostra cittadina ha sempre saputo accogliere, integrare», aggiunge il sindaco. Oggi, però, con la fine dei tempi d’oro, Chiasso fa fatica a rialzarsi. «I commerci soffrono, questo è indubbio, ammette Sandro Gerosa. «Forse perché non siamo stati uniti nel progetto di rilancio della nostra città», osserva Sergio Bernasconi, presidente del Patriziato di Chiasso, che evoca i progetti urbanistici di inizio anni 2000 per ridisegnare il volto di Chiasso, che ambiva a diventare la città della cultura, con Cinema Teatro, Max Museo, Spazio Officina e scuole. «Allora si mosse con avvedutezza nel cercare di individuare e di favorire le sfide decisive per il suo futuro», afferma Bernasconi. Secondo lui sarebbe stato più opportuno dimostrare lungimiranza e unità d’intenti in quello che era il progetto originale, con una cittadella della cultura che arrivasse fino alla piazza Colonnello Bernasconi, di fronte alla chiesa di San Vitale. E con una piazza Indipendenza pedonale, con un arredo urbano nuovo.

Sergio Bernasconi, 72 anni, presidente dei Patrizi chiassesi.

La digitalizzazione e la speranza
Ma ora si guarda al futuro: «Il “vecchio business” focalizzato sulle banche, sta lasciando il posto alle nuove tematiche finanziarie e digitali che si affacciano sulla piazza. Sarà il futuro a dire se siamo sulla buona strada», afferma Arrigoni, che accenna ad attività legate al Fintech: «in Comune abbiamo introdotto dal 1° gennaio la possibilità di pagare le imposte fino a 250 franchi con i bitcoin».
Il freddo è pungente e ci si congeda. A me piace l’aneddoto del ragazzo felice che portava gli addobbi verso il Credito Svizzero. Sarebbe bello ripartire dal suo sorriso, dal suo ottimismo e dal suo candore per guardare al futuro con fiducia.


CENNI STORICI SU PIAZZA INDIPENDENZA

Sguardo sull'ex Palazzo Touring a clori in una foto risalente agli anni '50-60. L'edificio, come si legge in un libro scritto da Nicoletta Ossana Cavadini, fu terminato nel 1939 e fu inaugurato il primo agosto alla presenza del Consigliere federale Giuseppe Motta

Foto da archivio privato Marzio Canova

Ecco un altro scorcio di piazza Indipendenza. Da notare l'edifico dell'ufficio postale con la scritta "Posta, Telefono, Telegrafo". Sergio Bernasconi, presidente dei Patrizi di Chiasso, racconta che la sua famiglia, «già dai primi del '900, gestiva una impresa di trasporti. Fino a dopo la guerra questi venivano effettuati con con carri trainati da cavalli, e trasportavano le merci destinate all'Italia sino alla dogana». Questo mezzo di trasporto fu usato sino ai primi degli anni '60, quando fu sostituito dall'autotrasporto. A tal propostito, Bernasconi aggiunge: «Mi ricordo che quando il traffico per l'Italia fu dirottato lungo via Manzoni e via Motta, ci fu rilasciata l'autorizzazione a transitare con i cavalli lungo via Livio, Piazza Indipendenza e Corso San Gottardo sino alla dogana. La salita dal tunnel di via Dunant  alla stazione di via Motta era troppo ripida per i cavalli che trainavano carichi a volte molto pesanti».

Foto da archivio privato Marzio Canova


Foto risalente agli inizi del '900, quando Corso San Gottardo era chiamata "Via Principale" e nel palazzo Lovati, dove ora ha sede la succursale della BPS (Suisse) di Chiasso, c'era la Farmacia Centrale.

Foto da archivio privato Marzio Canova


Ed ecco la Piazza Indipendenza con il Credito Svizzero che ha preso il posto della Casa Pasquali negli anni '50. La vecchia Casa Pasquali fu acquistata da Bernardo Caverzasio.

Foto da archivio privato Marzio Canova


Un'altra foto dell'epoca. Lo sguardo è rivolto verso la "Banca Credito Svizzero" e il corso San Gottardo.

Foto da archivio privato Marzio Canova

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