La famiglia Rastrelli alle prese con gli enigmi e con i tranelli della Escape Room di Giubiasco. (Foto: Sandro Mahler)

Chiusi nella stanza: un'ora per uscire

Tutti pazzi per l'Escape Room. Il gioco di logica ha fatto breccia alle nostre latitudini. L’avventura della famiglia Rastrelli, che passo dopo passo ha risolto il giallo di Giubiasco — PATRICK MANCINI

Sessanta minuti, o poco più, per uscire. E, nel frattempo, una serie di enigmi da risolvere. Uno più astruso dell’altro. Si chiama Escape Room ed è il gioco di logica che ora sta conquistando (anche) la Svizzera italiana. Già tre le stanze aperte finora in Ticino. L’ultima, poche settimane fa, a Giubiasco. «È la seconda nostra creazione – spiega l’autore Andy Restaino –. La prima, con un tema storico, l’avevamo inaugurata nel 2016. Ora abbiamo puntato su una scena del crimine».
 

Il fenomeno
E in fondo si tratta di una specie di ritorno alle origini.
Nel 2006, infatti, per mano di un gruppo di programmatori della Silicon Valley nasce la prima Escape Room. Ispirata, in parte, ai gialli di Agatha Christie. «Da allora – puntualizza Restaino – il fenomeno è letteralmente esploso in America, per poi sbarcare in Europa. A Milano, da qualche anno, c’è il Maniac Palace, l’Escape Room più grande d’Europa».

Risate e leggerezza
A testare la nuova stanza di Giubiasco, una famiglia di Cugnasco-Gerra. Quella di Riccardo e Sandra Rastrelli, con le figlie Vanessa e Sara, rispettivamente di 14 e 10 anni. «È stato bellissimo fare qualcosa di diverso in famiglia», dice Sandra. «Abbiamo passato un’ora di risate e di leggerezza», le fa eco il marito. E pensare che Vanessa, inizialmente, non era particolarmente entusiasta dell’idea. «Poi mi sono fatta prendere – ammette –. C’è stato un delitto e bisogna cercare di ricostruire quello che è successo. Il fatto che ci sia un timer ti mette addosso adrenalina». «Io a un certo punto mi sono spaventata – ironizza Sara –. È successo quando ci hanno parlato dall’altoparlante». Sì, perché i concorrenti di regola sono monitorati e hanno diritto a tre aiuti. «In media – evidenzia Restaino – un gruppo su cinque dovrebbe riuscire ad arrivare alla fine. Ovviamente, prima di iniziare, sequestriamo i cellulari». Il livello delle domande? Mamma Sandra si sbilancia: «Alcune sono toste. Altre molto più accessibili, anche per ragazzi adolescenti. I testi degli indizi in ogni caso vanno letti completamente, non tralasciandone una parte. Perché magari il dettaglio risolutore è nascosto e lo si capisce solo rileggendo la frase».

Leggere tra le righe

Codici da decifrare, messaggi da interpretare, combinazioni da scoprire. Da aprile esiste un’Escape Room anche nel centro di Lugano. A crearla è stato Mike Wulz. «È ambientata nell’antico Egitto, i concorrenti sono prigionieri nei sotterranei di una piramide. Solo risolvendo tutti gli enigmi, potranno rivedere la luce». Le caratteristiche sono sempre le stesse. «Occorre sapere leggere tra le righe – fa notare Wulz –. Tutti gli indizi necessari sono disseminati per la stanza. Ma ci sono anche indizi inutili, che abbiamo piazzato lì intenzionalmente. Tanto per confondere le idee ai concorrenti e rendere la sfida più intrigante». Sulla scena del crimine di Giubiasco, nonostante i tranelli disseminati qua e là, la famiglia Rastrelli è arrivata fino in fondo. «C’è stata una bella interazione tra due generazioni – sostiene papà Riccardo –. Dove non arrivavamo io e mia moglie, cercavano di arrivare le nostre figlie. E viceversa». «Non bisognava avere conoscenze particolari – concludono all’unisono Vanessa e Sara –. È stato bello perché anche noi abbiamo potuto dare il nostro contributo».

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L'esperta: «Benessere e gratificazione»

Tutti pazzi per le Escape Room. Come valuta questo fenomeno?
Questi giochi ci spingono a usare la testa. Sono studiati in modo da costringere i partecipanti a ricorrere alle proprie capacità cognitive e caratteriali. È confortante in una società basata sulla fruizione passiva, in cui troppo spesso si resta chiusi in casa, davanti a un monitor. Per certi versi, l’Escape Room è la versione moderna della caccia al tesoro. Anche se gli spazi sono parecchio ristretti.

Un tempo limite entro cui raggiungere l’obiettivo. Che effetto ha questo aspetto sulla psiche?
I limiti temporali stimolano il fast thinking (pensiero veloce). Quando ci si trova in un’Escape Room ogni minuto va ottimizzato. Il livello di ansia deve essere compatibile con l’efficienza. Centrare un traguardo entro i termini è associato a benessere e gratificazione. C’è chi nell’Escape Room trova una soluzione per aumentare la propria autostima.  

Alcune aziende ricorrono all’Escape Room per aumentare lo spirito di gruppo dei dipendenti. Cosa ne pensa?

L’Escape Room porta a dovere condividere responsabilità e decisioni. Non si può agire individualmente, occorre mettere in campo strategie, confrontarsi. Un team può solo crescere in simili condizioni. Va anche detto che oggi il mondo del lavoro è generalmente molto meno creativo rispetto al passato. L’Escape Room ti porta a fare emergere l’estro, a uscire dagli schemi classici.

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